“L’amica geniale” in sala dal 1° al 3 ottobre. Il mondo della Ferrante prende forma con la fantasia di Saverio Costanzo

Le prime due puntate dell’attesa serie tv firmata da Saverio Costanzo, e tratta dal primo dei quattro romanzi di Elena Ferrante, escono nei cinema italiani come evento speciale dal 1° al 3 ottobre, precedendo la messa in onda su Rai Uno

“L’amica geniale” incontra finalmente il pubblico. Le prime due puntate dell’attesa serie tv firmata da Saverio Costanzo, e tratta dal primo dei quattro romanzi di Elena Ferrante, escono nei cinema italiani come evento speciale dal 1° al 3 ottobre, precedendo la messa in onda su Rai Uno. Il Sir e la Commissione nazionale valutazione film Cei hanno visto in anteprima i due episodi (otto in totale nella prima stagione) alla 75a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia.

“L’amica geniale”, da Napoli al mondo. Forte di un traino letterario di oltre 10milioni di copie vendute negli ultimi anni, in più di 40 Paesi tra cui Italia, Nord Europa e Stati Uniti, la serie “L’amica geniale” (in inglese “My Brilliant Friend”) si prepara all’esordio sugli schermi di mezzo mondo.
Nata come produzione italiana con un’operazione Fandango-Wildside – artefici sono Domenico Procacci, Mario Gianani e Lorenzo Mieli – condivisa con Rai e TimVision, la serie vede la partecipazione produttiva del colosso statunitense HBO, emittente cui fanno capo i successi “Game of Thrones”, “True Detective” e “Big Little Lies”. Tra i produttori esecutivi figura anche Paolo Sorrentino.
Scritta dallo stesso Saverio Costanzo insieme a Francesco Piccolo, Laura Paolucci ed Elena Ferrante, “L’amica geniale” ha richiesto uno sforzo produttivo a dir poco enorme. Girata tra i comuni di Napoli, Caserta, Ischia e Barano, la serie ha comportato la costruzione di un intero quartiere allestendo un set di 20mila metri quadrati, comprese 14 palazzine, 5 set di interni, una chiesa e un tunnel. Ancora, 150 sono gli attori coinvolti in scena, cui si aggiungono 5mila comparse, mentre la troupe era di 150 persone. Protagoniste di queste prime otto puntate sono i due personaggi di Elena (Lenù) e Lila nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza. Per individuare le interpreti, e i loro coetanei, sono stati provinati oltre 8mila bambini. Alla fine Elisa Del Genio e Ludovica Nasti sono state scelte per interpretare le due bambine, mentre Margherita Mazzucco e Gaia Girace saranno i volti da adolescenti.

Le prime due puntate. La storia si apre ai nostri tempi con l’anziana Elena (Elisabetta De Paolo) che viene svegliata nel cuore della notte dal figlio dell’amica Lila. L’uomo le comunica allarmato che la madre è scomparsa, ma Elena non batte ciglio. Anzi, taglia corto e dice di lasciarla stare, di non cercare la madre. Dopodiché si mette al computer e inizia un flusso di ricordi, che la riconducono al tempo dell’infanzia, stagione in cui è nato quel legame di amicizia tra le due donne. Cambio di scena e siamo nella Napoli degli anni Cinquanta, in una società che fatica a riprendersi dalla guerra. Le due bambine, Lenù e Lila – bravissime e magnetiche le interpreti –, dominano subito la scena e ci presentano attraverso i loro occhi un mondo fatto di genuinità, sotterfugi, sopraffazioni e sogni di rivalsa. Si compone così un campionario umano ampio e variegato, dove emergono lestofanti, malavitosi, pavidi ma anche figure energiche, positive, come la maestra Oliviero (Dora Romano), che si batte affinché le alunne continuino a studiare, per essere un domani libere e cittadine del mondo.

Lo sguardo di Costanzo. Era molto difficile maneggiare il lavoro letterario della Ferrante, così amato in Italia e all’estero. Saverio Costanzo si prende i suoi rischi ma trova la cifra giusta, dando forma a una favola sociale a più tinte, esplorando tanto il mélo quanto il mistery, passando poi da pagine di realismo a momenti da commedia grottesca. “Gli otto episodi – ha spiegato il regista – vogliono essere parte di un unico racconto eppure la divisione tematica li differenzia per forma filmica e struttura narrativa, ispirandosi ogni volta ai mutamenti del corpo e agli stati d’animo delle protagoniste. L’immagine, la messa in scena, i colori della serie evolvono così e si modificano con l’avanzare della Storia”.

Diciamo subito che funziona molto bene la scelta della lingua originale, il dialetto napoletano, lingua portante del racconto. Un rischio per la divulgazione (non a caso sono stati aggiunti i sottotitoli), ma è un azzardo che offre opportunità immersive belle e convincenti. A dire il vero è quanto è stato fatto in precedenza dall’altro fenomeno da esportazione, “Il Commissario Montalbano”, dalla penna di Andrea Camilleri e reso popolare in tv da Carlo Degli Esposti. Nella serie Costanzo fa un grande lavoro in primis di regia, che si rivela giusta, misurata e marcata da originalità. C’è il stile personale. L’autore viene da un percorso cinematografico ponderato e sofisticato, che va da “Private” a “In memoria di me” o “La solitudine dei numeri primi”; in Tv poi si è fatto le ossa dirigendo la versione italiana di “In Treatment” per Sky. Ne “L’amica geniale” Costanzo mostra grande abilità, inoltre, nel dirigere gli attori, soprattutto le protagoniste esordienti, aiutandole a far emergere in maniera generosa la propria vitalità e curiosità.

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