Onu: presentato il Piano d’azione per la prevenzione, la protezione e le soluzioni per i profughi interni (2018-2020)

Quattro le questioni prioritarie individuate: la partecipazione degli sfollati interni alle decisioni che li riguardano, l’implementazione di leggi e politiche nazionali in materia di dislocamento interno, l’ampliamento del numero di Stati con capacità di accoglienza, la ricerca di dati e analisi dettagliate sulla condizione degli sfollati e sulle cause strutturali della fuga

(da New York) “La nostra incapacità di risolvere il problema degli sfollati interni ad un Paese può avere conseguenze devastanti”. Lo ha affermato Filippo Grandi, commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, presentando il Piano d’azione per la prevenzione, la protezione e le soluzioni per i profughi interni (2018-2020), proprio nel ventennale della carta dei Principi guida sul dislocamento interno. “Affrontare le esigenze di protezione degli sfollati forzati e cercare soluzioni alle loro difficoltà contribuirà a una maggiore stabilità per i Paesi interessati e per intere regioni”, ha continuato Grandi commentando le conseguenze delle molteplici crisi che nel mondo hanno costretto milioni di persone a lasciare le loro case. I dati relativi alla fine del 2016 parlano di

oltre 40 milioni di sfollati per ragioni legate all’insicurezza o alla violazione dei diritti umani. Altri 24 milioni sono stati cacciati dalle loro terre a causa di disastri naturali, mentre ogni anno sono circa 15 milioni le persone allontanate da un territorio da progetti di sviluppo messi in atto da aziende e governi.

Altri 8 milioni di spostamenti sono provocati dall’accaparramento delle terre, da violenze criminali e da disastri a insorgenza lenta, come la siccità. Il piano richiama tanti attori interpellati nella soluzione del problema. Si parte dalle autorità nazionali, per continuare con le comunità ospitanti, fino alle Nazioni Unite, alle Ong, alla Croce Rossa e alla Mezzaluna rossa, non tralasciando il mondo accademico, le istituzioni finanziare, il settore privato. Per Grandi “solo un’azione collettiva”, certamente accompagnata da scelte individuali, può lavorare per la prevenzione, la protezione e le molteplici soluzioni al dislocamento di questa parte fragile dell’umanità’”.

Negli ultimi anni il timore di violare la sovranità di uno Stato ha spesso diminuito l’attenzione dell’Onu e di tutti gli attori precedentemente citati, accrescendo in questo modo la drammaticità e l’estensione del problema. È stato inoltre provato che lo spostamento prolungato di milioni di persone ha eroso e può erodere la resilienza sia degli sfollati che delle comunità ospitanti impedendo lo sviluppo di intere regioni e consolidando impoverimento, emarginazione, ineguaglianza, vulnerabilità: drammi che a loro volta ingenerano rinnovate crisi, dislocamenti e rivolte. Nell’ottica della cura degli sfollati e della prevenzione della loro mobilità, il Piano d’azione individua quattro questioni prioritarie:

la partecipazione degli sfollati interni alle decisioni che li riguardano, l’implementazione di leggi e politiche nazionali in materia di dislocamento interno, l’ampliamento del numero di Stati con capacità di accoglienza, la ricerca di dati e analisi dettagliate sulla condizione degli sfollati e sulle cause strutturali della fuga.

“Fondamentale in questi progetti” è considerata la partecipazione della comunità ospitante, soggetto chiave per lo sviluppo e la costruzione della pace sul territorio. Un punto più volte ribadito nella bozza, presentata mercoledì mattina, è stato quello sulla partecipazione politica degli sfollati, il loro accesso al voto, alle cariche politiche, alle campagne informative, alle consultazioni preventive in vista dell’approvazione di una legge che li riguardi. I governi, inoltre, vengono incoraggiati a creare gruppi di lavoro che accompagnino l’attuazione di queste norme, accogliendo magari best practice attuate in altri Paesi.

“Occorrono misure audaci e ambiziose”, ha sottolineato Cecilia Jimenez-Damary, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani per gli sfollati interni, commentando l’azione concertata, le risorse e il dialogo strategico che sottintende il Piano d’azione. “La comunità internazionale si è impegnata a non lasciare indietro nessuno”, ha sottolineato Mark Lowcock, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, promettendo che si continuerà a lavorare con i governi e gli sfollati interessati per garantire che i loro bisogni siano affrontati. In maggio, dopo l’approvazione nella sede Onu di Ginevra, è prevista l’adozione definitiva del Piano.

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