Cosa vedere in sala? Le novità dal 9 maggio

Il documentario di denuncia sociale “Che fare quando il mondo è in fiamme?” di Roberto Minervini, il dramma a pennellate umoristiche “Il grande spirito” di Sergio Rubini, la commedia surreale “L’uomo che comprò la Luna” di Paolo Zucca e il thriller “Red Joan” di Trevor Nunn con il premio Oscar Judi Dench

“Avengers: Endgame” è sempre più inarrestabile al box office, pronto a sbaragliare ogni record. Pochi titoli sono previsti in sala in questi giorni che ci seperano dal Festival di Cannes, dal 14 maggio. Nella rubrica di cinema del Sir e della Commissione nazionale valutazione film Cei ecco quattro titoli da approfondire: il documentario di denuncia sociale “Che fare quando il mondo è in fiamme?” di Roberto Minervini, il dramma a pennellate umoristiche “Il grande spirito” di Sergio Rubini, la commedia surreale “L’uomo che comprò la Luna” di Paolo Zucca e il thriller “Red Joan” di Trevor Nunn con il premio Oscar Judi Dench.

“Che fare quando il mondo è in fiamme?”

Roberto Minervini, classe 1970, è un regista italiano da anni radicato negli Stati Uniti, dove respira un cinema indipendente e di forte impegno sociale, lontano dalle dinamiche produttive tipicamente hollywoodiane. Dopo il duro e suggestivo “Stop the Pounding Heart” (2015), alla 75a Mostra del Cinema di Venezia nel 2018 ha partecipato in concorso con un altro film d’inchiesta ambientato negli USA. Si tratta di “Che fare quando il mondo è in fiamme?” (“What You Gonna Do When the World’s on Fire?”), un viaggio nelle periferie delle metropoli americane raccontando vite e difficoltà della popolazione afroamericana, stretta ancora da pregiudizi razziali e aggressioni discriminatorie. Il film girato tutto in bianco e nero, è un’alternanza di testimonianze e sguardi incisivi, di forte pregnanza e di grande intensità. Minervini è indubbiamente cresciuto, il suo sguardo cinematografico si fa più maturo, esperto e calibrato. La sua carica di denuncia, trova una via più solida e divulgativa, aprendosi maggiormente all’incontro con il pubblico. Un’opera un po’ prolissa, ma che comunque trova senso e chiaro interesse. Dal punto di vista pastorale, il film è complesso, problematico e adatto per dibattiti.

“Il grande spirito”

Oltre a essere un affermato e solido attore, lanciato da Federico Fellini nel film “Intervista”, Sergio Rubini a partire dagli anni Novanta si è confrontato anche con la regia. È infatti del 1990 “La stazione”, film d’esordio con la giovanissima Margherita Buy; sono seguiti poi “Il viaggio della sposa” (1997), “La terra” (2006) e “Dobbiamo parlare” (2015). Dal 9 maggio è nei cinema con “Il grande spirito” (2019), il racconto di due solitudini che si trovano sui tetti di un caseggiato di Taranto. Il primo, Tonino (lo stesso Rubini), è un ladro in fuga con il bottino, tallonato da altri malviventi; l’altro, Renato detto “Cervo nero” (Rocco Papaleo), è un visionario solitario, libero e controcorrente. Un duetto da cui nascono scintille e snodi umoristici. Ma sullo sfondo si staglia la città e sua la fabbrica, che offre futuro e morte insieme. Film interessante ma non pienamente risolto, di certo complesso e problematico per i temi affrontati.

“L’uomo che comprò la Luna”

Dopo l’esordio con “L’arbitro” (2013), il regista cagliaritano Paolo Zucca torna dietro la macchina da presa raccontando una commedia surreale sempre ambientata nella sua terra: “L’uomo che comprò la Luna”. Il film propone la storia improbabile di due agenti segreti, Dino e Pino (Stefano Fresi e Francesco Pannofino), incaricati scoprire chi è intenzionato a comprare la Luna, di fatto di “proprietà” statunitense… Se l’immaginazione resta in primo piano e getta sul racconto una patina di realismo umbratile e nascosto, a metà tra la fiaba e le cadenze del fumetto, è merito del regista quello di saper dosare i molti piani della trama e di essere in grado di trarne fuori sapori forti e coinvolgenti in una generosa mescolanza di suggestioni locali e di rimandi letterari. Malinconico e avventuroso, timido e gentile, attraversato da un sottile umorismo, il film si segnala per innovazione e indubbia originalità. Da valutare, dal punto di vista pastorale, come consigliabile, e in genere brillante.

“Red Joan”

Judi Dench è una signora del cinema e del teatro inglese. Vincitrice di una lunga serie di premi prestigiosi – Oliver Award, Tony Award, BAFTA, Golden Globe e anche un Premio Oscar nel 1999 nel film “Shakespeare in Love” per il ruolo di Elisabetta I –, che si dimostra una solida garanzia di professionalità e qualità. È nelle sale con “Red Joan” di Trevor Nunn, l’enigmatica storia vera della scienziata Joan Stanley, messa in stato d’accusa negli anni della sua vecchiaia per il sospetto di tradimento durante la Seconda guerra mondiale. Biopic a sfondo storico dalla confezione elegante, anche se non del tutto riuscito, dove comunque la Dench come di consueto fa la differenza.

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