#RomaFF13. Il punto sui film del quinto giorno: “The Hate U Give” e “Boy Erased”

Presentati due “drammi” oggi alla Festa del Cinema di Roma: nella selezione ufficiale quello educational “The Hate U Give” di George Tillman Jr, mentre nella sezione “Tutti ne parlano” è stato proiettato “Boy Erased” di Joel Edgerton

Quinto giorno alla Festa del Cinema di Roma. Presentato nella Selezione ufficiale il dramma educational “The Hate U Give” di George Tillman Jr. Nella sezione “Tutti ne parlano” il dramma familiare “Boy Erased” di Joel Edgerton. Ecco il punto del Sir e della Commissione nazionale valutazione film della Cei (Cnvf).

“The Hate U Give”

Il regista George Tillman Jr., conosciuto in precedenza per “Man of Honor” (2000) e “La risposta è nelle stelle” (2015), dirige “The Hate U Give. Il coraggio della verità”, film di denuncia dalle ricadute educational tratto dall’omonimo romanzo firmato dall’esordiente Angie Thomas. Un’opera stratificata con più tematiche: i diritti degli afroamericani, la giustizia, la rinuncia alla violenza, i legami familiari e sentimentali, il percorso di crescita di una adolescente verso l’età adulta.

La storia: in una cittadina statunitense, la sedicenne Starr (Amandla Stenberg) vive con la famiglia in una periferia abitata da afroamericani, ma la ragazza insieme ai fratelli frequenta una scuola in una zona più residenziale, con ragazzi bianchi provenienti da famiglie borghesi. Starr sembra riuscire a convivere con le due diversità sociali, finché una sera assiste alla morte di un suo compagno di infanzia per mano di un poliziotto bianco; una sparatoria accesa dal pregiudizio e dalla paura del diverso. Da quel momento si innescano tensioni sociali, odio crescente, così come inquietudine nell’animo della ragazza, chiamata a parlare come unica testimone dell’accaduto.

“La stringente attualità dell’argomento proposto, soprattutto nella realtà Usa – commenta Massimo Giraldi, presidente Cnvf – si scontra con una narrazione sovraccarica ed eccessivamente sottolineata. Le tematiche dominanti sono tante, al punto da accavallarsi e sgonfiare la tensione narrativa, data anche l’eccessiva lunghezza del film (ben 132 minuti). A ogni modo, la regia si mostra molto dinamica e abile nell’indirizzarsi a un pubblico vasto, soprattutto familiare. Ne esce una fotografia sociale degli Usa, Paese ancora fortemente segnato dalla questione razziale e dalle tensioni che ne scaturiscono”.

“Principale target del film – osserva Sergio Perugini, segretario Cnvf – è il mondo dei ragazzi, richiamati sull’argomento dal romanzo di successo della Thomas, che riesce a dare bene conto del fermento emotivo e psicologico di una sedicenne. Starr è coinvolta in fatti più grandi di lei e questo la spinge a crescere velocemente, a trovare un posto nel mondo e a fare, della sua azione, testimonianza di giustizia, verità e riconciliazione. Un film un po’ furbo e mieloso in alcune trovate narrative, utili certo a tenere alta la tensione del racconto, che piacerà comunque per la modalità educational con cui declina dei temi”.

Dal punto di vista pastorale, il film è consigliabile, problematico e da destinare senza dubbio per occasioni di dibattito.

“Boy Erased”

L’attore australiano Joel Edgerton, classe 1974, da anni in ascesa a Hollywood – tra i suoi film “Zero Dark Thirty” (2012), “Loving” (2016) e “Red Sparrow” (2018) – questa volta dirige, scrive e interpreta un dramma familiare tratto da una storia vera. Parliamo di “Boy Erased. Vite cancellate”, ispirato dal racconto autobiografico di Garrard Conley. Siamo nell’America rurale, nello Stato dell’Arkansas, e il diciannovenne Jared (Lucas Hedges), figlio del pastore battista Marshall (Russell Crowe) e della casalinga Nancy (Nicole Kidman), rivela all’improvviso ai genitori di essere omosessuale. La famiglia è sconvolta e propone al ragazzo di seguire il programma di recupero “Love in Action”; il giovane accetta per accontentare i genitori e capire forse meglio se stesso. È l’inizio di lunghe riflessioni, sofferenze e ricerca faticosa di un equilibrio, che implica un confronto serrato anche con i familiari.

“Un film senza dubbio problematico – commentano Giraldi e Perugini – per i temi messi in campo, raccontati attraverso una prospettiva molto americana. Quello che riteniamo rilevante nell’economia del racconto è il modo in cui l’omosessualità del giovane viene elaborata in famiglia. I genitori non rinunciano alle loro convinzioni e al loro universo valoriale (in particolare il padre), ma capiscono l’importanza di non abbandonare un figlio e di trovare la maniera di accoglierlo sempre. Dall’altro lato, il ragazzo né forza la mano né muove accuse contro i genitori, ma non abbandona la ricerca di risposte. Una tema complicato e di difficile svolgimento, a rischio di stereotipi e facili semplificazioni, gestito con toni non urlati”.

Dal punto di vista pastorale, il film è complesso e problematico.

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