Nobel per la Pace: Reiss-Andersen (Comitato assegnazione), “offrire il più grande beneficio all’umanità”

Una lezione sui 116 anni del Premio Nobel per la pace: la presidente del Comitato per l’assegnazione del Nobel, Berit Reiss-Andersen, ha ripercorso - all'Accademia dei Lincei (Roma) - la storia ultracentenaria del Premio istituito da Alfred Nobel, inventore della dinamite, insieme a quelli per la medicina, chimica, fisica e letteratura. La conferenza è stata l'occasione per capire come è cambiato il concetto di pace negli anni e come si è evoluto il Premio passando attraverso le diverse tendenze e interpretazioni.

foto SIR/Marco Calvarese

“All’interno del Comitato di assegnazione non c’è nulla che dica che non si possa conferire il Nobel a un Pontefice. Per ciò che riguarda le deliberazioni e le nostre idee riguardo ai diversi Papi queste restano al nostro interno, secretate, così come se ci sono stati dei Papi candidati o se sono stati presi in considerazione come tali”.

Lo ha detto al Sir la presidente del Comitato per l’assegnazione del Nobel, Berit Reiss-Andersen, parlando a margine della conferenza tenuta il 20 aprile a Roma, presso l’Accademia dei Lincei, in cui ha ripercorso i 116 anni della storia del Nobel per la pace. “Mi hanno detto, ma non so se è vero, che i Papi, secondo la legge della Chiesa, non possono ricevere simili Premi perché il premio del Papa risiede in un altro luogo”, ha aggiunto Reiss-Andersen rispondendo alla domanda sul “perché nella storia del Nobel per la pace mai nessun Pontefice è stato insignito di tale onorificenza, nemmeno Giovanni Paolo II il cui impegno per la pace è stato enorme”.

“Diamo il Premio ma non cambiamo il mondo”

ha proseguito la presidente che ha ribadito che, nonostante tutto “lo spirito del Premio sia sempre lo stesso”. “Ci sono nuove sfide da affrontare, probabilmente abbiamo davanti nuovi crisi e conflitti ma – ha dichiarato sempre al Sir – non credo che il nostro riconoscimento possa prevenire, impedire altri conflitti.

Tuttavia penso che i pensieri e le aspirazioni che stanno dietro al Nobel per la pace possano portare alla pace

quando un conflitto raggiunge uno stadio per cui è necessario prendere una strada diversa”. Allargando lo sguardo alla storia ultracentenaria del Premio la presidente del Comitato per l’assegnazione del Nobel ha ricordato che “all’inizio il Nobel era centrato sull’Europa e sulle Istituzioni europee. La vera globalizzazione del Premio è avvenuta dopo la guerra quando è diventato meno etnocentrico. Oggi c’è un maggiore sistema di comunicazione, il mondo è più aperto rispetto al 1901. Bisogna comunque fare sempre meglio. Non assegniamo il Premio per migliorare le statistiche ma per riconoscere in tutto il mondo chi ha un merito grande per la costruzione della pace”.

“Per il futuro – è stato l’augurio di Reiss-Andersen – spero di vedere più donne ricevere il Premio. Non per un sistema di quote, ma perché le donne stanno conquistando un ruolo maggiore nella società di oggi rispetto a 120 anni fa”.

“Il più grande beneficio”. Nel corso della sua relazione, Andersen ha parlato del Nobel per la pace come del “Premio il più prestigioso al mondo a dispetto delle controversie che a volte lo hanno accompagnato”. Partendo dal testamento con cui Alfred Nobel, inventore della dinamite, istituì i suoi cinque premi (medicina o fisiologia, chimica, fisica, letteratura e pace), la presidente del Comitato per l’assegnazione del Nobel ha ricordato che il requisito principale per il riconoscimento è

“offrire il più grande beneficio all’umanità nel campo della fraternità delle nazioni,

dell’abolizione delle armi e della promozione della pace”. Da qui l’assegnazione del Premio “a chi si è opposto all’apartheid, ai combattenti per la libertà come Martin Luther King, a chi a lottato per raggiungere la pace nei conflitti israelo-palestinese, irlandese, in Vietnam e in Colombia, fino a

Madre Teresa di Calcutta, una delle icone del Premio.

Spero che la storia del Premio continui ancora a lungo – ha concluso la presidente – per dare il giusto e necessario sostegno al cammino della pace”.

Sei donne insigni. La conferenza della Andersen rientrava nel ciclo delle sei conferenze di donne, insigni personalità, che “danno il loro contributo alla scienza e alla politica per lo sviluppo umano”. All’iniziativa dell’Accademia dei Lincei hanno partecipato, oltre alla Andersen, Fabiola Gianotti, che dirige il più grande laboratorio mondiale di fisica delle particelle, Emmanuelle Charpentier, Direttrice del MAX Plank Institute e ideatrice della nuova tecnica che promette di rivoluzionare il mondo della genetica e quello biomedico, Elena Cattaneo, senatrice a vita e direttrice del laboratorio di biologia delle cellule staminali, Bina Agarwal, vincitrice del Premio Balzan per i “Gender Studies”, economista che ha contribuito a cambiare la legislazione indiana che precludeva l’eredità terriera alle donne, e Marcella Frangipane, archeologa che dirige il grande progetto nel sito di Arslantepe, Malatya (Turchia), uno dei principali “Grandi Scavi” della Sapienza.

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