Aree interne. Il loro rilancio passa anche attraverso scuole sicure e innovative

Oltre 12 mila in tutta Italia con un milione di alunni e alunne. Sono le “piccole scuole” oggi al centro di un evento a Roma. Perché il rilancio delle aree interne passa anche attraverso un’istruzione di qualità

Scuole nuove ma soprattutto innovative nella didattica, nell’utilizzo di nuove tecnologie, nella riformulazione degli spazi, nel rapporto con il territorio e le comunità di riferimento. Sono le esperienze condotte nell’ambito della Snai (Strategia nazionale per le aree interne) e presentate oggi a Roma durante l’incontro “Rimuovere ostacoli a scuole nuove nelle aree interne”. Ad organizzare l’evento Cittadinanzattiva e il Forum disuguaglianze diversità (ForumDD), con la partecipazione di Snai, nell’ambito della terza edizione del Festival dello sviluppo sostenibile, promosso dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS).

Le aree che partecipano alla sperimentazione della Strategia nazionale coordinata dal dipartimento per le Politiche di coesione sono 72, coprono oltre il 60% del Paese, raggruppano 4.261 Comuni (il 53%) in cui vivono 13,5 milioni di abitanti. A disposizione per queste aree, secondo la relazione consegnata al Cipe a inizio maggio dal ministro per il Sud Barbara Lezzi, circa 566 milioni: 126 milioni dallo Stato e quasi 440 provenienti per la maggior parte dai programmi operativi dei fondi strutturali e di investimento dell’Unione europea.

All’interno di questo scenario si collocano

le “piccole scuole”, oltre 12 mila in tutta Italia con un milione di alunni e alunne,

ma dal confronto tra sindaci e coordinatori tecnici di Abruzzo, Sardegna, Emilia Romagna, Piemonte e Calabria emerge che

il cambiamento e il rilancio delle aree interne passa necessariamente per la realizzazione in queste aree di un’offerta di istruzione di qualità,

sostituendo plessi scolastici dispersi e obsoleti con istituti nuovi e “innovativi” per restituire motivazione e orgoglio ai ragazzi e le ragazze di questi territori. In sei delle 72 aree-progetto della Snai, cittadini, insegnanti e sindaci hanno trovato coraggio e forza per unificare l’istruzione in poli scolastici di qualità.

 

Abruzzo. La strategia per il Basso Sandro-Trigno prevede la realizzazione di un nuovo plesso scolastico che sia riferimento per 6 Comuni dell’area e che sarà caratterizzato da una didattica inclusiva, innovativa, ispirata alle caratteristiche del territorio e soprattutto aperto alla comunità. “E’ stata una scelta coraggiosa – racconta il sindaco di Carunchio (Chieti), Gianfranco Disabella – Ma adesso i tempi sono fondamentali. Dal 2015, quando c’è stata la dichiarazione d’intenti dei sindaci coinvolti, abbiamo avuto lo scorso 24 maggio il parere positivo da parte del Miur e l’inaugurazione è prevista per il 2025. Tempi troppo lunghi”.

Emilia – Romagna. Nell’area interna dell’appennino emiliano, invece, l’esperienza illustrata dal coordinatore tecnico dell’area Giampietro Lupatelli ha puntato alla creazione del micronido che ha riportato tante famiglie dal fondo valle.

Piemonte. Nell’arroccata valle Maira e Grana, in provincia di Cuneoi, cittadini, insegnanti e sindaci “hanno avuto il coraggio di portare il nuovo plesso scolastico a Prazzo, in alta valle, prevendendo anche una sezione dell’infanzia” e, “fiore all’occhiello, una foresteria per ospitare studenti e docenti ‘fuori sede’”, riferisce il sindaco di Canosio, Roberto Colombero.

Sardegna. Diversa la scelta operata nell’area del Gennargentu-Mandrolisai (Nuoro). Piuttosto che puntare ad un polo scolastico unico, riferisce il sindaco di Tonara, Flavia Giovanna Chiara Loche, si è deciso di investire sul sistema di trasporto locale “per consentire anche a chi viene da altri paesi di raggiungere i cinque istituti superiori e nello stesso tempo farli diventare un’eccellenza, puntando sull’innovazione della didattica, sia nella strumentazione che negli spazi, e in una offerta formativa focalizzata sulla vocazione turistica e agro-alimentare della zona”. Previsti incentivi economici per i docenti.

Calabria. Due esperienze a confronto, una “fallimentare”, come la definisce Giovanni Soda, responsabile regionale della Strategia per le aree interne, e una virtuosa. La prima ha interessato l’area del Reventino-Savuto, in provincia di Cosenza, dove la nuova scuola è stata bloccata dopo che la regione Calabria ha approvato una deroga che consentiva di mantenere in vita i plessi scolastici anche con solo 10 alunni. La seconda, nella Grecanica, in pieno Aspromonte, ha permesso invece di adeguare sismicamente un grande istituto scolastico non utilizzato, e con l’impegno degli 11 Comuni della zona, si è puntato alla Smart school, un modello di scuola innovativa e molto vicina alle tradizioni linguistiche e culturali della zona.

Tre, per Annalisa Mandorino, vice segretario generale di Cittadinanzattiva, le “pietre di inciampo che vanno rimosse perché le aree interne siano risorsa per il futuro, una risorsa che non possiamo sprecare: tempi troppo lunghi per l’approvazione dei progetti, norme poco flessibili e non ‘personalizzate’ sui luoghi, mancato confronto tra le istituzioni che spesso sembrano remare in direzioni opposte”. Da Fabrizio Barca, coordinatore del Forum DD, il monito a prendere sul serio l’abbandono dei territori rurali. “La sfida – assicura – è fare tesoro e portare a sistema le esperienze che funzionano. Le esperienze raccontate oggi dimostrano che

la scuola nelle aree interne può rispondere a quei criteri di qualità, diversità e innovatività che il futuro ci chiede”.

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