La Chiesa americana con gli immigrati irregolari arrivati da bambini: oggi la Giornata di mobilitazione a favore dei Dreamers

La campagna "Call-in Day for the Protection of Dreamers" prevede che ogni cittadino chiami un senatore e un deputato, rappresentativi del proprio Stato, per sollecitare una legge bipartisan che definisca la posizione legale dei “sognatori”, soprattutto dopo che il presidente Trump ha sospeso il Daca, il programma di protezione voluto dalla precedente presidenza, che ha consentito a un milione e 800mila giovani di uscire dallo stato di clandestinità e frequentare regolarmente una scuola, lavorare e prestare servizio nell’esercito

Al numero telefonico 855-589- 5698 risponde il Congresso degli Stati Uniti ed è questo il recapito che i vescovi Usa invitano a chiamare oggi, nella Giornata di mobilitazione nazionale a favore dei Dreamers, i giovani giunti bambini nel Paese, a seguito di genitori privi di documenti, e che il 6 marzo rischiano la deportazione, se il ramo legislativo del governo non approverà una norma a loro tutela. La campagna Call-in Day for the Protection of Dreamers prevede che ogni cittadino chiami un senatore e un deputato, rappresentativi del proprio Stato, per sollecitare una legge bipartisan che definisca la posizione legale dei “sognatori”, soprattutto dopo che il presidente Trump ha sospeso il Daca, il programma di protezione voluto dalla precedente presidenza, che ha consentito a un milione e 800mila giovani di uscire dallo stato di clandestinità e frequentare regolarmente una scuola, lavorare e prestare servizio nell’esercito. I vescovi per promuovere la campagna hanno scelto la storia di due giovani: uno studia psicologia e senza il Daca non avrebbe potuto accedere ai fondi per un dottorato di ricerca; l’altra è una giovane studiosa di finanza, circondata da compagni che sognano di lavorare a Wall Street e dintorni, mentre per lei senza un documento di protezione la parola futuro rischia di scomparire per sempre dalla sua vita. L’espulsione di queste forze giovani, secondo una stima del ministero dell’economia, porterebbe alla perdita, in un solo anno, di due miliardi di dollari in tasse e in dieci anni di una diminuzione del Pil di 430 miliardi.

Ma quali sono le ragioni che spingono i vescovi a promuove questa campagna? “Perché questi giovani fanno parte del tessuto sociale del nostro Paese, della nostre chiese e delle nostre sinagoghe – spiega mons. Joe S. Vásquez, presidente della Commissione per le migrazioni della conferenza episcopale -. Sono leader nelle università e nelle parrocchie e contribuiscono alla nostra economia e alla difesa militare. Davanti a noi c’è un problema urgente ed è nostro dovere morale proteggerli, perché ora vivono nella costante paura di essere separati dalle famiglie e di ritrovarsi in Paesi sconosciuti in balia di povertà e violenza”.

La giornata di mobilitazione vuole spingere il Congresso ad uscire dallo stallo in cui si dibatte da circa sei mesi senza trovare una soluzione alla riforma dell’immigrazione.

“Ribadiamo il nostro sostegno per una soluzione legislativa rapida, giusta e di buon senso a favore dei Dreamers e al contempo sottolineiamo la nostra contrarietà a qualunque emendamento minacci questi giovani”, continua mons. Vásquez che in cinque punti sintetizza le richieste da portare all’attenzione dei membri del congresso:

  1. “serve fornire protezione non solo ai giovani sotto il Daca, ma a tutti i Dreamers e ci opporremo a qualunque restrizione che comprometta lo status di questa popolazione”;
  2. “sosteniamo un percorso che porti alla cittadinanza statunitense, come voluto dal presidente, poiché questi giovani non conoscono altra nazione e la cittadinanza consentirebbe pieno inserimento nella vita civile”;
  3. “occorre mantenere il ricongiungimento familiare. I vescovi sono inorriditi da proposte che prevedono di separare i Dreamers dalle loro famiglie e di impedire l’unità tra tutti i membri che le compongono”;
  4. “la riforma a favore dei Dreamers non deve avvenire a scapito di altri immigrati e dei rifugiati vulnerabili: le protezioni già esistenti vanno mantenute”;
  5. “garantire che tutte le misure di sicurezza alle frontiere, intraprese dal governo, siano umane e proporzionate. La Chiesa cattolica riconosce il diritto delle nazioni di proteggere i loro confini e controllare l’ingresso nei loro Paesi, ma non dovrebbero sacrificare i diritti e la dignità umana”.

I vescovi sottolineano ancora una volta che la protezione di questi giovani non può essere ostacolata da altre disposizioni contrarie o totalmente fuori dal contesto, “come prezzo per garantire il loro sollievo”. Il muro con il Messico, l’incremento del budget per ampliare il personale dell’Agenzia delle migrazioni, i finanziamenti chiesti per un maggiore controllo delle frontiere non sono mai nominati nella campagna, ma sono i fattori che hanno diviso il Congresso e che tuttora lo trovano su posizioni contrarie e distanti, mentre la vita e l’unità di migliaia di famiglie è seriamente a rischio.

La campagna si svolgerà anche sui social media con l’hastag #MigrationMonday e sarà possibile condividere foto e commenti di Papa Francesco sui migranti.

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