Gioco d’azzardo. Suor Pina Del Core (psicologa): “Vera e propria emergenza educativa”

Cosa significa essere dei buoni educatori in una società pervasa dall’azzardo? Ne abbiamo parlato con suor Pina Del Core, preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” di Roma

“L’azzardo è un fenomeno pervasivo, una vera e propria emergenza educativa. Non potevamo non prenderlo in considerazione”. È con queste parole che suor Pina Del Core, psicologa e preside dell’Università “Auxilium” di Roma spiega il motivo per il quale l’ateneo ha voluto organizzare la manifestazione “Con l’azzardo non si gioca”, terminata il 6 aprile. L’abbiamo incontrata nella giornata conclusiva dell’evento dedicata ad un percorso tematico e ad uno slot mob e le abbiamo chiesto di definire il ruolo dell’educatore di fronte alla realtà ormai ineludibile dell’azzardo.

Perché il vostro ateneo ha ritenuto così urgente organizzare una manifestazione sul tema dell’azzardo?
Per noi è un tema importantissimo perché ci occupiamo della formazione di educatori specializzati, psicologi dell’educazione, pedagogisti. Quella dell’azzardo è un’emergenza educativa e, quindi, non potevamo non prenderla in considerazione. Infatti, per noi l’educazione è soprattutto prevenzione. Educare vuol dire conoscere bene la situazione e rendersi consapevoli di come avvengono certi fenomeni. Bisogna, perciò, partire da qui e pensare all’intervento da attuare per ridurne i danni

Ha sottolineato prima la centralità della prevenzione nel processo di formazione e di sviluppo di una persona. A quali livelli si dovrebbe lavorare per un buon percorso pedagogico di prevenzione?
Prima di tutto bisogna informare, cioè offrire degli elementi di conoscenza non solo del fenomeno, ma anche del contesto. E, poi, bisogna conoscere i destinatari, ossia quelli che possono essere le vittime. Questa informazione, quindi, deve essere chiara, massiva, coerente e deve dare le motivazioni. Ad un secondo livello, invece, bisogna offrire la possibilità di conoscere ambienti, luoghi, persone, storie di vita che consentono di verificare in atto le conseguenze di certe scelte. Il fenomeno della dipendenza dall’azzardo è così complesso e vasto che tocca tanti ambiti, da quello macropolitico a quello educativo-familiare.
E, infine,

oltre allo studio e alla conoscenza, bisogna dare la possibilità di fare delle esperienze positive e di porre dei gesti per testimoniare che ci sono delle persone che fanno scelte diverse.

Noi, infatti, abbiamo organizzato uno slotmob per premiare un gruppo di giovani che hanno deciso di non mettere nel loro esercizio commerciale le slot machines. La scelta è piccola, però dare un incentivo e incoraggiamento a queste persone può essere un piccolo segno, una piccola “carta che si può giocare” per testimoniare che qualche passo è possibile.

Quindi, c’è bisogno di un intervento non solo educativo, ma anche politico…
Certamente. In particolare noi, come Facoltà universitaria di Scienze dell’Educazione, abbiamo come terza missione l’inserimento pieno anche nel territorio per poter dare un contributo e apporto. Lo slotmob di oggi potrebbe anche significare questo. Se poi i politici, locali o nazionali, colgono il segno, allora probabilmente si muove qualcosa e questo non può che darci speranza.

Si parla spesso di gioco d’azzardo. Eppure, l’attività ludica con i suoi aspetti ricreativi è una dimensione fondamentale della vita umana. Forse è opportuno cominciare a separare queste due parole?
Separarle è difficile, però credo si possa iniziare a giocare con le parole. Una cosa è “giocare d’azzardo”, un’altra è “mettersi in gioco”.

Noi possiamo mettere in gioco la nostra vita per qualcosa di grande e significativo.

Spesso si dice “non bisogna azzardarsi”, però è anche vero che la vita è fatta d’azzardo. Inteso, ovviamente, in senso positivo, cioè abbiamo bisogno di saper rischiare nella nostra vita.

Nell’azzardo, si sa, la posta in gioco non è solo il denaro, ma l’intera vita della persona. È come se l’azzardo avesse trovato il suo naturale terreno di sviluppo in una società che ha perso il valore della speranza…
È vero, infatti le statistiche ci dicono che i giovani giocano d’azzardo semplicemente per noia o perché non hanno più uno scopo. C’è un vuoto di affetti, di orientamenti esistenziali e di scelte. Papa Francesco, infatti, continua a dire ai giovani: “Mettete in gioco la vostra vita, non fatevi rubare la speranza”.

 

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