La Camera approva il decreto-legge sul reddito di cittadinanza: ecco le modifiche

Poiché sono state apportate delle modifiche al testo varato a suo tempo dal Senato, il cosiddetto “decretone” dovrà tornare a Palazzo Madama per l’approvazione definitiva. Il termine per la conversione in legge è estremamente ravvicinato – il 29 marzo – e dunque è del tutto ragionevole ipotizzare che i senatori licenzieranno il testo senza ulteriori correzioni. Vediamo allora quali sono i principali cambiamenti in materia di Rdc rispetto ai contenuti originari del decreto-legge presentato dal governo

Anche la Camera ha approvato il decreto-legge che introduce il reddito di cittadinanza (Rdc) oltre alle nuove norme sulle pensioni (la “quota 100”). Poiché però sono state apportate delle modifiche al testo varato a suo tempo dal Senato, il cosiddetto “decretone” dovrà tornare a Palazzo Madama per l’approvazione definitiva. Il termine per la conversione in legge è estremamente ravvicinato – il 29 marzo – e dunque è del tutto ragionevole ipotizzare che i senatori licenzieranno il testo senza ulteriori correzioni. Vediamo allora quali sono i principali cambiamenti in materia di Rdc rispetto ai contenuti originari del decreto-legge presentato dal governo.

La retribuzione ritenuta congrua per rendere obbligatoria l’accettazione dell’offerta di lavoro (pena la perdita del sussidio) sale a 858 euro, il 10% in più dei 780 euro fissati come minimo per il Rdc. I genitori con figli minori saranno tenuti ad accettare la proposta lavorativa entro i 250 km dalla residenza e non in tutto il territorio nazionale anche nel caso della terza offerta.

Aumenta il sussidio per le famiglie con disabili, ma in concreto l’incremento sarà ridottissimo: al massimo 50 euro con almeno due figli maggiorenni o tre minorenni.

A favore delle stesse famiglie, i limiti patrimoniali per ottenere il Rdc salgono da 5mila a 7 mila e 500 euro per ogni componente con disabilità. La pensione di cittadinanza potrà essere richiesta anche da nuclei in cui sono presenti persone con meno di 67 anni (il limite previsto in linea generale) che però siano in situazioni di salute gravi o di non autosufficienza.

Le separazioni e i divorzi avvenuti dopo il primo settembre scorso dovranno essere certificati da un verbale dei vigili urbani con l’obiettivo di evitare operazioni fittizie mirate ad aggirare le norme del decreto. Con la stessa finalità si prevede che se anche i genitori non sono né sposati né conviventi, l’Isee dovrà comunque essere comprensivo delle situazioni patrimoniali e reddituali di entrambi. Diventano ancora più restrittivi i requisiti richiesti agli extracomunitari. Dovranno infatti presentare, in aggiunta agli altri documenti, la certificazione del reddito, del patrimonio e della composizione del nucleo familiare da parte del Paese d’origine, tradotta e con il timbro del locale consolato italiano.

Il decreto recepisce anche l’accordo tra governo e regioni per le assunzioni dei “navigator” che dovranno aiutare i Centri per l’impiego nella ricerca di offerte di lavoro per i titolari del Rdc: Anpal servizi, la società dell’Agenzia per le politiche attive del lavoro, ne assumerà 3mila rispetto ai 6mila previsti in origine.

Per coloro che hanno presentato la domanda tra il 6 marzo e la conversione in legge, con modifiche, del decreto, viene prevista una clausola di salvaguardia: potranno percepire il sussidio per sei mesi durante i quali avranno la possibilità di fornire l’eventuale documentazione integrativa richiesta sulla base delle novità introdotte dal Parlamento.

Al momento le domande presentate sono di poco superiori alle 600mila su una platea potenziale stimata dal governo in 1 milione e 300 mila. Circa 200 mila sono state affidate alle Poste (e per una piccola quota effettuate online), oltre 400 mila sono passate per i Caf. Nel primo caso le regioni con più richieste risultano essere la Lombardia (26.492), la Campania (25.486), la Sicilia (21.071), il Piemonte (18.118) e il Lazio (17.971). Dai Caf, invece, arrivano per ora indicazioni diverse. Su 63.814 domande presentate ai Centri di Acli, Cisl e Uil entro il 15 marzo ed elaborate dal Sole24Ore, il 55,2% proviene dal Sud e dalle Isole, il 23% dal Nord e il 21,4% dal Centro. Soltanto il 6,7% dei richiedenti è costituito da under 30. Evidentemente i giovani risultano assai più spesso inseriti nei nuclei familiari piuttosto che emergere come soggetti autonomi. Si tratta comunque di dati provvisori e parziali. Gli stessi Caf fanno sapere di avere fissato numerosi appuntamenti per il mese di aprile, quando il decreto sarà stato convertito in legge e il quadro dei requisiti sarà più chiaro e definito. Bisognerà aspettare la metà del prossimo mese per avere numeri ufficiali non solo sulle domande presentate, ma soprattutto su quelle effettivamente accolte.

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