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Amoris laetitia: i “criteri fondamentali” dei vescovi della regione di Buenos Aires. E la risposta di Papa Francesco

I vescovi delle undici diocesi della regione ecclesiastica di Buenos Aires hanno elaborato un vero e proprio decalogo che ha l’obiettivo di offrire alle diocesi della regione dei “criteri minimi” sull’applicazione dell’ottavo capitolo dell’Amoris laetitia “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”. Papa Francesco, una volta ricevuto il documento, ha espresso il suo apprezzamento per il testo, evidenziando che sull’Esortazione “non esistono altre interpretazioni”

Un documento non molto lungo, con l’obiettivo di essere chiaro e concreto. E una risposta breve, ma importante e incisiva: sia per i contenuti, sia per l’autore: papa Francesco. L’opera d’interpretazione, applicazione e implementazione a livello ecclesiale della recente esortazione pastorale Amoris laetitia corre sulla rotta Vaticano-Buenos Aires e riparte dal documento “Criterios básicos para la aplicación del capítulo VIII de Amoris laetitia” (Criteri fondamentali per l’applicazione del capitolo VIII dell’Amoris Laetitia). Un contributo elaborato dai vescovi delle undici diocesi della regione ecclesiastica di Buenos Aires, datato 5 settembre, un vero e proprio decalogo che ha l’obiettivo di offrire alle diocesi della regione dei “criteri minimi” sull’applicazione dell’ottavo capitolo dell’Esortazione post-sinodale “Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”.

Il primato della “carità pastorale”. Ma la valenza del documento è in poche ore passata dall’essere regionale a planetaria, grazie alla risposta, anch’essa datata 5 settembre, di papa Francesco (il carteggio è stato però reso pubblico solo nell’ultimo fine settimana). Il Santo Padre, una volta ricevuto il documento, ha sollecitamente scritto a monsignor Sergio Alfredo Fenoy, il vescovo coordinatore della regione ecclesiastica, esprimendo il suo apprezzamento per il testo, evidenziando che sull’Esortazione

“non esistono altre interpretazioni”

rispetto a quella esposta nel documento dei vescovi argentini. Il “filo rosso” attraverso cui leggere tali indicazioni ha un nome: “Carità pastorale”. Quella carità – nota il Papa – che, per i vescovi, si esplicita attraverso due modalità. In primo luogo, il documento è un “un vero esempio di accompagnamento ai sacerdoti… e tutti sappiamo quanto sia necessaria questa vicinanza del vescovo al suo clero e del clero al vescovo”. Infatti, il “prossimo ‘più prossimo’ del vescovo è il sacerdote e il comandamento di amare il prossimo come se stesso comincia per noi vescovi precisamente con i nostri preti”.

Pastorale “corpo a corpo”. In secondo luogo, papa Francesco mette in evidenza che “è precisamente la carità pastorale che spinge a uscire per incontrare i lontani e, una volta incontrati, a iniziare un cammino di accoglienza, accompagnamento, discernimento e integrazione nella comunità ecclesiale”. Un lavoro “faticoso”, poiché

“si tratta di una pastorale ‘corpo a corpo’ che non può ridursi a mediazioni programmatiche, organizzative o legali, sebbene necessarie”.

Quattro, dunque, le attitudini pastorali indicate da Francesco: “Accogliere, accompagnare, discernere e integrare”. Di queste, la “meno praticata” è il discernimento. “Considero urgente – prosegue la lettera – la formazione nel discernimento, personale e comunitario, nei nostri seminari e presbiteri”. Il Papa prosegue ricordando che l’Amoris Laetitia è stata il “frutto del lavoro e della preghiera di tutta la Chiesa, con la mediazione di due Sinodi e del Papa”.

Un decalogo per il discernimento. Tenendo conto delle indicazioni del Papa, è utile allora tornare al documento dei vescovi argentini e ai dieci passaggi che essi propongono. Il testo specifica che non si deve parlare di “permesso” per accedere ai sacramenti, ma di processo di discernimento “personale e pastorale, con l’accompagnamento del pastore (primo punto); un cammino che deve stimolare “l’incontro personale con Cristo” (secondo punto) e che diventa un esercizio della “via caritatis” (terzo punto). Risalta qui la carità pastorale del sacerdote, il quale “accoglie il penitente, lo ascolta attentamente e gli mostra il volto materno della Chiesa”. Lo sbocco di tale cammino non è necessariamente sacramentale, “ma può orientarsi in altre forme di maggiore integrazione nella vita della Chiesa” (quarto punto).

Possibilità, non accesso generalizzato. Nella prospettiva, però, di un accesso ai sacramenti, i vescovi ricordano l’opportunità, se le circostanze lo permettono, di proporre di vivere in continenza (quinto punto). È possibile, tuttavia (è questo il sesto punto del documento), compiere ugualmente “un cammino di discernimento” anche se non si verificano le condizioni per una vita in continenza. E “se si giunge a riconoscere che, in un caso concreto, ci sono limitazioni che attenuano la responsabilità e la colpevolezza”, Amoris Laetitia apre alla “possibilità dell’accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia”.
Nel settimo punto i vescovi ricordano però, facendo anche esempi concreti, che tutto questo

non significa “accesso generalizzato” ai sacramenti, come se questo fosse possibile “in qualsiasi situazione”. Resta importante “orientare le persone a porsi con la propria coscienza davanti a Dio”.

Non si esclude poi (nono punto) che l’accesso ai sacramenti possa avvenire in forma riservata, senza però cessare di accompagnare le comunità perché maturino un senso “di comprensione e di accoglienza” che, al tempo stesso, non crei confusione sull’insegnamento della Chiesa a proposito dell’indissolubilità del matrimonio. I vescovi chiudono ricordando che il discernimento è un processo dinamico, che “deve rimanere aperto a nuove tappe di crescita”.

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