Rapporto Unctad, “un nuovo corso per l’economia mondiale, centrato sui cittadini non sui profitti”

Dare priorità ai bisogni dei cittadini anziché ai profitti. Porre fine alle politiche di austerità e limitare le opportunità di rendita delle grandi imprese. Utilizzare il sistema finanziario per sostenere la creazione di posti di lavoro e gli investimenti in infrastrutture. È questa la ricetta per avviare un nuovo corso dell’economia globale nel XXI secolo come auspicato dal Rapporto Unctad sul commercio e lo sviluppo 2017 "Oltre l’austerità: verso un nuovo corso per l’economia globale"

Le Nazioni Unite chiedono “un riequilibrio dell’economia mondiale che garantisca prosperità per tutti”. In che modo? Dando priorità ai bisogni dei cittadini anziché ai profitti. Ponendo fine alle politiche di austerità e limitando le opportunità di rendita delle grandi imprese. Utilizzando il sistema finanziario per sostenere la creazione di posti di lavoro e gli investimenti in infrastrutture. È questa la ricetta per avviare un nuovo corso dell’economia globale nel XXI secolo come auspicato dalle Nazioni Unite nel Rapporto Unctad sul commercio e lo sviluppo 2017, intitolato “Oltre l’austerità: verso un nuovo corso per l’economia globale”, presentato oggi (14 settembre) in Italia nella sede di Radio Vaticana a Roma (e in contemporanea a livello mondiale). Una presentazione realizzata in maniera congiunta dall’Unctad – Organizzazione delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo – e dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale della Santa Sede.

Una società più inclusiva per tutti. In un video messaggio il card. Peter Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha invitato a “non fare del denaro un idolo” e a “salvaguardare la dignità di tutti, anche degli umili e dei poveri”. Aprendo l’incontro mons. Silvano Tomasi, nunzio apostolico e membro del Dicastero, ha detto che “il libero mercato non è auto-sufficiente ed ha bisogno di essere inserito in una cornice morale”. “Quest’anno il Rapporto incoraggia il passaggio da una società orientata verso il profitto a una società orientata alla persona, in linea con il magistero sociale della Chiesa”, ha affermato: “L’inclusività è un tema centrale negli insegnamenti sociali di Papa Francesco”.

Stop a politiche di austerity. Secondo l’Unctad l’economia globale nel 2017 si sta lentamente riprendendo ma la crescita dovrebbe fermarsi al 2,6% (la media prima della crisi era del 3,2%). L’ostacolo principale alla ripresa “è l’austerità fiscale” portata avanti da 13 su 14 delle principali economie avanzate prese in esame. Anche se le economie emergenti, comprese Cina e India, hanno mantenuto buoni tassi di crescita oggi corrono rischi significativi: “I livelli di debito continuano a salire e ci sono preoccupazioni legate all’instabilità politica, al calo dei prezzi delle materie prime, ai tassi di interesse e ad un dollaro più forte sui mercati monetari”. L’autore principale del Rapporto Richard Kozul-Wright mette in evidenza le due grandi tendenze socio-economiche degli ultimi decenni: “L’esplosione del debito e l’aumento della ricchezza delle super-elite”, ossia l’1% della popolazione, collegato alla “deregolamentazione dei mercati finanziari”. Disuguaglianza, indebitamento e instabilità, secondo l’Unctad, “rischiano di compromettere il nostro futuro”. Perciò è necessario “un nuovo accordo globale per costruire economie più inclusive e attente alle popolazioni”, anche con un Piano Marshall per l’Africa come proposto dalla Germania. Una idea ben accolta dall’Unctad ma che “per il momento manca del necessario sostegno finanziario”.

Robot minacciano posti di lavoro, ma solo nei Paesi ricchi. “I robot minacciano di distruggere posti di lavoro sia nei Paesi industrializzati che in quelli più avanzati fra le economie in via di sviluppo. Ma come tutte le nuove tecnologie presentano anche delle opportunità”. Lo dichiara Mukshisa Kituyi, segretario generale dell’Unctad. Il Rapporto chiede di adottare “politiche industriali digitali in modo da mettere la robotica al servizio di uno sviluppo sostenibile ed inclusivo”. I compiti più routinari in lavori ben retribuiti nel settore manifatturiero e nei servizi saranno infatti, via via, assegnati a robot. Anche se “la maggior parte dei posti di lavoro nei Paesi in via di sviluppo non è sotto minaccia immediata – osserva il Rapporto – vi è il rischio che in futuro l’attività produttiva possa concentrarsi ulteriormente nei centri di produzione, aumentando il divario tra chi sta beneficiando dell’uso dei robot e chi invece no”. Nonostante l’entusiasmo intorno a queste nuove tecnologie

oggi l’uso di robot industriali nel mondo “rimane piuttosto ridotto e ammonta a meno di 2 milioni di unità”.

Sono più nell’industria automobilistica, elettrica ed elettronica: la metà in Germania, Giappone e Stati Uniti “ma la Cina ha quadruplicato il proprio stock di robot dal 2010 e la Repubblica di Corea ha il maggior numero di robot per operaio a livello mondiale”.

I Paesi più esposti all’automazione sono dunque quelli “con un settore manifatturiero grande ed ad alto reddito”. Per evitare ulteriori disuguaglianze nella distribuzione del reddito l’Unctad suggerisce di “legare gli utili dei dipendenti alla redditività dell’impresa”.

Più donne lavorano ma meno “buoni posti di lavoro”. Alle donne sono ancora precluse le migliori opportunità lavorative nonostante il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro sia in crescita. Lo denuncia il Rapporto Unctad. Questa “segregazione di genere – secondo il Rapporto – è legata alla sempre più limitata offerta di ‘buoni posti di lavoro’ rispetto all’offerta complessiva”. Alla base di queste difficoltà ci sono “le scelte macroeconomiche a livello globale, i progressi tecnologici e il cambiamento strutturale in atto”. Secondo l’Unctad l’esclusione delle donne dalle migliori opportunità lavorative contribuisce “all’incremento della disuguaglianza”, all’aumento dei conflitti di genere, con ricadute sulla crescita economica. “Facilitare l’accesso delle donne ad una occupazione lavorativa di qualità – conclude il Rapporto – è di cruciale importanza”. Suggerisce perciò di “incrementare gli investimenti in infrastrutture sociali che consentano di conciliare il lavoro retribuito con le responsabilità domestiche”.

Potere e profitti solo in poche mani. Nel mondo cresce ulteriormente la disuguaglianza dei redditi perché aumenta il peso di un settore finanziario “non debitamente controllato” e per la concentrazione del potere e dei profitti nelle mani di poche imprese “vincitrici”, soprattutto nei settori farmaceutico, mass media, tecnologie di comunicazione. Negli ultimi anni, ad esempio, “la capitalizzazione complessiva del settore bancario è più che raddoppiata rispetto agli anni ’90” e il peso del settore bancario in molti Paesi avanzati è “nell’ordine dei cento trilioni di dollari”. Anche nelle economie in transizione e in via di sviluppo “vi sono picchi al di sopra del 200% del Pil”. Nello stesso tempo

le grandi aziende “sono ormai diventate in grado di alterare le regole del gioco a loro beneficio e di aumentare progressivamente i profitti”.

Tra il 1995 ed il 2015 i profitti “in eccesso” delle “vincitrici” sono cresciuti dal 4 al 23% dei profitti totali per tutte le imprese e dal 19 al 40% per le imprese maggiori. Però, a fronte di un controllo sempre maggiore dei mercati “la loro quota occupazionale non è aumentata proporzionalmente”.

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