Un mese dopo il crollo del ponte Morandi. Card. Bagnasco: “Il ponte è necessario perché la gente e la città vivano”

Ciò che è accaduto trenta giorni fa è ancora negli occhi e nel cuore di Geova e deve restare. La memoria delle vittime, dei loro famigliari, dei feriti, di quanti sono sfollati, deve ispirare la nostra costante preghiera a Dio e alla Santa Vergine. Dimenticare significherebbe spegnere l’anima. La città spaccata in due fa parte delle nostre giornate fatte di lavoro, di comunicazione, di traffico: potremmo dire che sta entrando nella nostra carne, ma non vogliamo abituarci a questa lacerazione. Ristabilire presto e migliorare le vie e il ponte è necessario perché la gente e la città vivano, ed è anche simbolo del nostro bisogno di incontrarci, di guardarci negli occhi, di coltivare appartenenza al territorio dove si vive. I quartieri esistono per le comunità, e la Città è il grande quartiere di tutto un popolo

Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, per la solenne celebrazione eucaristica in memoria delle vittime del crollo del Ponte Morandi, che si è tenuta nella cattedrale a un mese dalla tragedia alla presenza di tutti sacerdoti dell’arcidiocesi. L’omelia è stata letta da mons. Nicolò Anselmi, vescovo ausiliare, in quanto il cardinale è impegnato in Polonia con i lavori del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa di cui è presidente. 

 

Ciò che è accaduto trenta giorni fa è ancora negli occhi e nel cuore di Geova e deve restare. La memoria delle vittime, dei loro famigliari, dei feriti, di quanti sono sfollati, deve ispirare la nostra costante preghiera a Dio e alla Santa Vergine. Dimenticare significherebbe spegnere l’anima.

La città spaccata in due fa parte delle nostre giornate fatte di lavoro, di comunicazione, di traffico: potremmo dire che sta entrando nella nostra carne, ma non vogliamo abituarci a questa lacerazione. Ristabilire presto e migliorare le vie e il ponte è necessario perché la gente e la città vivano, ed è anche simbolo del nostro bisogno di incontrarci, di guardarci negli occhi, di coltivare appartenenza al territorio dove si vive. I quartieri esistono per le comunità, e la Città è il grande quartiere di tutto un popolo.

Sono addolorato di non poter essere fisicamente presente nella mia Città in questo momento di rinnovata preghiera, ma sono unito profondamente a tutti con l’affetto che conoscete, e che ogni giorno diventa preghiera nella Celebrazione Eucaristica. Invoco da Dio – per intercessione di Maria, Madre e Regina di Genova – il dono della fiducia, della concordia e della forza dell’anima: senza questi valori spirituali, qualunque impresa – pur necessaria, urgente e possibile – diventa più ardua.

Oggi la liturgia celebra l’esaltazione della Santa Croce, mistero centrale della fede. La croce getta la sua luce nel buio delle nostre sofferenze, ma anche delle gioie, di ogni situazione dell’umana esistenza. Proprio perché il cristianesimo è la religione del Dio incarnato,

il Signore non è lontano dalle nostre vicende, ci è accanto e sostiene i nostri passi specialmente quelli più difficili.

Come accade questo? L’esperienza del credente conosce la risposta, anche se non di rado le croci e la tentazione di perderci d’animo sembrano sovrastare. Il Vangelo ci dona la chiave di lettura: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Cari Fratelli e Sorelle, Dio non sta fuori dalla storia, ma si è coinvolto fino a dare il proprio Figlio per noi: ci accompagna e ci precede, affinché – qualunque sia la svolta che ci attende – possiamo trovare Lui che ci sostiene con il suo abbraccio e ci illumina con la parola che non tramonta. Come nella gioia dobbiamo ricordare che essa è solo un piccolo anticipo della vita eterna, così – quando siamo nel dolore e nella fatica – dobbiamo ricordare che siamo piccoli e fragili, ma non soli.

La croce di Cristo ci dice questo e altro ancora, basta che la guardiamo con fede: ci invita a sollevare i cuori verso la meta, a rimettere le cose al loro giusto posto; ci sospinge a stare vicini gli uni agli altri, a parlarci per trovare il meglio senza pregiudizi, a stimarci senza rancori, a guardare nell’unica direzione che conta e che resta: il bene vero della gente, che è il bene di tutti. Su questa strada, abbiamo sempre visto – anche oggi – fiorire frutti di giustizia e di pace, di concordia e di bene. È ciò che il Signore vuole per il presente e per il futuro, sulla terra e in cielo. Sono con voi e con affetto vi benedico!

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