Al via la Festa di Roma con “7 sconosciuti a El Royale” di Goddard. Noir alla Tarantino sull’America del ’69

Primo giorno di proiezioni all’Auditorium Parco della Musica per la 13ª Festa del Cinema di Roma, sotto la direzione artistica di Antonio Monda. Il filo conduttore di questa edizione è il genere noir e in questa direzione si muove infatti il film di apertura “7 sconosciuti a El Royale” (“Bad Times at the El Royale”) di Drew Goddard

Primo giorno di proiezioni all’Auditorium Parco della Musica per la 13ª Festa del Cinema di Roma, sotto la direzione artistica di Antonio Monda. Il filo conduttore di questa edizione è il genere noir e in questa direzione si muove infatti il film di apertura “7 sconosciuti a El Royale” (“Bad Times at the El Royale”) di Drew Goddard. Il Sir insieme alla Commissione nazionale valutazione film della Cei hanno visto in anteprima il film.

Il regista Drew Goddard. Classe 1975, lo statunitense Drew Goddard si forma inizialmente in ambiente televisivo come sceneggiatore, lavorando a serie di successo tra cui “Buffy” e “Lost”, passando poi al mondo Netflix con “Daredevil” e “The Defenders”. Arriva al cinema sempre come sceneggiatore per “Cloverfield” (2008), “World War Z” (2013) e “The Martian” (2015), che gli frutta una nomination agli Oscar. La svolta come regista arriva ora con “7 sconosciuti a El Royale”, tralasciando il poco incisivo horror “Quella casa nel bosco” del 2011. Autore anche del copione, Goddard raduna un cast hollywoodiano di tutto rispetto: Jeff Bridges, Jon Hamm, Chris Hemsworth, Dakota Johnson e la bella sorpresa Cynthia Erivo.

“7 sconosciuti a El Royale”: tutto in una notte di paura. Siamo negli Stati Uniti del 1969, in un albergo decadente sul confine tra California e Nevada. Nello stesso giorno arrivano in questa landa desolata alcuni individui, tutti in cerca di risposte ed espedienti per cambiare vita. Tra di loro: padre Daniel Flynn (Bridges), un ex detenuto che si finge un sacerdote per recuperare una somma di denaro frutto di una precedente rapina e nascosta in una delle stanze dell’albergo; la cantante Darlene Sweet (Erivo), dalla voce limpida e potente, che desidera solamente affrancarsi dalle retrovie musicali (c’è qui il cammeo di Xavier Dolan, nei panni di uno scaltro impresario); Laramie Seymour Sullivan (Hamm), un venditore di aspirapolveri porta a porta che in realtà nasconde una professione da agente dell’FBI; e Emily Summerspring (Dakota Johnson), prorompente giovane donna che nasconde nella propria stanza una ragazza rapita.
Ad accoglierli in hotel c’è il tuttofare Miles Miller (Lewis Pullman), che osserva tutto e tutti con sguardo dimesso ma enigmatico. Nel corso della notte l’esistenza di queste persone verrà stravolta, anche dall’arrivo di Billy Lee (Hemsworth), imbonitore hippy che non disdegna manipolazione e violenza.

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Il punto critico sul film. “È un film giocato sul tema del doppio – commenta Massimo Giraldi, presidente della Commissione nazionale valutazione film Cei –. A rivelarlo è lo stesso regista. Emerge infatti un atteggiamento ambiguo nei personaggi, che celano tutti segreti e problematiche nel loro passato, ma anche nella dimensione geografica, visto che l’hotel El Royal è tagliato in due dal confine tra California e Nevada. In più, c’è tutta la contraddizione di un Paese sulla soglia degli anni ’70, alle prese con i traumi della Guerra nel Vietnam e le prime ombre sulla presidenza Nixon. Un film che trova il suo svolgimento tra i grandi e misteriosi spazi d’albergo, che rappresentano anche le pieghe dell’animo umano. Sceneggiatura non facile da dipanare, dove il regista mostra sicure doti che lasciano ben sperare per il futuro”.
“Visivamente l’opera di Goddard è seducente e incalzante – rilancia Sergio Perugini, segretario della Commissione nazionale valutazione film Cei –, ma si dimostra un po’ sovraccarica nelle intenzioni e nei temi affrontati. Sembra di vedere uno stile che rende omaggio a Quentin Tarantino, con un uso esplicito della violenza e dell’umorismo nero, macabro. Gli attori regalano performance notevoli, soprattutto il veterano Jeff Bridges e la scoperta Cynthia Erivo. Un film suggestivo ma al tempo stesso dispersivo e segnato da qualche eccesso. Se la storia del personaggio hippy interpretato da Hemsworth appare un po’ insistita e fragile, bella è invece la parabola tra l’ex detenuto-finto prete (Bridges) e il reduce di guerra (Pullman), che schiude uno spiraglio di vera riconciliazione”.

Dal punto di vista pastorale, il film “7 sconosciuti a El Royale” può essere valutato come complesso e problematico, con un’attenzione per i minori legate alle ripetute scene di violenza.

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