Società. Bonazzi (filosofo): “Dai greci antichi non risposte ma sfide per l’uomo di oggi: dialogare per non alimentare odio e violenza sociale”

“I greci sapevano che quando si smette di parlare e di dialogare prima o poi si arriva alla guerra”: è quanto afferma il filosofo Mauro Bonazzi, docente di Storia della filosofia antica presso l’Università di Utrecht (Olanda), con il quale abbiamo provato a leggere “con gli occhi dei greci” i tormenti e i problemi di oggi. Salvo accorgerci che sono gli stessi di tutti i tempi: la democrazia, la politica, l’integrazione, la giustizia, la guerra, la felicità, l’amore, l’odio. Così piuttosto che continuare “a non farsi domande, a lasciarsi vivere, a seguire la massa” sarebbe meglio “cercare di dare un senso alla vita che merita di essere vissuta. Con la convinzione che vivere una vita felice dipende da ciascuno di noi e che non si può essere felici da soli”. Dai Greci, insomma, non arrivano risposte, ma sfide per l'uomo di oggi

“Non risposte ma sfide. Gli antichi erano tormentati come lo siamo noi oggi, con la stessa voglia di andare oltre i pregiudizi, le ideologie e i luoghi comuni, di cercare altro, di dare un senso alla vita che merita di essere vissuta. Con la convinzione che vivere una vita felice dipende da ciascuno di noi e che non si può essere felici da soli. Dalla felicità all’amore e alla morte, dalla giustizia alla forza, all’amicizia e alla nostalgia, dalla virtù alla democrazia e al potere: tocca a noi dare un senso alle nostre vite. Ciò che conta è quello che noi faremo di noi stessi”: i tormenti di ieri e di oggi nelle parole di Mauro Bonazzi, docente di Storia della filosofia antica presso l’Università di Utrecht (Olanda) e l’Università Statale di Milano, che lo scorso 6 novembre, a Subiaco (Rm), ha tenuto una conferenza agli studenti del locale Istituto superiore “Braschi-Quarenghi” intitolata “Con gli occhi dei greci e con i nostri”, come il titolo del suo libro “Con gli occhi dei Greci – Saggezza antica per tempi moderni” (ed. Carocci).

Suonano sempre più attuali le parole di Aristotele (Metafisica): “se non si capiscono le domande non si troveranno mai le risposte giuste. Quelli che vogliono trovarsi con le difficoltà risolte prima devono averle affrontate bene, perché la liberazione dalle difficoltà è la soluzione delle difficoltà che si sono affrontate prima; ma non è possibile sciogliere i nodi che non si conoscono e le difficoltà incontrate dal pensiero aiutano appunto a vedere i nodi che si trovano nelle cose”. “Solo così impareremo ad affrontare la complessità che ci circonda – afferma Bonazzi – e per questo ancora oggi vale la pena mettersi davanti al mondo con gli occhi dei greci”. A margine dell’incontro il Sir ha posto alcune domande al filosofo.

Prof. Bonazzi, guardare ‘con gli occhi dei greci’ i principali mutamenti e problemi della nostra società può davvero servire a comprenderli e a dare risposte?
I problemi veri sono pochi e sono sempre gli stessi, solo che cambiano le parole per dirli. Non c’è argomento di cui i greci antichi non si siano occupati. Per questo motivo si tende a credere che abbiano trovato le risposte a tutte le domande e soluzioni a tutti i problemi. Ma si tratta di una lettura superficiale del mondo antico che ne trascura l’intensa ricchezza. Credo invece che vedere le cose con gli occhi dei greci sia un modo per osservarle da posizioni diverse e guardando gli aspetti che qualcuno potrebbe aver trascurato. Questo ci permette di capire meglio la natura del problema e trovare una risposta migliore. Quello che possono fare i greci è aiutarci a vedere meglio i problemi e le domande.

Le risposte se le deve dare ognuno, nessuno può darci risposte.

Forse noi moderni ci siamo troppo adagiati sulle nostre idee evitando di approfondirle?
Non è certo solo un problema dei moderni ma di tutti gli esseri umani che tendono a fondarsi sulle proprie abitudini e sulle proprie convinzioni senza mai preoccuparsi di metterle in discussione che è un esercizio sempre molto faticoso. Studiare problemi da prospettive diverse è utile proprio per vedere che le cose non sempre vanno come pensiamo debbano andare. Possono andare diversamente da come siamo abituati a pensare e anche meglio.

Pensare è faticoso, così invece di essere affamati di profondità siamo sprofondati nella cultura superficiale spacciata dai social…

Anche questo è un problema che c’è sempre stato. Socrate portava avanti le sue polemiche perché c’era la stessa tendenza nelle persone a non farsi domande, a lasciarsi vivere, a seguire la massa. È sempre utile ieri come oggi che ci sia qualcuno che provi a svegliare la gente, a provocarla. Ma è un compito faticoso.Potrebbe, forse, essere il filosofo a svegliare la gente: ma chi è oggi il filosofo?
Non lo sa nessuno. Ci sono diversi modelli di filosofia che da sempre si sono fronteggiati. Ci può essere un filosofo politico che cerca di aiutare la città correndo anche dei rischi e un filosofo che vuole conoscere il senso ultimo della realtà e si disinteressa, almeno in parte, della città. Sono due modelli, Platone contro Aristotele, Hegel contro Marx, lo scienziato contro il politico. Non lo sa nessuno.

I problemi dei greci, diceva poco fa, sono gli stessi dei nostri tempi: la democrazia, la politica, l’integrazione, la giustizia, la guerra, la felicità, l’amore, l’odio. Come giudicherebbero i greci quanto accade oggi nelle nostre società?
Credo che su alcune questioni si stupirebbero vedendo il nostro modo di affrontare i problemi.

Pensiamo alla felicità e a tutta l’attenzione che viene data al godimento, al successo, a discapito invece di una riflessione su che cosa rende una vita compiutamente felice. Credo che questo ai greci sarebbe sembrato assolutamente insensato.

Prendiamo il tema della giustizia: si continua a discutere su quale sia il fondamento della giustizia, se esiste o se è il risultato di decisioni umane.

Cosa potrebbe offrire, invece, la speculazione greca alla politica di oggi?
Innanzitutto una riflessione sulla democrazia che in Grecia trova la sua origine. La democrazia è stata osteggiata per millenni ma fino a poco tempo era ritenuta unico modello politico di riferimento. C’è stata una lettura un po’ pigra della democrazia prendendo per assunto che fosse l’unica forma di governo possibile nel mondo occidentale. Proprio adesso che la democrazia sta entrando in crisi sarebbe interessante riflettere meglio sull’esperienza democratica greca ateniese che a sua volta ha vissuto gli stessi problemi cercando di correggerli. Il punto più importante per me è che troppo spesso non ci rendiamo conto che i valori su cui fondiamo la nostra vita in comune, come il bene e la giustizia, sono frutto di una scelta collettiva di cui bisogna essere consapevoli e responsabili. Chiedersi che cosa è la giustizia, cosa è il bene… Ripercorrere le riflessioni sul bene, sulla politica, sulla giustizia potrebbe aiutare a riflettere meglio sui nostri problemi.

Potrebbe essere utile oggi ripetere quella professione di ignoranza tanto a cara a Socrate: “so di non sapere”?
Direi di sì. Ci sono dei parallelismi tra la nostra società e il mondo antico. In particolare noto, così come nel mondo ateniese, che viviamo in una società che ha un po’ perso l’idea dei valori condivisi. Questo produce una sorta di tensione permanente perché ognuno vuole imporre le proprie ragioni e valori. È una specie di rumore di fondo che sta spingendo la gente a chiudersi nelle proprie convinzioni rifiutando il confronto con gli altri.

Chi dice ‘io non lo so’ è colui che non vuole aggiungere la propria voce a questo rumore

ma che cerca di ragionare insieme agli altri per ricreare le condizioni di dialogo in modo che tutti si rendano conto che le opinioni possono essere diverse. Così si gettano le basi di una società in comune.

Parole che, alla luce di quanto vediamo oggi, hanno il sapore di una rivoluzione…
Ma è una rivoluzione tranquilla: quella di uno che non vuole imporre niente ma che vorrebbe riavvicinare le persone permettendo loro di tornare a parlare. Questo è un punto che i greci avevano molto chiaro.

Sapevano infatti che esiste una tendenza innata dell’essere umano a cadere nella tentazione dell’odio, della rabbia, dell’uso della forza e della violenza che poi produce sconquassi. Una tentazione molto forte cui è difficile resistere. Compito di un politico, di un filosofo è frenare questa tentazione. I greci sapevano che quando si smette di parlare prima o poi si arriva alla guerra.La filosofia era un tentativo di arginare questa deriva.

I giovani sono affascinati dalle rivoluzioni. Crede che le nuove generazioni possano essere ancora attratte da questa ricerca di profondità e di senso che l’eredità greca ancora propone?
Svegliare, affascinare i giovani è un compito reso oggi ancora più difficile dai mutamenti delle modalità della comunicazione. Credo che questo sia fondamentale per l’Italia. Il nostro Paese sta rinunciando ad affrontare il problema dei giovani preoccupato solo delle persone anziane.

Non ci sono investimenti sui giovani. L’educazione richiede tempi lunghi e risorse.

Il punto importante non è tanto attirare l’attenzione dei giovani mettendosi in competizione con i social o la tv, quanto quello di educarli. Se lo si fa verremo ripagati. Quando ci si impegna in questo percorso la risposta dei giovani è sempre positiva. Purtroppo parliamo ancora di impegni di singoli e questo alla fine impoverirà il Paese e molte risorse andranno sprecate.

Perché studiare oggi filosofia?
È una disciplina bella e interessante che dovrebbe studiare solo chi è appassionato. Chi si iscrive alla facoltà ingegneria studia materie difficili che poi gli mettono in mano una competenza specifica. In Filosofia si parla, si discute e si ragiona, tutti in qualche modo tutti sono filosofi. È una materia seria che andrebbe fatta con altrettanta serietà e passione.

Non diventerai ricco ma farai qualcosa che ti piacerà per tutta la vita. Occorre passione ma anche saper soffrire per capire le cose.

 

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