Dodici mesi con l’economia che si sta fermando

Posizioni diverse in economia sono emerse fra i due partiti al Governo, con i ministri tecnici spesso smentiti. Un clima ansiogeno che non è stato favorevole alla crescita. Gran parte degli stessi indicatori nel 2019 sono deboli e fermandoci al piccolo osservatorio prescelto l’indice di fiducia dei consumatori a febbraio era a 112,4 punti e quello delle imprese a 98,3 punti (ai minimi dal 2015). Se si guarda la Borsa mantiene i 20.500 punti e lo spread rimane a 254 punti. Non ai massimi ma sempre troppo alto e costoso

Non è facile separare gli effetti delle tensioni internazionali dalle scelte del Governo nato dal voto di un anno fa. Si possono ripercorrere le principali date e cercare negli indicatori economici alcune risposte. La congiuntura economica è peggiorata ovunque rapidamente negli ultimi mesi indebolendo i forti e mettendo in ginocchio i deboli. Fra questi l’Italia che si ritrova in recessione e non trova supporto nelle esportazioni. La guerra dei dazi, fra Cina e Stati Uniti innanzitutto, la frenata europea e i maldipancia nel Regno Unito per evitare Brexit hanno gelato le attese. Quando imprese, artigiani e professionisti vendono poco e hanno meno contratti per i mesi successivi scattano i tagli alla produzione, si rinviano assunzioni e investimenti.

La debolezza italiana ha tante cause e ha preso forma in un’incertezza cronicizzata. Dove tutto si ferma, prevalgono i rinvii.

Un anno fa, dalla consultazione regolare a scadenza, emerse una maggioranza di Centrodestra con la Lega molto più votata degli altri partner. La coalizione raccolse il 37% e il Movimento 5Stelle un notevole 32 percento. Staccato il Pd, avviato all’opposizione. In quel marzo di avvio delle consultazioni, lo spread (la differenza di rendimento fra titoli decennali pubblici italiani e tedeschi) era rimasto compreso fra i 125-135 punti. Mentre la fiducia dei consumatori e delle imprese, rilevata mensilmente dall’Istat, si posizionava a fine marzo rispettivamente a quota 117,5 punti per i consumatori e a 107,2 per le imprese. Gli indicatori economici sono anche altri: occupazione, produzione, ordini, export, acquisti di case, mutui e prestiti. In qualche modo hanno come retroterra la fiducia o meno di imprenditori e delle famiglie. Se si vuole si può aggiungere la Borsa che ha una dinamica diversa e che può essere influenzata da chi vende perché ha già guadagnato molto e da chi compra dopo un periodo di schiacciamento dei prezzi. Comunque a fine marzo l’indice dei maggiori 40 titoli italiani (Ftse Mib) si muoveva intorno ai 22.400 punti. Va ricordato che fino a ottobre in Europa era attivissimo il sostegno del Quantative easing (QE), un insieme di interventi per mantenere basso il costo del denaro che, fra l’altro, ha permesso di contenere le fiammate dello spread. Emergevano preoccupazioni per l’economia mondiale, ancora niente rispetto a quello che sarebbe accaduto nella seconda parte dell’anno.
Torniamo al calendario per posizionarci all’inizio di giugno, quando la sorpresa dell’accordo Lega-5Stelle, cementato nel Contratto di Governo, prese la forma dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Poco prima, per l’incarico all’Economia, venne scelto un tecnico come Giovanni Tria in sostituzione di Paolo Savona accusato di euroscetticismo. Se riprendiamo lo spread, aggiornandolo ai primi di giugno, lo ritroviamo a 220 punti. E i due indicatori scelti a 116,2 per la fiducia dei consumatori e a 105,4 per le imprese. L’indice Ftse cambiò rotta per scendere a 22mila punti.

Se è vero che gli operatori economici e le famiglie hanno bisogno di tranquillità e ottimismo per sviluppare al meglio i loro progetti, il Governo ha dovuto da una parte gestire eventi esterni (il dramma del cavalcavia Morandi in piena estate, poi l’indebolimento della congiuntura) e dall’altra ha puntato anche in economia a rispondere alle mille promesse elettorali, scontro con la Ue compreso.

Un mix di messaggi di privatizzazioni e contemporaneamente di ruolo pubblico nell’economia pur con un debito altissimo. Posizioni diverse in economia sono emerse fra i due partiti al Governo, con i ministri tecnici spesso smentiti. Un clima ansiogeno che non è stato favorevole alla crescita. Gran parte degli stessi indicatori nel 2019 sono deboli e fermandoci al piccolo osservatorio prescelto l’indice di fiducia dei consumatori a febbraio era a 112,4 punti e quello delle imprese a 98,3 punti (ai minimi dal 2015). Se si guarda la Borsa mantiene i 20.500 punti e lo spread rimane a 254 punti. Non ai massimi ma sempre troppo alto e costoso.

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