Famiglie e imprese pagano lo stress in economia

Le imprese non sono nelle condizioni ottimali per avviare nuove attività e nuova occupazione. Dazi e frenata dell'economia mondiale inducono a un atteggiamento simile, ma non identico, a quello delle famiglie. Avviare un prestito per un nuovo progetto ha una complessità maggiore rispetto a un mutuo per la casa. Nell’ultimo rapporto mensile l’Associazione delle banche italiane (Abi) segnalava a marzo una richiesta di prestiti da famiglie e imprese limitato a +1,1%. Gli investimenti privati delle imprese scendono mentre qualche dato positivo è emerso a febbraio con una produzione in crescita dello 0,9% anno su anno, invertendo una tendenza negativa del 2018. Le imprese non possono fermarsi e ricostituiscono le scorte confidando in nuovi stimoli all’economia, in parallelo con i maggiori consumi attesi dalla distribuzione del reddito di cittadinanza, che il Governo ha preannunciato con un forte impegno di spesa pubblica

Una materia difficile come l’economia domina il dibattito politico e i temi collegati (pensioni, decreto dignità, reddito di cittadinanza, flat tax, domeniche lavorative) diventano altrettanti punti interrogativi sulla tenuta dei conti pubblici. Contribuiscono all’inusuale centralità i tanti dubbi dei partner europei, delle società di rating e dei centri studi che inquadrano tutto nel rallentamento della congiuntura internazionale. Le famiglie e le imprese sono sottoposte da mesi a uno stress ansiogeno frutto di polemiche esterne o domestiche, spesso interne alla maggioranza, fra voci di dimissioni del ministro dell’Economia (non date) e ipotesi di tassa patrimoniale (smentite). Come hanno reagito? Qualche comportamento emerge nei dati periodici a consuntivo.

Le famiglie, almeno quelle che hanno mantenuto una regolarità di entrate, sono tornate a risparmiare rispondendo a un Dna culturale che in Italia non è ancora disperso. Finché si può non ci si indebita, si va a intaccare il risparmio pregresso, si tira la cinghia e semmai si chiedono dei prestiti a familiari e amici che ovviamente non entrano nelle rilevazioni.

La ricchezza delle famiglie italiane vale secondo i dati aggiornati della Banca d’Italia circa 11mila miliardi (più di 4mila miliardi in forma finanziaria, titoli di Stato, altre obbligazioni, azioni, liquidità) e più di 6mila miliardi in immobili. L’indebitamento delle famiglie italiane è di 900 miliardi (probabilmente sottostimato) e in questo dato c’è tutta la vulnerabilità finanziaria di nuclei, singoli cittadini, nuovi italiani, aree che sono in affanno per mancanza o perdita di lavoro. La divaricazione è molto ampia. Chi ha avuto entrate abbastanza stabili (stipendi, pensioni, rendite da lavoro o immobiliari) è stato molto attento. Nel 2018 – come è noto – la spesa è aumentata dell’1,6% rispetto al +2,7% del 2017 e considerando che il reddito disponibile lo scorso anno è aumentato dell’1,9% si è determinato un certo recupero della capacità di accumulo.

La propensione al risparmio (quota risparmio lordo su reddito lordo) è risalita all’8,1% e va letta positivamente come atteggiamento di prudenza. E negativamente perché i consumi deboli non danno occupazione, si fermano le spese sanitarie, quelle culturali, le manutenzioni, il sostegno allo studio e altro. L’incertezza di questi mesi rallenta l’acquisto di casa tramite mutuo che nel 2018 era aumentato di un buon +6,2% per un valore di circa 50 miliardi. I mutui hanno tassi ancora favorevoli e i prezzi delle case non stanno salendo. Per comprare o cambiare casa occorrono delle entrate stabili. L’occupazione a tempo indeterminato nel febbraio scorso era inferiore di 65mila unità rispetto al febbraio 2018 mentre erano aumentati di 107mila unità i lavoratori a tempo determinato.

Le imprese non sono nelle condizioni ottimali per avviare nuove attività e nuova occupazione.

Dazi e frenata dell’economia mondiale inducono a un atteggiamento simile, ma non identico, a quello delle famiglie. Avviare un prestito per un nuovo progetto ha una complessità maggiore rispetto a un mutuo per la casa. Nell’ultimo rapporto mensile l’Associazione delle banche italiane (Abi) segnalava a marzo una richiesta di prestiti da famiglie e imprese limitato a +1,1%. Gli investimenti privati delle imprese scendono mentre qualche dato positivo è emerso a febbraio con una produzione in crescita dello 0,9% anno su anno, invertendo una tendenza negativa del 2018.

Le imprese non possono fermarsi e ricostituiscono le scorte confidando in nuovi stimoli all’economia, in parallelo con i maggiori consumi attesi dalla distribuzione del reddito di cittadinanza, che il Governo ha preannunciato con un forte impegno di spesa pubblica.

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