La politica e la metafora della spazzatura a Roma

Decidano amministratori e politici: non abbiano paura di scontentare qualcuno per il bene comune, di varare programmi a più lunga scadenza dei loro mandati. Se restano nel presente della comunicazione social o delle promesse mirabolanti, come è successo ai suoi predecessori e succederà all’attuale sindaca di Roma, politici e amministratori sarebbero comunque travolti dalla disperata mobilità di un elettorato che non ha più punti di riferimento e certezze, ma una sempre crescente esasperazione. Che impone di cambiare radicalmente logica

La fase acuta a Roma sembra essere rientrata. Piano piano si ritorna all’ordinaria situazione di emergenza. Non è (facile) ironia. Perché Roma ha giustamente un rilievo del tutto particolare: è pur sempre la capitale di un grande Pese europeo avanzato. Ma bloccato, costretto a correre in circolo, allo stallo.
Questo è il punto, ma al di là del merito e del lavoro dell’amministrazione capitolina, dalla vicenda rifiuti  nascono due lezioni, per Roma e per tutti.

Il consenso oggi sempre di più si raccoglie “contro”.

Noi cittadini elettori giustamente prima di tutto vogliamo protestare contro le troppe cose che non funzionano, ma non ci curiamo di progetti e di investimenti. E nessuno ormai si perita di presentarci progetti credibili, ma solo promesse roboanti. Così chi viene eletto altro non sa fare, perché ha raccolto consensi sulla base di tronfia retorica, che rinviare le decisioni scottanti e stringenti sulle cose da fare. Governare e amministrare diventa fare eco alla protesta dei cittadini sempre più esasperati e accumulare così non-decisioni. Ma questo genera ulteriore delusione in noi cittadini elettori, che infatti cambiamo rapidamente parere e dunque spostiamo di elezione in elezione il nostro consenso con somma facilità. Ma accorgendoci di correre in cerchio, sul posto. Basta, bisogna invertire il processo.

Per questo la spazzatura è la metafora della politica di oggi: non si costruiscono impianti di trasformazione per produrre energia e ricchezza perché si opinano tante controindicazioni ambientali e soprattutto perché questo richiede una lungimiranza che nessuno vuole rischiare.

Ma chi ha fatto gli investimenti a suo tempo sta bene, così crescono le diseguaglianze tra le diverse Italie, tra chi è bene e chi è male amministrato, come tra i diversi Paesi dell’Unione. A Roma le tasse sono le più alte e i servizi non funzionano.
Anche perché c’è chi ci guadagna dal circuito perverso delle inefficienze: quello dei rifiuti è il grande business della malavita organizzata e qui lo sguardo si allarga fino ai roghi dolosi di Milano. Se tutto è bloccato, l’emergenza alimenta le mafie.
Decidano dunque amministratori e politici: non abbiano paura di scontentare qualcuno per il bene comune, di varare programmi a più lunga scadenza dei loro mandati. Se restano nel presente della comunicazione social o delle promesse mirabolanti, come è successo ai suoi predecessori e succederà all’attuale sindaca di Roma, politici e amministratori sarebbero comunque travolti dalla disperata mobilità di un elettorato che non ha più punti di riferimento e certezze, ma una sempre crescente esasperazione. Che impone di cambiare radicalmente logica.

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