Siria: attacco Usa, Francia e Gran Bretagna. Mons. Abou Khazen (Aleppo): “Con i missili hanno gettato la maschera”

Siria sotto attacco. Raid aerei di Usa, Francia e Gran Bretagna colpiscono obiettivi a Damasco e Homs e rispondono così al presunto attacco chimico del regime di Assad contro Douma. Iran e Russia, alleati del regime parlano di aggressione, mentre la Nato con Ue, Germania, Giappone, Canada e Israele, sostengono l'azione militare congiunta dei tre Paesi occidentali. Da Damasco e Aleppo giungono le testimonianze del parroco latino, padre Bahjat Elia Karakach e del vicario apostolico, mons. Georges Abou Khazen che stigmatizza così i raid: "Con questi missili hanno gettato la maschera"

“L’attacco è stato eseguito perfettamente. Missione compiuta. Grazie a Francia e a Gran Bretagna per la saggezza e la capacità dei loro eserciti”. Così ha ‘cinguettato’ il presidente americano Donald Trump esprimendo la sua soddisfazione per i raid arerei che hanno colpito all’alba di oggi la Siria, risposta militare congiunta dei tre Paesi al presunto utilizzo di armi chimiche, da parte del regime siriano, contro la città di Douma.

(Foto: AFP/SIR)

Secondo l’ambasciatore americano a Mosca, Jon Huntsman, gli Stati Uniti avrebbero informato la Russia, che invece nega, dell’imminente attacco. Si è trattato di un’operazione durata poco più di un’ora, nel corso della quale sono stati colpiti tre obiettivi legati alla produzione o stoccaggio di armi chimiche: un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito e un posto di comando situato a ovest della città di Homs. I missili, circa 100, sarebbero partiti da alcuni bombardieri e da almeno una delle navi militari americane nel Mar Rosso. In azione anche fregate e caccia francesi e britannici. Nel video di 7 minuti con cui aveva annunciato agli americani l’attacco, Trump si era scagliato contro Russia ed Iran, “due tra i governi maggiormente responsabili del sostegno, dell’equipaggiamento e del finanziamento del regime criminale di Assad”. E mentre parlava, partivano i primi missili Tomahawk, molti dei quali, secondo il ministero della Difesa russo, “intercettati e abbattuti” dai sistemi di difesa siriani.

Reazioni dal mondo. Dal Regno Unito la premier Theresa May ha subito chiarito che lo scopo dell’azione “non è un cambio di regime”, ma dissuadere Assad dal fare uso di armi chimiche. Anche il presidente francese Macron ha spiegato che “la linea rossa fissata dalla Francia nel maggio 2017 è stata oltrepassata”. Mosca e Damasco hanno subito sminuito i risultati dell’operazione parlando di “danni limitati” e condannato le azioni degli Usa e dei loro alleati che “non resteranno senza conseguenze”. Vladimir Putin ha parlato di “atto di aggressione” e ha annunciato che la Russia chiederà una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ad Assad è giunta la solidarietà dell’altro suo grande alleato, l’Iran con la guida suprema Khamenei che ha definito Trump, Macron e May “criminali”. Dal segretario generale dell’Onu Guterres è arrivato un appello alla “moderazione e alla responsabilità”, mentre il segretario generale della Nato Stoltenberg ha dato sostegno all’operazione così come Ue, Germania, Giappone, Canada e Israele che segue con molta attenzione gli sviluppi nell’area.

Testimonianze da Damasco e Aleppo. “Siamo stati svegliati alle 4 di notte dal sibilo dei missili e abbiamo capito che gli attacchi erano in corso. Si sono udite delle esplosioni nei dintorni di Damasco. Qui al centro tutto è tranquillo ma la gente è preoccupata per il futuro.

La popolazione vuole vivere in pace e non sotto l’incubo delle bombe”.

Così padre Bahjat Elia Karakach, francescano della Custodia di Terra Santa, superiore del convento dedicato alla conversione di san Paolo, la parrocchia principale di rito latino della Capitale, a Damasco, racconta al Sir l’attacco di questa mattina. “Sapevamo che esisteva l’intenzione di bombardare da parte degli Usa dopo il presunto attacco chimico alla Ghouta orientale ma la speranza era riposta in un’indagine oggettiva sull’uso di armi chimiche e che per questo non ci sarebbero stati lanci di missili”, dichiara il frate che spera “non si ripeta quanto già avvenuto in Iraq che fu invaso nel 2003 (da una coalizione formata per la maggior parte da Stati Uniti e Regno Unito, e con contingenti minori di altri Stati, ndr) perché il regime di Saddam Hussein era stato accusato di possedere armi di distruzione di massa. Armi che non furono mai trovate.

La volontà è distruggere la Siria. Il progetto va avanti con le bombe.

Non ci resta che pregare per la pace ora più che mai”.

“Con questi missili hanno gettato la maschera. Ora a combattere sono gli attori principali. Prima era una guerra per procura.

Sono sette anni, è iniziato l’ottavo, che si combatte sul suolo siriano e ora che gli attori minori sono stati sconfitti, in campo sono scesi i veri protagonisti del conflitto”. Non usa mezzi termini il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, nel commentare al Sir i raid aerei.

“Sono attesi gli ispettori Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, per indagare sul presunto attacco chimico a Douma e invece è arrivato l’attacco. Dopo questi raid sarà tutto più difficile. Ogni appello alla pace cade nel vuoto, solo Papa Francesco continua a sperare nella pace e noi con lui”,

afferma il vicario. “Intanto cresce la sofferenza della popolazione che chiede pace e in cambio ottiene bombe e missili. Qui la gente si aspettava qualcosa di simile e purtroppo è avvenuto”. L’auspicio di mons. Abou Khazen è che “questi attacchi non si allarghino anche in altri luoghi della regione perché sarebbe davvero pericoloso e tutto potrebbe sfuggire di mano.

Serve una soluzione condivisa da raggiungere senza menzogne.

Non abbiamo altre armi che la preghiera. Nel cuore portiamo con noi l’immagine di Gesù che dice agli apostoli sulla barca in mezzo alla tempesta di notte, ‘Sono io, non abbiate paura!’. Questa sia la nostra speranza e la nostra forza”.

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