Corea del Sud: mons. Lazzaro You (Daejeon), “il nuovo presidente? Dovrà essere uomo di dialogo e di pace”

Settimana caldissima in Corea del Sud. La Corte Costituzionale conferma all'unanimità l'impeachment della presidente Park Geun-Hye, travolta da uno scandalo di corruzione e costretta a lasciare la residenza presidenziale, dove si era trincerata da giorni. Il popolo esulta pacificamente ma la piazza diventa teatro di scontri a causa di una esigua minoranza che non accetta il verdetto della Corte. Il vescovo di Daejeon esprime "gioia e speranza" e parla di "un passo nella direzione giusta, un punto di partenza". Il nuovo presidente - dice - dovrà essere "uomo di dialogo e di pace, capace di prediligere gli accordi diplomatici alla corsa alle armi"

“Gioia e speranza”. “Un passo nella direzione giusta, un punto di partenza. Ora si deve guardare avanti”. È quanto afferma mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, raccontando al Sir la settimana caldissima, che ha portato l’ex presidente sudcoreana, Park Geun-Hye, a lasciare la Casa Blu di Seoul, la residenza presidenziale, dove si era trincerata da giorni.

La Corte Costituzionale è stata unanime confermando con otto voti su otto l’impeachment che il Parlamento aveva già proclamato. Con la sentenza della Corte, si è fatta finalmente luce e giustizia su uno scandalo di corruzione che per mesi ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica nel Paese asiatico. Mai presidente è stato più impopolare nella storia della Corea come la Park Geun-Hye con un indice sceso addirittura al 4%.

“L’86% della popolazione – conferma il vescovo You – era favorevole alla deposizione della presidente” tanto che alla lettura della sentenza la gente ha cominciato a manifestare in piazza con canti e balli.

“Manifestazioni pacifiche con candele”, racconta il vescovo. “Le piazze erano pulite, era una festa”. Poi sono cominciate le cariche dei sostenitori della presidente, gli scontri e addirittura i morti. Ma a manifestare contro la decisione della Corte sono stati in “pochissimi”. La maggioranza della popolazione è schierata per nuove elezioni.

Lo sguardo però del vescovo You è positivo e “lo è – dice – per almeno due motivi”. Dopo l’indipendenza della Corea, il Paese è progredito ma la critica al governo in carica non è stata mai permessa e veniva sempre tacciata per propaganda comunista.

Con la deposizione della presidente, “il popolo ha detto no” a questo sistema, chiedendo maggiore democrazia.

Seoul, 10 marzo 2017: manifestazione per la conferma della Corte Costituzionale coreana all’impeachment della presidente Park Geun-Hye

Ricca di società e aziende di successo mondiale, tra le quali spicca la Samsung, la Corea in questi anni ha sviluppato un sistema di connivenza tra economia e politica fatta di corruzione e giri sporchi di soldi. “Il popolo della piazza ha detto no anche a questo legame”, spiega il vescovo, chiedendo che “politica ed economia siano ben separate tra loro”. La presidente Park Geun-Hye è stata trascinata nello scandalo dalle accuse della sua amica, Choi Soon-sil, che ha fatto finire in galera il boss della Samsung Jay Y. Lee, accusato di avere pagato alla coppia tangenti per decine di milioni di dollari. “Con la carcerazione del padrone di Samsung – dice You – io già vedo che il cammino è iniziato, che un passo è stato compiuto verso la giusta direzione. Adesso fra due mesi con il nuovo governo, speriamo che il cammino vada avanti e ci sia sempre più onestà, trasparenza, più giustizia”.

Non si è ancora decisa la data delle nuove elezioni. La legge coreana prevede che quando un presidente viene deposto, entro 60 giorni si deve scegliere il nuovo presidente. “Noi – dice Lazzaro You – come vescovi ed io personalmente come presidente di giustizia e pace, anche prima della deposizione della presidente e del giudizio della Corte abbiamo fatto alcune dichiarazioni, dicendo che ci vuole una democrazia giusta e per democrazia giusta intendiamo una politica che sappia mettere al centro il valore dell’uomo”.

Il vescovo di Daejeon, la diocesi coreana che due anni fa in agosto ha ospitato papa Francesco, delinea l’identikit del nuovo presidente. “Deve essere un uomo di dialogo e di comunione, capace di prendere dentro tutti. Deve essere aperto, democratico, rispettoso dei diritti umani”. Lazaro You fa poi notare come la penisola coreana stia diventando un terreno altamente rischioso nella corsa al riarmo, crocevia delicatissimo tra la Cina e gli Stati Uniti, con una Corea del Nord che lascia con le sue iniziative, il mondo con il fiato sospeso. Per questo “il nuovo presidente deve essere uomo di pace, di dialogo, un uomo capace di prediligere gli accordi diplomatici alla corsa alle armi”. E poi, conclude, “chi ha sbagliato, chi con il potere e la corruzione ha fatto tanto male, deve riconoscere l’errore commesso, pentirsi e chiedere perdono. Noi avremo misericordia, perché solo la misericordia sarà la nostra via per un futuro di vera democrazia, di giustizia e di pace”.

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