Giovanni Marcora: il ministro dell’Agricoltura “spiato” da Washington

Grazie alle ricerche di Emanuele Bernardi emerge una lettura inedita della figura del ministro Marcora (1922-1983), partigiano, imprenditore, poi tra i leader democristiani negli anni '60 e '70. Lo storico della “Sapienza” spiega in un libro - promosso dal Centro Studi Marcora di Inveruno ed edito da Studium -, che viene presentato sabato 24 novembre a Milano, i risultati delle sue ricognizioni presso i National Archives del Maryland (Stati Uniti). Lo studioso illustra per il Sir alcuni aspetti della figura del politico lombardo, ininterrottamente ministro dell’Agricoltura per quasi sette anni, con un affresco dell’Italia di quegli anni

Il ministro Giovanni Marcora nel suo studio a Roma. Sotto, Emanuele Bernardi, autore della ricerca negli archivi storici statunitensi

Giovanni Marcora ministro dell’Agricoltura è figura raramente considerata nella storia delle relazioni internazionali del nostro Paese. I documenti americani dimostrano viceversa come vi fosse una fortissima attenzione verso di lui, all’interno delle relazioni diplomatiche tra l’Europa, gli Stati Uniti e l’Italia. Marcora incontrò gli ambasciatori americani a Roma (da Volpe a Gardner), molto interessati a riferire a Washington sui progetti politici del ministro, sia nell’ambito della Politica agricola comunitaria (Pac) discussa a Bruxelles, sia per quanto riguardava il posizionamento della corrente democristiana della “Base” di fronte alle grandi questioni politiche del tempo, in particolare l’apertura o meno al Partito comunista italiano guidato da Enrico Berlinguer (il cosiddetto “compromesso storico”).
Si evince dalle carte d’archivio di Washington un misto di curiosità, interesse, ma anche contrarietà e opposizione ai disegni del ministro.
I diversi dipartimenti e osservatori americani (tra i quali anche la Central Intelligence Agency) monitorarono i difficili dibattiti europei sulla Pac, che s’intrecciarono alle spinte statunitensi per una nuova ondata di liberalizzazioni, proprio in quei settori dell’agricoltura italiana – gli ortofrutticoli – che Marcora viceversa voleva tutelare, in difesa degli interessi soprattutto dei produttori meridionali. Interdipendenza e multilateralismo vivono una fase di tensione commerciale, rispetto ad interessi economici sempre più contrastanti.
Ne emerge un quadro sfaccettato, con un Marcora presentato dagli osservatori come battagliero solitario e insofferente circa le pressioni americane; indisponibile ad accettare lo scambio prospettato dalla Germania tra il “pacchetto mediterraneo” e l’apertura commerciale ad alcuni prodotti agricoli americani; deciso a minacciare le proprie dimissioni in difesa di un interesse nazionale che sente minacciato da una squilibrata posizione dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei e allo stesso alleato americano.
L’atlantismo dei governi italiani e la preminenza della politica estera sulla politica agricola, non riescono dunque a risolvere un braccio di ferro sotterraneo, che Marcora sostiene fino ad ottenere l’uso da parte italiana di strumenti come la “riserva” (sospensione del giudizio, minaccia di non firmare l’accordo), ricevendo il consenso dell’opinione pubblica, del proprio partito e anche quello del Pci (con Napolitano in particolare).
I documenti americani ci raccontano infine della storia di un pezzo importante della diplomazia italiana in Europa rispetto alla costruzione della Pac, e di una serie di figure e interessi impegnati nelle relazioni economico-commerciali poco conosciuti, facendoci entrare in intrecci fitti tra politica, commercio ed economia. Focus anche sulle nuove leve della Dc, in particolare Roberto Mazzotta e la sua rottura con Marcora, e sulla Milano in espansione economica ed edilizia, una sorta di “laboratorio” politico, ove si sperimentano nuovi equilibri, con l’ipotesi contrastata di un’apertura al Pci. Non manca un piccolo e successivo riferimento a Silvio Berlusconi, mentre scopriamo che il console di Milano Thomas Fina monitora e segue le vicende all’interno della Dc, intervistando figure ed esponenti del mondo economico e religioso, fra cui il cardinale Giovanni Colombo.

(*) Università “Sapienza”, Roma

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