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Vertice tra le due Coree. Mons. Igino Kim Hee-joong (vescovi coreani), “non abbandonare mai la speranza per la pace”

"Se noi non abbandoniamo la speranza per la pace, possiamo realizzare la pace. La pace non finisce a causa del fallimento, ma se abbandoniamo la speranza". Intervista a monsignor Igino Kim Hee-joong, arcivescovo di Gwangju e presidente della Conferenza episcopale coreana, all'indomani dell'incontro tra le due delegazioni della Corea del Nord e del Sud in vista dei giochi olimpici invernali

(Foto: AFP/SIR)

Ciò che non è riuscita a fare la politica, lo ha fatto lo sport. Anzi, più esattamente il merito va ai giochi olimpici invernali che si svolgeranno nella contea di Pyeongchang, Corea del Sud, dal 9 febbraio al 25 febbraio. La notizia è importante: la Corea del Nord invierà una delegazione e per formalizzare la sua partecipazione, dopo un periodo di tensione altissima, le due Coree tornano a parlarsi. Lo hanno fatto il 9 gennaio dandosi appuntamento nella zona demilitarizzata (Zdc). Si è trattato dei primi colloqui diretti ad alto livello tra le due Coree dal 2015. Il Sir ha raggiunto monsignor Igino Kim Hee-joong, arcivescovo di Gwangju e presidente della Conferenza episcopale coreana.

Igino Kim Hee-joong

Quanto e perché è stato importante l’incontro tra le due delegazioni?
Perché per 11 anni non c’è stato mai alcun contatto ufficiale ad un così alto livello tra le autorità governative. Ora è stato compiuto un passo per la pace nella penisola della Corea. Prima di tutto, dobbiamo incontrarci per il dialogo: solo cosi possiamo andare avanti per la soluzione del problema. Penso che questo incontro sia stato significativo per aprire un dialogo e permettere di scambiare le intenzioni reciproche.

Che cosa vi attendete da questo incontro? Quali vie di dialogo si aprono ora? E soprattutto, c’è una speranza per la riconciliazione tra le due Coree?
Spero che da questo incontro si possa continuare il dialogo ufficiale. Penso che ambedue le parti non debbano contare di trarre qualche profitto politico ma soltanto lavorare per la pace, da entrambe le parti. Sì!

Se noi non abbandoniamo la speranza per la pace, noi possiamo realizzare la pace.

La pace non finisce a causa del fallimento, ma finirà se abbandoniamo la speranza. Credo che se noi non fermiamo il nostro cammino per la pace, il “Tempo” di Dio per la pace arriverà in futuro.

Quello che non sono stati capaci di fare i politici, lo ha fatto lo sport! Quale ruolo può giocare lo sport nel processo di pace? Perché le Olimpiadi sono riuscite a sciogliere anni di distanza?
In genere, i politici cercano di trarre profitti, ma lo sport non è così, non mira al profitto.

Lo sport punta all’amicizia e alla relazione pacifica tra i popoli.

Che cosa chiede ora la Chiesa cattolica al mondo per una Corea unita e riconciliata?
Spero che il mondo cattolico possa appoggiare i giochi olimpici invernali in Corea e pregare per la pace nella nostra penisola. La Chiesa cattolica chiede anzitutto al Signore nella preghiera il dono della pace per la penisola coreana e per il mondo intero. E poi chiede ai Capi degli Stati e a tutti gli uomini di buona volontà di camminare lungo la via del dialogo e della comprensione reciproca. In questo senso, proprio il giorno prima del vertice, il Santo Padre Francesco, ricevendo in solenne udienza tutti gli Ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, nel suo discorso per l’inizio dell’Anno 2018, tradizionalmente molto ascoltato dai capi delle nazioni, ha detto:

“È di primaria importanza che si possa sostenere ogni tentativo di dialogo nella penisola coreana, al fine di trovare nuove strade per superare le attuali contrapposizioni, accrescere la fiducia reciproca e assicurare un futuro di pace al popolo coreano e al mondo intero”.

Mi sembra che, se seguiamo questa linea che Papa Francesco suggerisce, la pace e la riconciliazione nella nostra penisola diventeranno presto più vicine.

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