La Bce vuole la ripresa, i dazi fanno muro

La mossa della Bce lascia spazio ai Governi perché spingano la ripresa. Placa il nostro spread (differenza di rendimento fra i decennali pubblici di Italia e Germania) sotto i 150 punti, fa in modo che risparmiatori e investitori orientino i loro flussi altrove. Anche in Borsa. Questo spiega perché i listini crescono mentre l’economia vera, quella importante per le famiglie, langue

Farsi prestare denaro sarà meno costoso, l’interesse da pagare non sarà mai stato così conveniente. I nuovi mutui saranno meno impegnativi e i vecchi si potranno ricontrattare o sostituire alle nuove condizioni.  Le imprese potranno investire con costi limitati e gli Stati indebitati faranno meno fatica a ridurre i loro impegni e a contrarne di nuovi.

Non si può pretendere di più da una banca centrale, in questo caso la Bce (Banca centrale europea), che con diverse formule tecniche ha immesso liquidità. Cioè ha ridotto ancora i tassi di remunerazione (negativi) per il denaro che le banche depositano presso lo stesso istituto centrale. Spera che quei soldi vadano all’economia.

Il denaro, così come le merci di un mercato, risponde alla legge della domanda e dell’offerta. Se circola abbondante il prezzo (l’interesse) scende e viceversa. E’ come se la Bce dicesse alle banche: ”Prestate, prestate” e alle imprese e ai cittadini: “Investite, comprate”.

Mario Draghi – si scrive – ha usato il bazooka, nelle ultime settimane del suo mandato, per ottenere con i mezzi forti una ripresa degli investimenti e dei consumi europei. Lanciando un nuovo Qe (quantitive easing, acquisti da parte della banca centrale di titoli obbligazionari pubblici e privati di medio lungo termine con l’effetto di mantenere bassi i rendimenti) ha fornito un’indicazione per i primi mesi della gestione di Christine Lagarde.  Eppure mai come in questo caso il presidente italiano della Bce è stato criticato da colleghi francesi, tedeschi, olandesi e altri. Perché?

Gli anti-Draghi contestano che l’Europa, schiacciata nella battaglia mondiale dei dazi, sia così malmessa da richiedere un sostegno così vistoso. “Un pacchetto sproporzionato” hanno commentato.  Obiettivo della Bce è anche rialzare il tasso di inflazione “buono”, quello che non deriva da choc petroliferi o penuria momentanea di produzioni. L’inflazione “buona” è l’aumento dei prezzi che nasce da maggiori consumi per una maggiore serenità economica, quando crescono occupazione e salari in una corretta dinamica economica.  Far girare denaro abbondante in Europa dovrebbe innalzare il tasso di inflazione fino a ridosso del 2%, cosa che non sta avvenendo. Ed è un’altra contestazione mossa a Draghi.

Ma muovere il prezzo del denaro non sempre produce gli effetti attesi. Imprenditori e famiglie sono guardinghi, vedono scontri commerciali globali a suon di dazi contrapposti. Anche se il denaro ora costa poco non c’è in giro ottimismo.

Con la liquidità abbondante – altra ricaduta – le banche guadagno meno in quello che è stato il loro principale lavoro: prendere denaro dai risparmiatori pagando un interesse e prestandolo a chi lo richiede (famiglie, imprese, enti locali) a un tasso maggiore. E’, tecnicamente, il margine di interesse che rappresenta circa la metà dei ricavi delle banche italiane. D’altro canto – altro effetto della mossa Bce – le banche possiedono obbligazioni private e pubbliche (titoli di Stato) che, soprattutto se a tasso di interesse fisso, beneficiano dei tagli delle banche centrali. Avere garantito un interesse del 2,5-3% quando le nuove emissioni riconosceranno poco più dell’1% non è cosa da poco, il valore delle vecchie obbligazioni aumenta nei bilanci. Lo stesso vale per i risparmiatori che in genere tengono i titoli di Stato fino alla scadenza.

La mossa della Bce lascia spazio ai Governi perché spingano la ripresa. Placa il nostro spread (differenza di rendimento fra i decennali pubblici di Italia e Germania) sotto i 150 punti, fa in modo che risparmiatori e investitori orientino i loro flussi altrove. Anche in Borsa. Questo spiega perché i listini crescono mentre l’economia vera, quella importante per le famiglie, langue.

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