Caso Maldonado. Vescovi argentini: “Siano raggiunte verità e giustizia”

Santiago Maldonado, artigiano, appena 28 anni, non è stato più visto dallo scorso 1° agosto, giorno in cui, secondo quanto denunciato da familiari e amici, avrebbe partecipato ad una manifestazione che reclamava i territori che la comunità mapuche ritiene storicamente usurpati dallo Stato e dagli attuali proprietari. Il corpo è stato ritrovato nelle gelide acque del fiume Chubut. La vicenda continua a interrogare tutti gli argentini

“Donde està Santiago Maldonado?” (Che fine ha fatto Santiago Maldonado?). Questa la domanda che per quasi ottanta giorni si sono fatti gli argentini, colpiti dalla “scomparsa” di questo giovane, che era stato visto per l’ultima volta durante la repressione nel corso di una manifestazione promossa dalla comunità mapuche “Pu Lof en Resistencia”, nella provincia del Chubut, in Patagonia.

Ma Santiago Maldonado stava, ormai senza vita, nelle gelide acque del fiume Chubut.

L’ipotesi era stata subito avanzata. L’appena ventottenne artigiano non era stato più visto dallo scorso 1° agosto, giorno in cui, secondo quanto denunciato da familiari e amici, avrebbe partecipato a una manifestazione che reclamava i territori che la comunità mapuche ritiene storicamente usurpati dallo Stato e dagli attuali proprietari, cioè la famiglia Benetton. È certo, inoltre, che quel giorno, la protesta nel “Pu Lof de Cushamen” del Chubut, era stata repressa dalle forze della Gendarmeria nazionale e che alcuni membri della comunità avrebbero tentato di fuggire attraversando il fiume. Proprio tra queste acque, che pure erano state più volte scandagliate, Santiago Maldonado è stato trovato, in avanzato stato di decomposizione, all’inizio della scorsa settimana. La tempistica del ritrovamento, a sei giorni dalle elezioni parlamentari, e il fatto che il corpo non fosse stato visto nel corso dei precedenti sopralluoghi, avevano suscitato qualche dubbio e interrogativo. Ma l’autopsia, oltre che stabilire con certezza l’identità del cadavere, avrebbe anche chiarito che la morte era avvenuta per annegamento e che Maldonado non era stato oggetto di violenze.

La vicenda ha in ogni caso suscitato un profondo malessere in tutta la società argentina, fortemente colpita dalla sola eventualità di un nuovo “desaparecido”. A far crescere la tensione erano state anche le dichiarazioni della ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich, che ha esortato insistentemente “a non stigmatizzare le forze dell’ordine”. A molti queste parole erano apparse come una difesa affrettata delle azioni – ancora oggetto di indagine – dei gendarmi coinvolti nella repressione della protesta mapuche. Gli animi erano parecchio agitati, nel clima di campagna elettorale che si viveva fino a domenica scorsa, quando le elezioni legislative di medio termine hanno rafforzato l’attuale presidente Mauricio Macri, che ha visto crescere i seggi del suo partito, “Cambiemos”.

Restano però interrogativi sugli ultimi momenti di vita di Santiago Maldonado.

In questo contesto la Conferenza episcopale argentina ha emesso domenica 22 ottobre un breve comunicato, attraverso il quale la Commissione esecutiva dei vescovi ha espresso le sue condoglianze alla famiglia del giovane. La Chiesa argentina, “stravolta dal dolore per la certezza della sua morte”, ha assicurato “rispetto e affettuosa vicinanza” alla famiglia del giovane deceduto e la sua preghiera, auspicando “siano raggiunte verità e giustizia”.

Prima del ritrovamento, era stato lo stesso presidente della Conferenza episcopale argentina (Cea), mons. José María Arancedo, arcivescovo di Santa Fe de la Vera Cruz, in alcune dichiarizioni rilasciate ai media locali ad esprimere la “tristezza” suscitata da questo caso all’interno della Chiesa argentina. Aveva però esortato a “non affrontare la questione in chiave politica” e ad attendere che sia “la Giustizia a dare una risposta ferma e definitiva”.
Soltanto due settimane dopo la “scomparsa” di Maldonado, era stata la Commissione nazionale per la giustizia e la pace della Conferenza episcopale argentina, attraverso un comunicato datato 15 agosto, ad affermare che

“la scomparsa di persone, qualsiasi siano le circostanze, è un fatto grave, che va contro la dignità delle persone e colpisce l’intera la società”:

“Noi argentini abbiamo pagato costi molto elevati in difesa della vita, della legalità e del pieno vigore delle istituzioni; non possiamo rimanere indifferenti di fronte a situazioni che potrebbero rappresentare un passo all’indietro”, si leggeva nel comunicato.

“La nostra democrazia – concludeva la nota – sarà più matura e i legami sociali saranno più forti se saremo capaci di difendere la vita, i diritti e l’uguaglianza di fronte alla legge”.

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