La Giornata della memoria anche al cinema. Le novità in sala

Nel 2019 diversi sono i titoli in sala, pensati come proposte per scuole, parrocchie, famiglie e in generale tutti coloro che sono impegnati nel non dimenticare. Il Sir, insieme alla Commissione nazionale valutazione film Cei, ha visto in anteprima i film in uscita tra 24 e 27 gennaio

Ogni anno, con l’avvicinarsi della Giornata della memoria, il 27 gennaio, si regista un’ampia presenza di film tra cinema e televisione dedicata alle vittime della Shoah. Nel 2019 diversi sono i titoli in sala, pensati come proposte per scuole, parrocchie, famiglie e in generale tutti coloro che sono impegnati nel non dimenticare. Il Sir, insieme alla Commissione nazionale valutazione film Cei, ha visto in anteprima i film in uscita tra 24 e 27 gennaio.

“L’uomo dal cuore di ferro”

Da un fatto storico, raccontato dal romanzo di successo “HHhH” di Laurent Binet, Premio Goncourt nel 2012, è tratto il film “L’uomo dal cuore di ferro” firmato da Cédric Jimenez. La storia: Reinhard Heydrich, generale dell’esercito tedesco, finito tra le fila del nazismo al seguito di Heinrich Himmler, è tra i principali promotori della “soluzione finale” contro gli ebrei. Il film racconta la sua rapida ascesa nonché la sua crescente follia omicida, ma anche l’azione della resistenza cecoslovacca attraverso l’operazione “Anthropoid”: l’uccisione di Heydrich. Film ad alta tensione dallo svolgimento compatto, che tratteggia con efficacia e vigore il volto del male, il lucido delirio nella piramide decisionale del Terzo Reich, così come il coraggio di chi non si arrese per un’idea di libertà. Funziona bene la regia di Cédric Jimenez, supportata da un valido cast, tra cui Jason Clarke e Rosamund Pike. Tra i film che hanno il compito di ricordare le tragedie vissute dall’Europa “L’uomo dal cuore di ferro” si ritaglia un posto di forte attenzione, per la opportuna sintesi di verità storica e finzione narrativa. Dal punto di vista pastorale, il film è complesso, problematico e adatto per dibattiti.

“Chi scriverà la nostra storia”

È un documentario scritto e diretto da Roberta Grossman “Chi scriverà la nostra storia”, che racconta un episodio poco esplorato dalla cinematografia recente riguardante il Ghetto di Varsavia. La regista fa memoria del coraggio e della determinazione dello storico Emanuel Ringelblum e di tanti giornalisti e studiosi ebrei richiusi a Varsavia poco prima della deportazione, periodo in cui affidarono a 60mila pagine i loro ricordi. Questi documenti sono stati poi interrati con la distruzione del ghetto e la deportazione verso i campi di sterminio; documenti ritrovati anni dopo che costituiscono un prezioso tracciato delle storie di resistenza dinanzi all’aggressione spregiudicata del male. Il documentario è costruito in maniera equilibrata, accompagnando lo spettatore a vivere la quotidianità tragica della città polacca; un racconto attento e di forte emotività. Al di là di qualche sbavatura narrativa, il film è un’opera valida per una lettura esaustiva della storia di quegli anni e soprattutto per ridare voce a chi è stato ridotto al silenzio dal nazismo. Il film è complesso, problematico e adatto per dibattiti.

“La douleur”

“La douleur” di Emmanuel Finkiel, con protagonista Mélanie Thierry, uscito in sala già dal 17 gennaio, è la trasposizione del romanzo della scrittrice francese Marguerite Duras. La Duras ha affidato alla pagina scritta i ricordi degli orrori del nazismo in Francia e il trauma delle deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento – compreso il marito Robert Antelme, internato a Dachau –, descrivendo in particolar modo l’angoscia deflagrante nel suo cuore perché risparmiata da tanta ferocia. Il regista mette a fuoco l’animo disperso della donna vittima di un tempo di abusi e privazioni. La riflessione trova il punto culminante quando Marguerite se la prende con se stessa per essere ancora viva e quando dubita dell’esistenza del marito, scambiando la sua attesa per una brutta favola. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

“Schindler’s List”

Nel 1994 “Schindler’s List” di Steven Spielberg vinse ben 7 Premi Oscar, tra cui miglior film e regia, offrendo un momento di grande risonanza al racconto della Shoah. Ora a distanza di 25 anni l’opera esce nuovamente in sala per incontrare una nuova generazione di spettatori e squadernare il loro orizzonte alla visualizzazione della tragedia dell’Olocausto, una delle notti più buie e atroci dell’umanità. Sorretto da un solido cast, il film si snoda in un efficace bianco e nero che non ammorbidisce l’urto della tragedia o la sua complessità, bensì ce la restituisce come un nitido documentario d’epoca. “Schindler’s List” segna un cambio di passo nella carriera del regista, da sempre un talento visionario nel panorama americano: il suo stile originale e innovativo trova infatti un’ulteriore forza narrativa con il tema trattato. Nel 1994 la Cnvf ha espresso la valutazione pastorale di accettabile-riserve, realistico e adatto per dibattiti (“Segnalazioni cinematografiche”, Vol. 117, pp. 273-277).

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