All’Ospedale di Trento un intervento innovativo sugli aneurismi cerebrali. Chioffi (primario): “Vogliamo che non ci siano conseguenze negative per il paziente”

La tecnica applicata agli aneurismi cerebrali intatti, denominata awake clipping, prevede il risveglio intra-operatorio del paziente per monitorare le funzioni linguistiche, motorie complesse, visive e della elaborazione delle emozioni durante l’applicazione della clip metallica a chiusura del vaso dilatato

È stato eseguito con successo il primo intervento di esclusione di aneurisma intatto dell’arteria cerebrale media dell’emisfero sinistro con paziente in condizioni di veglia (awake surgery), presso l’Unità operativa di neurochirurgia dell’Ospedale di Trento. La tecnica, applicata agli aneurismi cerebrali intatti, denominata awake clipping, prevede il risveglio intra-operatorio del paziente per monitorare le funzioni linguistiche, motorie complesse, visive e della elaborazione delle emozioni durante l’applicazione della clip metallica a chiusura del vaso dilatato. “Non è un intervento senza anestesia, ma un lavoro di squadra nel quale la componente anstesiologica ha forse il merito maggiore” spiega Franco Chioffi, direttore dell’Unità operativa di neurochirurgia: “Questa tecnica è già in uso nei maggiori centri per la chirurgia dei tumori celebrali. Consente, infatti, di estendere la resezione fino ai margini funzionali e di sapere se con l’asportazione si sta provocando un danno. È il monitoraggio più fedele, in cui non si sono falsi positivi o negativi”.

Gli aneurismi celebrali sono malformazioni congenite o acquisite delle pareti delle arterie del cervello che si manifestano nella maggior parte dei casi in seguito a una rottura, con conseguente emorragia subaracnoidea o cerebrale. Sempre più spesso però, osserva Chioffi, vengono diagnosticati grazie ai macchinari di neuroimaging in modo incidentale: “Talvolta a seguito di approfondimenti diagnostici eseguiti per altre patologie come cefalea, traumi cranici, patologie del distretto carotideo”. Se l’aneurisma viene riscontrato prima della rottura può essere sottoposto a trattamento, chirurgico o endovascolare, per prevenire una potenziale emorragia cerebrale.

“L’aneurisma può essere una bomba, ma è altrettanto vero che potrebbe rimanere in quella sede a vita senza dare problemi. Le linee guida indicano, per certi tipi di caratteristiche della malformazione e del paziente, un rischio di sanguinamento elevato. In questo caso, l’intervento è indicato. La questione è azzerare i rischi – spiega il direttore -, perché il trattamento è comunque complesso sia che lo si faccia per via chirurgica che per via endovascolare. Dobbiamo garantire che non ci siano conseguenze negative, e non è facile”.

Il trattamento chirurgico consiste nel posizionare una clip metallica a chiusura della dilatazione ricostituendo il normale profilo del vaso da cui essa origina. Questo trattamento è, nella maggior parte dei casi, definitivo nel senso che il paziente può considerarsi guarito ma è gravato da rischi rilevanti, specie se si considera che i pazienti candidati al trattamento sono per lo più giovani, senza deficit neurologici né problematiche mediche di rilievo e che hanno una vita assolutamente normale.

Le principali possibili complicanze sono generalmente legate all’imperfetta chiusura dell’aneurisma con stenosi del vaso portante o dei suoi rami di divisione e conseguenti eventi ischemici in territori cerebrali particolarmente rilevanti dal punto di vista funzionale.

“Anche quando in sala operatoria sembra che sia stato eseguito tutto correttamente – precisa Chioffi -, possono esserci falsi negativi. Magari il paziente si sveglia e si scopre che è afasico o emiplegico. Nel caso dell’intervento di qualche giorno fa, abbiamo documentato come la chiusura temporanea del vaso portante abbia provocato in 20 secondi una afasia e una emiplegia alla paziente, che si è risolta immediatamente dopo aver chiuso l’aneurisma e tolto la clip sul vaso portante”.

L’equipe è composta dal neurochirurgo, due anestesisti dedicati, un neuropsicologo e il personale di sala operatoria. Per il direttore, si tratta di “una buona strada da intraprendere per questo tipo di situazioni”: “Non siamo stati i primissimi al mondo, ma i numeri sono ancora esigui. Può essere un percorso valido per aneurismi celebrali intatti, con aspetti critici nella morfologia con il clippaggio che deve essere eseguito in maniera estremamente corretta”. All’Unità di neurochirurgia dell’Ospedale di Trento circa il 23% dei pazienti provengono da fuori Regione, escludendo le urgenze e l’utenza turistica. Le principali specialità mediche eseguite, oltre agli aneurismi, sono i tumori celebrali e la chirurgia vertebrale.

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