Vittime sul lavoro. Anmil: “Non raccontiamoci favole, nel 2019 già troppi morti”

Domenica 13 ottobre l'Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro organizza l'edizione 2019 della Giornata che vuole accendere i riflettori sul dramma degli incidenti sul lavoro. Quest'anno, da gennaio ad agosto, ad esempio, si sono registrati 685 infortuni mortali. Zoello Forni, presidente dell'Anmil, chiede che il Piano strategico per la sicurezza sul lavoro, annunciato dal Governo, si traduca in più controlli, mentre nel 2019 sono diminuiti, una maggiore sensibilizzazione su questi temi e una generale riforma dell'assicurazione contro infortuni e malattie professionali, per venire incontro alle esigenze mutate di vittime e loro familiari, oggi, rispetto alla disciplina attuale contenuta in un Testo unico del 1965

Un uomo di 57 anni è morto, venerdì 11 ottobre, a San Miniato (Pisa) mentre stava lavorando nei pressi di un oleodotto, incastrato da un trattore. Nella stessa giornata a Scandicci (Firenze), in una cartotecnica, un altro grave infortunio sul lavoro ha coinvolto un uomo di 51 anni. Sono le ultime due vittime di incidenti sul lavoro di un lungo elenco per questo 2019. Proprio a persone come loro è dedicata la 69ª Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro, che sarà celebrata domenica 13 ottobre, con manifestazioni in tutta Italia organizzate dalle sedi Anmil. La manifestazione principale si svolgerà quest’anno a Palermo. Per promuovere la 69ª Giornata è stata realizzata per l’Anmil dal regista Marco Toscani la campagna di sensibilizzazione intitolata “Non raccontiamoci favole”.

Da gennaio ad agosto 2019 si sono registrati 685 infortuni mortali (di cui 493 durante il lavoro e 192 in itinere) con una diminuzione, rispetto al 2018, del 3,9% (l’anno scorso erano stati 713). Tra le vittime di questi primi mesi del 2019, ci sono 58 donne e 627 uomini; 58 avevano fino a 34 anni, 443 dai 35 ai 59 anni, 119 dai 60 anni in su; 559 erano italiani e 126 stranieri. Per quanto riguarda la ripartizione geografica, 174 vittime erano del Nord-Ovest, 159 del Nord-Est, 141 del Centro, 151 del Sud e 60 delle Isole, mentre per settori di attività 73 appartenevano all’industria manifatturiera, 63 alle costruzioni, 56 ai trasporti, 29 al commercio, 20 ai servizi alle imprese. “Il lieve calo nei primi otto mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – ci spiegano dall’Anmil – non deve ingannare: fino a luglio il bilancio è peggiore per il 2019; ad alterare il quadro è stato il mese di agosto 2018, quando per il crollo del Ponte Morandi a Genova si sono registrati 15 morti di lavoratori in itinere e per due incidenti stradali in Puglia sono morti 16 braccianti agricoli. Purtroppo, già da settembre 2019 gli incidenti mortali sono tornati a crescere rispetto al 2018”. Lo scorso anno, ribadisce il presidente dell’Anmil, Zoello Forni, “sono stati denunciati all’Inail oltre 645mila infortuni, di cui 1.218 mortali. Un bollettino che sta proseguendo, con la stessa gravità, anche nel 2019, con un aumento degli incidenti mortali soprattutto in agricoltura, in Puglia, dove a un incremento delle ore lavorate e della produttività corrisponde un aumento della mortalità”.

Per il presidente dell’Anmil è positivo “l’impegno annunciato dal Governo di elaborare un

Piano strategico per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Un impegno che ha portato in poco tempo alla convocazione di un Tavolo di confronto con le parti sociali e le organizzazioni e che dovrà produrre – ci auguriamo – interventi rapidi e soprattutto incisivi. Innanzitutto, il Piano strategico dovrebbe intensificare i controlli, mentre i dati dei primi sei mesi del 2019 mostrano un calo del 9%, anche per una riduzione degli ispettori, e aumentare le sanzioni”. A monte, osserva Forni, “dobbiamo lavorare sulle coscienze e sulla cultura della sicurezza perché gli incidenti sul lavoro hanno ricadute non solo nell’immediato e su chi è direttamente coinvolto, ma anche sulle famiglie delle vittime”. Proprio in quest’ottica l’Anmil, ci racconta il presidente, “ha costituito la Fondazione ‘Sosteniamoli subito’ per le famiglie delle vittime perché, anni fa, quando capitava un incidente mortale, l’Inail metteva anche un anno, prima di completare la pratica istruttoria e di erogare la rendita ai superstiti. Ora, invece, le cose sono migliorate: l’Inail in due o tre mesi completa la pratica e, in caso di morte, versa un contributo di 10mila euro”. L’Anmil, prosegue Forni, auspica anche “una sensibilizzazione su questi temi rivolta direttamente alle aziende, il rafforzamento delle iniziative di formazione e informazione nelle scuole e una generale riforma dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, che sappia rendere la tutela più aderente al mondo di oggi, guardando al futuro. Attualmente, infatti, la disciplina è contenuta in un Testo unico emanato nel 1965, che ha riordinato normative anche più datate, con la conseguenza che oggi dobbiamo fare i conti con istituti obsoleti e con una tutela che non può più rispondere alle reali esigenze degli infortunati e delle loro famiglie”.

Tra gli incidenti sul lavoro, uno sicuramente tragico e imprevedibile è morire in una rapina. È quello che è successo a Nicola Lombardo, 44 anni, dipendente di una pompa di benzina a Palermo, colpito a morte il 20 giugno 2015, mentre era in servizio, e deceduto dopo poche ore in ospedale. Lombardo ha lasciato una vedova, Loredana Sarullo, all’epoca 37enne, e due bambini: un maschietto di 9 anni e una femminuccia di 4. “Quando è morto Nicola, non è finita solo la sua vita, ma anche la nostra – dice Loredana –. Mio marito è stato un padre e un marito esemplare:

mi sono ritrovata in un tunnel nero. Oggi per i miei figli sono madre e padre”.

Al momento della morte del marito, Sarullo era casalinga, ma dopo ha avuto bisogno di lavorare: “Ricevo una rendita dall’Inail, ma per mantenere due bambini e pagare l’affitto sono necessari molti soldi”. “Quando è morto mio marito, mi sarei aspettata che le istituzioni mi fossero più vicine, partecipi al mio dolore e al mio disagio, ma non è stato così – denuncia la donna –. A un anno dalla morte di Nicola ho organizzato una fiaccolata, per la quale ho avuto il sostegno dell’Anmil locale, che poi mi ha offerto un lavoro proprio nella sede di Palermo, dove faccio le pulizie. Per questo, dico che l’Anmil è la mia famiglia”. Così la vedova ha intravisto una luce alla fine del tunnel. “Quando ho iniziato a lavorare la mia bimba piccola era terrorizzata: associava alla parola lavoro morte e aveva paura che anch’io non tornassi più a casa. Ma – conclude –

non dovrebbe mai essere che lavoro è sinonimo di morte”.

Altri articoli in Italia

Italia