Def: tutti i nodi critici della “manovra” in arrivo

Il Parlamento dà il via libera alla Nota di aggiornamento al Def e allo scostamento dagli obiettivi di bilancio: Senato e Camera approvano la risoluzione di maggioranza che autorizza il rinvio del pareggio di bilancio, così come previsto dal governo con la nota di aggiornamento al Def. In Senato i voti a favore sono stati 161 e i contrari 109, alla Camera 331 voti favorevoli e 191 contrari. Ma sulle stime della manovra economica pesa il giudizio delle istituzioni indipendenti: Bankitalia, Corte de Conti, Istat, Ufficio parlamentare di bilancio

Banca d’Italia, Istat, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di bilancio, i quattro soggetti istituzionali che sono stati ascoltati dalle Commissioni bilancio di Camera e Senato, riunite congiuntamente, hanno espresso giudizi molto preoccupati sulla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef).

In alcuni casi le valutazioni sul testo del governo, che anticipa le coordinate fondamentali della manovra economica, sono state esplicitamente negative.

L’ulteriore, rilevante aumento del debito pubblico, invece del suo contenimento in coerenza con gli impegni europei dell’Italia; le previsioni troppo ottimistiche sulla crescita economica, sui cui il governo scommette per far tornare in qualche modo i conti; lo smantellamento di riforme, come quella sulle pensioni, che finora sono state decisive per la tenuta finanziaria dell’Italia: questi i principali nodi critici che sono emersi dalle audizioni. “Si dia chiarezza e certezza al percorso di rientro dal debito”, ha chiesto il vicedirettore della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini. “Il debito pubblico è per l’Italia il grande moltiplicatore delle turbolenze” – ha sottolineato – e il fatto che oggi sia detenuto per due terzi da soggetti italiani “non lo isola dalla logica del mercato che cerca il rendimento e fugge l’incertezza”, con la conseguenza che “le oscillazioni del suo valore esercitano i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che lo detengono”.

A proposito delle pensioni, la stessa NaDef riconosce che “le riforme introdotte negli ultimi vent’anni hanno significativamente migliorato sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema” e ora – ha affermato Signorini – “è fondamentale non tornare indietro su questi due fronti”. Sull’argomento, peraltro, è tornato a farsi sentire il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in una successiva audizione presso la Commissione lavoro della Camera.

Introdurre nel sistema previdenziale la quota 100 con “uscite consentite con un minimo di 38 anni di contributi e 62 di età oppure abolendo l’indicizzazione alla speranza di visita dei requisiti contributivi minimi per la pensione anticipata” – ha osservato Boeri – porta “ad un incremento dell’ordine di 100 miliardi del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future”.

Anche la Corte dei Conti ha messo in guardia dalle conseguenze dell’impostazione della NaDef in materia di nanza pubblica. “Nel lungo periodo – ha dichiarato il presidente, Angelo Buscema, nella sua audizione alle Commissioni bilancio congiunte – la crescita del debito danneggia l’economia, mina la ducia di famiglie e imprese, riduce gli investimenti stante il permanere del rischio di instabilità nanziaria”. Il numero uno della Corte dei Conti ha messo particolarmente l’accento sui temi scali, che nella manovra economica hanno notevole rilevanza sia per l’introduzione di un’embrionale “fat tax”, sia per il ricorso all’ennesimo condono. Per Buscema “il ripetersi di modalità di prelievo (sanatorie scali o mitigazioni del prelievo su limitate tipologie di soggetti)” per quanto dettato “dall’intento di riequilibrare e, ove possibile, alleggerire l’onere scale, può incidere sulla stessa percezione di equità scale o introdurre nuove distorsioni nella scelte adottate nel mondo del lavoro”.

L’audizione dell’Istat, a sua volta, ha fornito una stima della crescita economica di segno opposto a quella prospettata dalla NaDef, che prevede per il prossimo anno un balzo dallo 0,9% all’1,5% del Prodotto interno lordo in seguito alle misure che saranno adottate con la manovra.

“Le prospettive a breve termine dell’economia in base ai segnali forniti dall’indicatore anticipatore stimato dall’Istat – ha riferito il presidente facente funzioni dell’Istituto di statistica, Maurizio Franzini – non sono favorevoli: negli ultimi mesi l’indicatore ha seguito un andamento discendente e questo lascia prevedere che la fase di crescita contenuta possa prolungarsi”. Proprio l’entità della crescita – sovrastimata anche secondo la Banca d’Italia – è uno dei motivi per cui l’Ufficio parlamentare di bilancio ha ritenuto impossibile “validare” le previsioni per il 2019 contenute nella Nota del governo. L’Ubp è un organismo indipendente costituito nel 2014 con il compito di svolgere analisi e veri che sulle previsioni macroeconomiche e di nanza pubblica dell’esecutivo e di valutare il rispetto delle regole di bilancio nazionali ed europee. Nell’ultima NaDef – come è emerso nell’audizione del presidente dell’Ubp, Giuseppe Pisauro – sono state rilevate anche altre criticità, dall’inadeguata considerazione della maggiore spesa per interessi dovuta all’aumento dello spread, all’efettiva incidenza degli investimenti sul Pil, con una particolare preoccupazione per il mancato rispetto degli impegni europei.

Non è la prima volta che l’Ufficio parlamentare di bilancio boccia la NaDef: era già accaduto nel 2016, con Renzi presidente del Consiglio e Padoan ministro dell’Economia.

Allora la decisione fu applaudita dai sostenitori del governo attuale, gli stessi che oggi accusano l’Ubp di essere di parte. Il che dimostra ancora una volta quanto sarebbe importante il rispetto di tutti per le istituzioni indipendenti. Due anni fa, dopo aver tenuto il punto sulla Nadef, il governo corresse le stime quando si trattò di presentare in sede europea il Documento programmatico di bilancio, una sorta di sintesi della manovra, che arrivò così a Bruxelles con la “validazione” dell’Ufficio parlamentare.

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