Italia e politica: per i cattolici serve una regia efficace per dare voce a tutti i soggetti

Al di là dei numeri, la Chiesa in Italia e i cattolici italiani hanno sempre avuto e non possono non avere una connotazione “popolare”. Perderla, anche solo nell’auto-consapevolezza, sarebbe imperdonabile. Al contrario è un principio di azione, per lanciare un’opera di ri-ordinamento. A cominciare da una azione critica, di denuncia delle propagande e delle falsità e di proposta a partire dai bisogni reali

Un’Italia fragile, un Paese sospeso. Il cardinale Bassetti ha utilizzato, per descrivere sinteticamente la situazione italiana di oggi, due aggettivi efficaci. Ci dicono di un quadro preoccupante, pieno di contraddizioni, ma anche aperto. O, più esattamente, agonistico. Nel senso che nulla è inevitabile. Nessun processo è ad esito obbligato.
Anche se tutti si affannano a persuaderci del contrario. Ovvero ad arruolarci come spettatori o tifosi.

L’aria che tira suggerisce che stia andando in scena una sorta di recita collettiva, basata su un copione con ruoli precisi.

Un copione che tra l’altro di fatto non contempla un ruolo per i cattolici nella vita pubblica. Giustamente allora si legge nel comunicato finale dell’Assemblea della Cei la denuncia di una situazione bloccata caratterizzata da “un linguaggio corrente tante volte degradato e aggressivo”, per cui siamo precipitati in “un confronto umiliato dal ricorso a slogan che agitano le emozioni e impoveriscono la riflessione e l’approfondimento” segno di “una polarizzazione che divide e schiera l’opinione pubblica, frenando la disponibilità a un autentico dialogo”.

Si alza la temperatura dello scontro per impedire un confronto.

Ma quello che vediamo all’interno non è che il riflesso di un quadro internazionale in cui l’Europa, ovvero l’Unione europea, rischia di essere la posta di uno scontro tra giganti mondiali. Una Europa, peraltro, che ci mette del suo, priva di appeal, di attrazione ideale e morale. Ma anche priva di alternative.
In realtà, se fallisce l’Italia, così come se fallisce l’Europa non ci sono un’Italia e un’Europa di riserva, ha ribadito Bassetti.
Dunque occorre reagire. Ciascuno secondo la sua responsabilità e le sue possibilità. Cosa che vale anche per quella comunità che è la Chiesa in Italia e che sono i cattolici, tanto come singoli che nelle molteplici forme associative che ancora sussistono e che rappresentano una grande ricchezza sociale.
Il presidente della Cei ha ricordato due nomi, Toniolo e De Gasperi. A maggio aveva ricordato Sturzo. Rappresentano rispettivamente le stagioni dell’intransigenza e dell’azione sociale, quella della proposta politica e poi dell’impegno per il governo.

Oggi il copione di cui dicemmo prevede per la Chiesa e i cattolici italiani l’impegno per il sollievo alle emergenze, la povertà, gli immigrati, gli emarginati. E nulla più.

In realtà, al di là dei numeri, la Chiesa in Italia e i cattolici italiani hanno sempre avuto e non possono non avere una connotazione “popolare”. Perderla, anche solo nell’auto-consapevolezza, sarebbe imperdonabile. Al contrario è un principio di azione, per lanciare un’opera di ri-ordinamento. A cominciare da una azione critica, di denuncia delle propagande e delle falsità e di proposta a partire dai bisogni reali.
Con grande franchezza e sguardo ampio. Serve però una regia discreta ma efficace, tale da valorizzare e dare voce a tutti i soggetti. Purtroppo, però, ancora non si profila all’orizzonte.

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