Evasione indecente

Sono state parole durissime, quelle pronunciate dall’inquilino del Colle. D’altronde, come potrebbe accadere diversamente avendo sotto gli occhi le cifre dell’evasione nel nostro Paese. Si parla di una somma iperbolica: 119 miliardi di euro per il 2018

Questa volta è intervenuto il presidente della Repubblica. Lunedì scorso Sergio Mattarella, dialogando con un gruppo di studenti ricevuti al Quirinale, ha tenuto una vera e propria lezione di educazione civica.

Il tema messo all’ordine del giorno è quello che su queste colonne nelle ultime settimane è stato molto dibattuto: pagare tutti le tasse per pagare meno. Sono state parole durissime, quelle pronunciate dall’inquilino del Colle. D’altronde, come potrebbe accadere diversamente avendo sotto gli occhi le cifre dell’evasione nel nostro Paese. Si parla di una somma iperbolica: 119 miliardi di euro per il 2018, come risulta da documenti ufficiali dello Stato italiano. Vogliamo tradurlo in lire? Sarebbero ben più di 200 mila miliardi.

Ma ci rendiamo conto? Solo a scriverle, certe cifre, viene la pelle d’oca. Sono tutte risorse sottratte alla collettività. Peggio ancora. Sono somme ingenti di denaro che se non paga Tizio, dovrà per forza pagare Caio, come scrissi in questo spazio lo scorso 24 ottobre. “I servizi comuni, la vita comune – ha detto lunedì il Presidente – sono regolati dalle spese pubbliche. Se io mi sottraggo al mio dovere di contribuire, sto sfruttando quello che gli altri pagano, con le tasse che pagano”.

Il ragionamento è chiarissimo. È la solita questione dei vasi comunicanti: un equilibrio è sempre da trovare. Solo che qui si tratta di miliardi di euro per i quali si va nelle tasche dei cittadini. I bisogni sono evidenti: sanità, pensioni, istruzione, strade, servizi di ogni genere, per una lista che sarebbe infinita.

Ciascuno deve partecipare secondo la propria capacità contributiva, come recita la Costituzione all’articolo 53. Non pagare i tributi è “l’esaltazione della chiusura in se stessi, dell’individualismo esasperato”, ha proseguito il presidente Mattarella. Un problema “serio”, anzi serissimo, si potrebbe aggiungere.

Una questione di giustizia, se la giustizia si può ancora invocare. Già, la giustizia. Mi viene in mente una frase tanto cara a don Oreste Benzi, attribuita a san Vincenzo De Paoli: “Non si può dare per carità ciò che è dovuto per giustizia”. E penso anche alle svariate raccolte fondi che si tengono in questo periodo prenatalizio. Certa carità non avrebbe bisogno di esistere se esistesse maggiore giustizia. L’ho già scritto, ma fa lo stesso. Lo ripeto ancora.

Alla fine, quindi, quel che deve cambiare, come ha indicato il Presidente, è il nostro modo di pensare, di agire. La mentalità. E la cultura. Nostre, non di altri. Inutile girarci attorno e cercare alibi. Le parole sono poche e non lasciano spazio a scusanti. E sono sempre del presidente Mattarella: “l’evasione è indecente”.

 

(*) direttore del “Corriere Cesenate” (Cesena)

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