Migranti: storie di accoglienza in Valle di Susa

Malick, Siaka, Ibrahim, Babadì, Bahyon parlano, raccontano, hanno spiegato ai ragazzi e agli animatori dell'Oratorio "serale" San Filippo Neri di Sant'Antonino perché sono scappati dalle loro terre, perché hanno lasciato tutto (affetti, famiglia, relazioni), come hanno camminato nel deserto dove hanno visto morire di fame, sete e stenti i loro amici

“Alcune cose che mi sono successe in quel viaggio tremendo mi fanno stare male ancora oggi e, scusate… ma non ce la faccio proprio a raccontarle….”. Chi parla è un giovane rifugiato, accolto in paese nell’ambito del progetto di accoglienza. Con lui, la sera di sabato 7 aprile nei locali della parrocchia, altri quattro rifugiati. Accompagnati da Giulia Salani (che insieme al sindaco Susanna Preacco segue il progetto) Malick, Siaka, Ibrahim, Babadì, Bahyon parlano, raccontano, spiegano ai ragazzi e agli animatori dell’Oratorio “serale” San Filippo Neri di Sant’Antonino perché sono scappati dalle loro terre, perchè hanno lasciato tutto (affetti, famiglia, relazioni), come hanno camminato nel deserto dove hanno visto morire di fame, sete e stenti i loro amici.

E poi la dura esperienza della prigionia, con le torture e le sofferenze.

Fino al giorno della partenza, stipati su un barcone a sfidare le onde del Mediterraneo, rischiando ancora una volta la vita fino al salvataggio e all’approdo sulla sponda italiana. Qui l’accoglienza e, per i più… fortunati, l’inserimento in qualche progetto di accoglienza come quello valsusino, considerato da tutti un esempio dell’integrazione che funziona. “Qui ci troviamo bene – racconta uno dei rifugiati. Sappiamo che qualcuno dice che gli italiani sono razzisti ma io, senza voi italiani, chissà dove sarei ora. Non posso che ringraziarvi”.

“E’ stato un incontro bello, toccante, commovente – racconta Giulia Salani – i giovani africani si sono sciolti, si sono lasciati andare, hanno raccontato cose che prima non avevano mai detto. Probabilmente il fatto di parlare con ragazzi come loro, della loro età e anche più giovani, ha creato il clima giusto”. Alla fine gli animatori e i ragazzi dell’oratorio avevano gli occhi lucidi; si sono alzati e hanno ringraziato i rifugiati per questa testimonianza.
Una serata davvero… “Controcorrente”, che poi è la definizione che è stata data allo stesso oratorio serale che, spiega Eleonora Russo (una delle animatrici) mette insieme ragazzi dalla prima media alla prima superiore. Dedichiamo alcuni sabati sera, dalle 20.30 alle 22.45, ad attività e giochi e ogni serata è impostata su un tema particolare. Sabato sera abbiamo parlato di accoglienza, con i giovani rifugiati accolti in paese”.
C’è da dire, aggiunge Eleonora Russo, che

“i giovani africani ospiti in paese li abbiamo incontrati in più di un’occasione; una per tutte quando, insieme a loro, abbiamo addobbato l’albero di Natale in piazza Libertà. Proprio in quel periodo ci è venuta l’idea organizzare con loro una serata dedicata al tema dell’accoglienza e li abbiamo invitati a partecipare all”incontro di sabato sera”.

Un incontro che non è stato certo dominato dalla tristezza, nonostante il racconto di tante sofferenze. “Con la semplicità e la naturalezza di ogni oratorio serale – racconta Eleonora Russo – abbiamo trascorso una bella serata tutti insieme cantando e ballando con il sottofondo di canti tradizionali africani”.
Vale per tutti il post sulla pagina Facebook di Giulia Salani: “Sabato sera abbiamo iniziato ascoltando le loro testimonianze – storie diverse piene di sofferenza, speranza e gratitudine – e abbiamo finito ballando Youssou N’Dour. Che altro?”

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