Un mese dopo il crollo del ponte Morandi. Bagnasco: “Dimenticare significherebbe spegnere l’anima”

Giornata di silenzio, ricordo e commemorazione per Genova: un mese fa il crollo del ponte Morandi con 43 vittime. Bagnasco: "Ristabilire presto e migliorare le vie e il ponte è necessario perché la gente e la città vivano". Mattarella: la città “non attende auguri o rassicurazioni ma la concretezza delle scelte e dei comportamenti”. Conte: "Il mio pensiero lo rivolgo al dolore di chi ha subito la perdita dei propri cari, all’ingiustizia di chi si è dovuto allontanare dalle proprie case e a chi soffrirà i postumi di questa immane tragedia"

(da Genova) – Venerdì 14 settembre, a Genova, è stata la giornata del silenzio, del ricordo, della commemorazione delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi a un mese di distanza.
Ad aprire simbolicamente le iniziative in mattinata, nella Facoltà di ingegneria, alla presenza del vescovo ausiliare, mons. Nicolò Anselmi, è stata scoperta una targa in memoria di Henry Diaz Henao, lo studente trentenne residente a Uscio e deceduto nel crollo. Alla semplice cerimonia, oltre agli insegnanti e ai compagni di studio, erano presenti anche Nora ed Emmanuel, mamma e fratello di Henry: “Era un ragazzo molto amato – hanno detto – e di lui ci rimane il sorriso e l’amore che aveva per la vita: ora è una stella luminosa che brilla nel firmamento”.

Alle ore 11.36, orario esatto del crollo del ponte, Genova si è fermata per un minuto di silenzio.

Le campane delle chiese hanno suonato a lutto, hanno suonato le sirene delle navi in Porto. Le persone sono scese in piazza, per riunirsi in un silenzio composto e carico di emozione e di dolore. Gli sfollati di via Porro, dopo avere posato mazzi di rose bianche per le vittime, si sono riuniti sul confine della “zona rossa”. Anche i caselli autostradali segnati “a lutto”, con un nastro di stoffa nero messo agli sportelli di riscossione del pedaggio.
Sul ponte all’altezza dell’Ikea, il minuto di silenzio e di raccoglimento alla presenza di mons. Anselmi, del presidente della Regione, Giovanni Toti, del sindaco Marco Bucci, del prefetto Fiamma Spena.

Fiori e lacrime da parte di molti cittadini presenti, poi, lunghissimi applausi per i volontari, soprattutto per i vigili del Fuoco e per la Protezione Civile.

“La città di Genova è stata colpita da una tragedia inaccettabile”. Con queste parole inizia il messaggio che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha fatto giungere alla città a un mese dalla tragedia. “Ricostruire è un dovere – il monito del presidente della Repubblica -. Ritrovare la normalità una speranza che va resa concreta. Bisogna farlo in tempi rapidi, con assoluta trasparenza, con il massimo di competenza. Con unità di intenti e visione lungimirante”.

“Genova – le parole di chiusura del messaggio di Mattarella – non attende auguri o rassicurazioni ma la concretezza delle scelte e dei comportamenti”.

Nel pomeriggio, i genovesi si sono ritrovati in Piazza De Ferrari, per una commemorazione pubblica. Sul palco, dove campeggiava il logo “Genova nel cuore” allestito davanti al Palazzo della Regione Liguria, si sono susseguiti diversi interventi, tra i quali quello del vescovo Nicolò Anselmi, che ha sottolineato quanto il ponte Morandi fosse importante per Genova:

“Apparteneva alla vita di tutti noi, era un luogo familiare, di casa; si può dire che è crollato un pezzo di casa nostra”.

“Ma come tutti siamo crollati con il ponte e siamo morti con le vittime – ha proseguito – così tutti rinasceremo insieme al nuovo ponte e tutta la città risorgerà”. Genova rinascerà presto solo se ognuno farà la sua parte: “Vogliamo far rinascere la nostra città volendoci bene – ha detto il vescovo – superando ogni muro e divisione, ogni chiusura, con amore, per il bene di tutti, dei più giovani e dei più deboli”. Grande commozione quando l’attore genovese Tullio Solenghi ha ricordato i nomi delle 43 vittime con il sottofondo dell’orchestra del Teatro Carlo Felice. Lunghi applausi dei circa 10mila presenti in piazza per i soccorritori e i volontari.

E nel pomeriggio il premier Giuseppe Conte ha raggiunto Genova per partecipare alla cerimonia in Piazza De Ferrari e alla messa in cattedrale. “Il mio pensiero – ha detto Conte – lo rivolgo al dolore di chi ha subito la perdita dei propri cari, all’ingiustizia di chi si è dovuto allontanare dalle proprie case e a chi soffrirà i postumi di questa immane tragedia”. Parole di gratitudine per chi dal 14 agosto non ha mai smesso di lavorare alacremente giorno e notte e, infine, l’annuncio che sarà nominato un commissario per la ricostruzione che avrà pieni poteri.

A chiudere la giornata, la messa in memoria delle vittime in cattedrale, presieduta da mons. Anselmi e concelebrata dai sacerdoti dell’arcidiocesi. Nell’omelia del cardinale Angelo Bagnasco – letta dal vescovo ausiliare, in quanto l’arcivescovo è impegnato in questi giorni con i lavori del Consiglio delle Conferenze episcopali europee di cui è presidente – un chiaro messaggio a “fare presto” affinché Genova possa ripartire:

“Dimenticare significherebbe spegnere l’anima. La città spaccata in due fa parte delle nostre giornate fatte di lavoro, di comunicazione, di traffico: potremmo dire che sta entrando nella nostra carne, ma non vogliamo abituarci a questa lacerazione. Ristabilire presto e migliorare le vie e il ponte è necessario perché la gente e la città vivano, ed è anche simbolo del nostro bisogno di incontrarci, di guardarci negli occhi, di coltivare appartenenza al territorio dove si vive. I quartieri esistono per le comunità, e la Città è il grande quartiere di tutto un popolo”.

In questa giornata densa di emozioni per il rinnovato dolore, anche una notizia che riempie i cuori di gioia: all’ospedale Evangelico di Voltri, è nato il piccolo Pietro, figlio di Gianluca Ardini, 29 anni, uno dei sopravvissuti al crollo del Morandi. Il primo grande simbolo di speranza per una città che ha versato troppe lacrime e che merita di ripartire al più presto.

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