This content is available in English

Religioni & pace. Cardinale Jean-Louis Tauran: “La forza è una debolezza. Viene usata da chi non ha più argomenti”

“Dobbiamo dimostrare, con la coerenza della vita, che è possibile vivere insieme, dobbiamo diffondere il rispetto per la vita umana, per ogni vita umana, incoraggiare l’apertura all’altro. Ed essere convinti che la differenza non è un male ma una ricchezza. La forza in realtà è una debolezza. Viene usata da chi non ha più argomenti". Intervista al cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, in occasione della festa del "Deepawali", la più importante festa che gli indù celebrano, quest’anno, il 19 ottobre

L’uomo è infelice se si chiude da solo dentro una stanza. “La differenza non è un male ma una ricchezza”. E chi usa la forza per far valere le proprie idee dà prova in realtà di “debolezza”. Cita il famoso filosofo francese Blaise Pascal, il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, per descrivere l’atteggiamento che è richiesto oggi ai seguaci di tutte le religioni di fronte alle sfide delle migrazioni e del pluralismo interreligioso in Europa. Il cardinale ha partecipato alla cerimonia dell’accensione dell’albero della luce e allo scambio delle ghirlande che si è svolta alla Pontificia Università Gregoriana in apertura di un convegno cristiano-indù su “Illuminazione e via tantrica. Cristiani e induisti in dialogo”. Siamo alla vigilia della più importante festa induista del “Deepawali” e ad onorarla in Italia ci sono 115mila induisti e indiani con manifestazioni varie, segno di un Paese – l’Italia – che sta diventando sempre più plurale, anche da un punto di vista religioso. “Desidero augurare a tutti i nostri fratelli induisti, una gioiosa festa del Deepawali”, dice il cardinale rivolgendosi alla platea. “Che questa festa delle luci porti nella vostra vita e nel mondo, per grazia di Dio, che è Luce Suprema, più gioia e più pace”. “Che questo nostro convenire oggi e la nostra riflessione sul tema ci facciano crescere nella stima di tutto ciò che è nobile, bello e buono nelle nostre rispettive tradizioni religiose in modo da poter contribuire tutti al bene comune e alla pace”.

Eminenza, proseguono e non si fermano gli attentati compiuti in nome di Dio, nel mondo. I nostri fratelli induisti celebrano la festa del Deepawali ma il mondo è attraversato dalle oscurità. Quale messaggio devono dare gli uomini di religione?
Dobbiamo dimostrare con la coerenza della vita che è possibile vivere insieme, dobbiamo diffondere il rispetto per la vita umana, per ogni vita umana, incoraggiare l’apertura all’altro. Ed essere convinti che la differenza non è un male ma una ricchezza. Sono tutti concetti che dobbiamo far passare.

La forza in realtà è una debolezza. Viene usata da chi non ha più argomenti.

Si uccide invocando purtroppo il nome di Dio. Gli uomini religiosi hanno qualche responsabilità?
L’educazione. Il futuro è nell’educazione, nella scuola e nell’università. Perché la maggior parte delle difficoltà proviene dalla ignoranza: l’ignoranza genera l’odio e l’odio distrugge la convivenza umana.

Una serie di attentati ha scosso l’Europa. Si ha paura e l’altro è diventato un nemico da cui proteggersi. Aumentano le persone, soprattutto in Europa, che chiedono la chiusura dei confini. Lei cosa pensa? Come si può dialogare in un contesto simile?
Sì, è vero. Il Papa lo ha detto molto bene nel suo discorso all’Università Al-azhar del Cairo.

Ci sono tre sfide: la sfida dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni.

Dobbiamo avere una identità forte perché non si può imbastire un dialogo vero sull’ambiguità; non dobbiamo vedere l’altro come un concorrente ma come un fratello. E la sincerità delle intenzioni: significa dimostrare che il dialogo interreligioso non è una strategia.

E che cosa è?

Il dialogo è un atteggiamento spirituale, prima di tutto,

che permette di vedere l’altro, come dicevo, non come un concorrente, ma come un compagno di strada che cammina verso Dio. Il dialogo permette di apprezzare le qualità dell’altro ed è anche uno stimolo per noi perché nel dialogo dobbiamo essere testimoni coerenti. Il dialogo interreligioso comincia sempre con la professione della propria fede. Così si evita il relativismo.

La sala stampa vaticana ha diffuso il suo messaggio per la festa del Deepawali, dal titolo “Cristiani e Indù: oltre la tolleranza”, in cui tra l’altro scrive: “Considerare come una minaccia all’unità il pluralismo e la diversità conduce tragicamente all’intolleranza e alla violenza”.
Penso che dobbiamo imparare molto sulla vita interiore dai fratelli di tutte le tradizioni orientali. Avere il coraggio di fare silenzio, mettersi all’ascolto di Dio e trovare il senso della vita interiore. Pascal, famoso filosofo francese, diceva: “L’infelicità dell’uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo”. Penso che sia profetico.

Altri articoli in Mondo

Mondo