Recensioni su novità al cinema: “L’ufficiale e la spia”, “Aspromonte” e “Storia di un matrimonio”

Uno dei film più applauditi a Venezia 76, “L’ufficiale e la spia” di Roman Polański con Jean Dujardin; il dramma socio-esistenziale “Aspromonte” di Mimmo Calopresti; il mélo familiare “Storia di un matrimonio” di Noah Baumbach con Adam Driver e Scarlett Johansson; la commedia macchiettistica e grottesca “Cetto c'è, senzadubbiamente” con Antonio Albanese

Cinema nel weekend. Ecco i principali titoli in uscita nelle sale da giovedì 21 novembre, raccontati puntualmente dalla rubrica del Sir e della Commissione nazionale valutazione film Cei. Tra le novità sono da ricordare: uno dei film più applauditi a Venezia 76, “L’ufficiale e la spia” di Roman Polański con Jean Dujardin; il dramma socio-esistenziale “Aspromonte” di Mimmo Calopresti; il mélo familiare “Storia di un matrimonio” di Noah Baumbach con Adam Driver e Scarlett Johansson; la commedia macchiettistica e grottesca “Cetto c’è, senzadubbiamente” con Antonio Albanese.

“L’ufficiale e la spia”

Si è conteso sino all’ultimo il Leone d’oro alla 76a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia. Parliamo di “J’accuse” di Roman Polański (vincitore comunque del Leone d’argento), che dal 21 novembre è in sala con il titolo “L’ufficiale e la spia”. Scritto dallo stesso Polanski insieme a Robert Harris – autore del romanzo originario –, il film racconta la storia dello scandalo Dreyfus nella Francia di fine ‘800, che coinvolse i vertici militari, la politica e la società tutta. Si tratta dell’accusa di tradimento per il capitano dell’esercito francese Alfred Dreyfus (Louis Garrel), di origini ebraiche, condannato in direttissima e mandato in esilio in un’isola dell’Africa. Tempo dopo il colonnello Georges Picquart (Jean Dujardin) si insospettisce sulle procedure adottate e inizia a riesaminare il caso, scoprendo non poche omissioni e falsificazioni.
“L’ufficiale e la spia” si muove su una sceneggiatura ben congegnata; è un thriller giudiziario che mette a tema la verità, ma anche la discriminazione verso la comunità ebraica nella Francia del tempo. Occupandosi dunque della manipolazione delle informazioni e del pensiero dell’opinione pubblica, facendo leva su forme montanti di antisemitismo, il film trova un immediato collegamento con l’oggi, con le sfide della società contemporanea. La regia di Polanski in tutto questo si rivela incisiva e robusta, capace di governare la macchina narrativa con grande vigore ed eleganza. Il film risulta a ben vedere una grande lezione di cinema, rendendo il racconto della Storia di forte attualità e presa. Inoltre, dell’opera vanno rilavate sia l’elevata qualità della messa in scena sia l’interpretazione di Jean Dujardin, così misurata e grintosa da lasciare il segno. Dal punto di vista pastorale, il film è consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

“Aspromonte. La terra degli ultimi”

Tra i suoi film più noti si ricordano “Preferisco il rumore del mare” e “La fabbrica dei tedeschi”. È Mimmo Calopresti, regista classe 1955, che è nelle sale con il film “Aspromonte. La terra degli ultimi” – dal romanzo di Pietro Criaco –, opera che racconta una storia di emarginazione e desiderio di riscatto nella Calabria dell’immediato Secondo dopoguerra. La vicenda è ambientata nel paesino di Africo, in cui la comunità è alle prese con la costruzione di una strada che lo colleghi con il resto del territorio e i suoi servizi; molte però sono le resistenze, in primis di chi è incapace di cogliere il bisogno di cambiamento. Interpretato da Valeria Bruni Tedeschi e Marcello Fonte, “Aspromonte” è un racconto western sul Sud d’Italia, desideroso di decollare verso il domani ma zavorrato da false promesse e lungaggini. Con una regia solida, Calopresti affronta l’argomento mettendo da parte moralismi e giustificazioni; la narrazione si mantiene asciutta, dolorosa, trovando qua e là passaggi più lievi. Dal punto di vista pastorale il film è complesso, problematico e per dibattiti.

“Storia di un matrimonio”

Anche “Marriage Story” è stato presentato a Venezia 76. Ora esce nelle sale per pochi giorni, con il titolo “Storia di un matrimonio”, prima di sbarcare sulla piattaforma Netflix. Firmato da Noah Baumbach, regista e sceneggiatore newyorkese classe 1969, il film è un mélo sulla crisi di coppia, quasi un omaggio hollywoodiano al classico di Ingmar Bergman “Scene da un matrimonio” (1973). La storia: Charlie e Nicole sono sposati da anni, con un bambino preadolescente. Lui è un regista teatrale in forte ascesa nel panorama di New York, lei è la sua musa nonché fulcro della dimensione familiare. Un quadro perfetto che si incrina quando emergono insoddisfazioni e silenzi.
Non calca solo tasti drammatici il regista Baumbach. Il film, infatti, è sì un confronto serrato tra due persone che si amano e ora non si trovano più, ma offre inoltre delle istantanee ironiche e godibili sulle dinamiche familiari, così come sulla società statunitense, in costante ricerca della ribalta nel mondo dello spettacolo. Il regista fa muovere i protagonisti tra New York e Los Angeles, richiamando il diverso standard socio-culturale tra le due città. Il film oltre a essere ben scritto e diretto, acquista forza grazie all’eccellente prova degli attori Adam Driver e Scarlett Johansson; soprattutto Driver si rivela versatile e sorprendente, ipotecando una nomination ai prossimi Globe oppure Oscar. Dal punto di vista pastorale, il film è complesso, problematico e adatto per dibattiti.

“Cetto c’è, senzadubbiamente”

Infine la commedia, di matrice italiana. Nelle sale arriva “Cetto c’è, senzadubbiamente”, terzo capitolo della saga dedicata al personaggio di Cetto La Qualunque, sagomato dal talentuoso Antonio Albanese. Nato come fenomeno inizialmente per la Tv, arriva al cinema nel 2011 con “Qualunquemente” e nel 2012 con “Tutto tutto niente niente”. Nell’insieme la commedia è di taglio ironico, graffiante e grottesca, una ridicolizzazione della società italiana raccontata solo per vizi, corruzione e grossolanità. Per appassionati del personaggio.

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