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Venezuela: mons. Azuaje (presidente vescovi), “chiediamo rispetto per il popolo”

"Chiediamo rispetto per il popolo e i suoi bisogni: abbiamo un sistema totalitario ed economico centralista in cui il governo e il potere militare sono diventati imprenditori, c'è tanta corruzione. Si vuole sottomettere il popolo e mantenere il potere in maniera permanente". A parlare al Sir è mons. José Luis Azuaje, vescovo di Barinas e presidente della Conferenza episcopale del Venezuela da meno di un mese. I vescovi denunciano da tempo il problema della fame e della malnutrizione, il deterioramento della salute di bambini e adulti, la fuga all'estero di oltre due milioni di giovani e adulti, le violazioni dei diritti umani e la scarsa democrazia.

“Facciamo un appello urgente al governo sui temi della malnutrizione e della mancanza di sanità e chiediamo di aprire un processo democratico e di partecipazione dei cittadini”. Sono le principali richieste di mons. José Luis Azuaje, vescovo di Barinas e presidente della Conferenza episcopale del Venezuela da meno di un mese, a proposito della difficile crisi politica, economica e dei diritti umani in corso nel Paese. I vescovi denunciano da tempo il problema della fame e della malnutrizione, il deterioramento della salute di bambini e adulti, la fuga all’estero di oltre 2 milioni di giovani e adulti.  Dopo la mediazione del Vaticano nel 2016, poi fallita, ora è in atto nella Repubblica Dominicana un delicato dialogo tra governo e opposizione, con la mediazione dell’ex premier spagnolo José Luis Zapatero. Alcuni giorni fa sembrava che le parti si fossero accordate su una road map che prevedeva elezioni alla fine dell’anno, garanzie di imparzialità, un nuovo Consiglio nazionale elettorale. Invece il 26 gennaio c’è stato un colpo di scena: l’Assemblea Costituente filo governativa ha indetto nuove elezioni presidenziali entro la fine di aprile con lo stesso Consiglio nazionale elettorale. Inoltre il Tribunale Supremo di Giustizia ha dichiarato inammissibile la partecipazione della Mud (Mesa de Unidad Démocratica), la coalizione di venti partiti dell’opposizione. In sostanza il presidente Nicólas Maduro correrà da solo alle prossime elezioni presidenziali. Mons. Azuaje definisce “desolante” lo scenario attuale.

Com’è la situazione oggi in Venezuela?
In Venezuela siamo in una situazione critica soprattutto sul versante umanitario: mancano alimenti, non ci sono le medicine, i prodotti necessari alla produzione agricola, il trasporto delle merci è difficile. Ci sono tanti prodotti che non si trovano nei negozi oppure sono troppo cari. Lo stipendio medio dei lavoratori non è sufficiente per assicurare una dieta nutriente. Questo genera molta inquietudine e desolazione. In ambito politico ogni giorno c’è una nuova dichiarazione da parte del governo e dell’Assemblea costituente, che favorisce solo il partito di governo e i governanti, senza tener conto delle istanze del popolo.

Purtroppo ci troviamo in una situazione molto grave e delicata a causa della poca democrazia che ci rimane e dell’emergenza umanitaria.

Di recente è stata approvata una legge contro i “delitti di odio”. Il presidente Maduro ha accusato pubblicamente i vescovi Antonio López Castillo e Víctor Hugo Basabe di essere incorsi in questo tipo di reato durante omelie pubbliche pronunciate il 14 gennaio. Un fatto grave?
La legge è stata approvata e promulgata dall’Assemblea nazionale costituente che però non ha le competenze per varare leggi. Dovrebbe esserci una nuova Costituzione e un nuovo ordine giuridico, invece

è una proposta funzionale agli interessi del governo.

Secondo questa legge va punito chiunque manifesti pubblicamente o per iscritto questioni relative all’ambito governativo o al servizio pubblico. Come vescovi abbiamo denunciato che questa legge non rispetta la libertà di opinione.

I due vescovi, durante le loro omelie, non hanno mai violato leggi. Hanno solo sottolineato le sofferenze e il dolore del popolo di fronte alla tragedia che stiamo vivendo in Venezuela.

Il presidente ha travisato le loro parole e messo in bocca a mons. Basabe cose che non ha detto, nonostante migliaia e migliaia di persone presenti possano testimoniarlo.

Ora avete maggiore paura di parlare?
Continuiamo a portare avanti la nostra missione evangelizzatrice e di promozione umana. Sappiamo che gli organi di sicurezza controlleranno ancora di più ciò che dicono i vescovi, i comunicati ufficiali. Però noi, nella piena libertà dei figli di Dio,

continueremo a fare il nostro lavoro profetico di annuncio e denuncia.

Annuncio delle cose buone che ci sono in Venezuela – la riconciliazione, il perdono e il lavoro per la pace -, e ciò che può aiutare a superare il problema della fame, il deterioramento della salute di bambini e adulti, con due milioni di giovani e adulti che stanno fuggendo dal Paese.

Nella pastorale giovanile sono rimasti pochissimi, le università hanno perso il 40% delle matricole, anche i docenti stanno andando via.

Di fronte a noi c’è un quadro desolante ma la Chiesa continua a compiere la sua missione profetica, evangelizzatrice e di promozione umana.

Giorni fa anche l’Unicef ha denunciato l’aumento di bambini malnutriti a causa della crisi economica. I dati citati provenivano principalmente da Caritas Venezuela.
Le statistiche governative non vengono diffuse da alcuni anni. Ma come si fa a pianificare il futuro e le politiche pubbliche se non ci sono i dati? Invece Caritas da alcuni anni ha il compito di compiere indagini con l’aiuto di professionisti, per valorizzare ciò che la Chiesa può fare nel campo nutrizionale e dell’infanzia. Queste statistiche sono state presentate a livello nazionale e internazionale ma

il governo, invece di trovare soluzioni al problema, non riconosce l’emergenza e dice che la Chiesa non è autorizzata a pubblicare dati.

Con Caritas internationalis e Caritas America Latina stiamo facendo un grosso lavoro per salvare la vita di tanti bambini malnutriti. Siamo riusciti abbastanza a salvaguardare la vita dei neonati, che soffrono per la carenza di sostanze nutritive.

Dopo la repressione dei mesi passati ora non ci sono più manifestazioni?
Ci sono poche manifestazioni e i media non ne parlano, lo sappiamo tramite la rete. Quelle dell’anno passato, che sono durate fino al mese di luglio, hanno provocato decine e decine di morti. Una repressione così dura da parte delle forze di sicurezza ha prodotto effetti nel tempo. Molti si chiedono se le forze di sicurezza sono lì per difendere o per reprimere i cittadini.

Sono state documentate moltissime violazioni dei diritti umani che ora non vengono perseguite ma prima o poi si saprà la verità su ciò che è accaduto.

Cosa chiedete in questo momento?
Chiediamo rispetto per il popolo e i suoi bisogni: abbiamo un sistema totalitario centralista in cui il governo e il potere militare sono diventati imprenditori, c’è tanta corruzione. Si vuole sottomettere il popolo e mantenere il potere in maniera permanente.

Facciamo un appello urgente al governo sui temi della malnutrizione, della mancanza di sanità e chiediamo di aprire un processo democratico e di partecipazione dei cittadini.

Auspichiamo che si possa arrivare ad un processo di negoziazione tra governo e opposizione in grado di favorire il popolo che sta soffrendo e non i partiti. Il nostro compito è difendere la vita delle persone e della popolazione: lo diciamo in continuazione sia al governo sia ai partiti di opposizione.

Dopo il tentativo fallito di mediazione da parte del Vaticano, con la lettera del cardinale Parolin, ora è in corso un delicato negoziato nella Repubblica Dominicana. C’è ancora spazio per il dialogo?
Abbiamo sempre detto che siamo aperti a qualsiasi processo di dialogo. Con il dialogo si possono raggiungere molti risultati. La lettera del cardinale Parolin è una proposta molto sensata che va valorizzata, i suoi 4 punti sono strumenti essenziali che potrebbero aprire una dinamica di maggiore partecipazione democratica del popolo per fare in modo che gli organismi che ora favoriscono le istituzioni offrano un servizio di  maggiore sostegno al popolo e non alle istanze particolari.  Siamo totalmente aperti alla linea del Vaticano per continuare a promuovere un processo di dialogo. Ora si sta tentando con un dibattito ad alto livello nella Repubblica Dominicana: è un dialogo molto forte perché ci sono istanze da una parte e dall’altra. Però l’importante è arrivare ad un accordo che favorisca la vita del popolo e soprattutto che ci dia la possibilità, ogni giorno di più, per un cammino migliore teso allo sviluppo umano integrale di tutta la cittadinanza.

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