Venezia75. Il punto sui film del settimo giorno. In concorso “Acusada” e “Vox Lux”

L’argentino Gonzalo Tobal con “Acusada” (“The Accused”), thriller mediatico ambientato nella Buenos Aires di oggi, e “Vox Lux” dello statunitense Brady Corbert, riflessione sul fragile divismo contemporaneo e istantanee di una società americana preda di violenze e terrorismo

Alla 75ª Mostra del Cinema della Biennale Venezia, martedì 4 settembre, in concorso troviamo due autori alla loro seconda regia. Parliamo dell’argentino Gonzalo Tobal con “Acusada” (“The Accused”), thriller mediatico ambientato nella Buenos Aires di oggi, così come di “Vox Lux” dello statunitense Brady Corbert, riflessione sul fragile divismo contemporaneo e istantanee di una società americana preda di violenze e terrorismo. Il punto sui film del giorno con il Sir e la Commissione nazionale valutazione film (Cnvf) della Cei dal Lido di Venezia.

“Acusada” (“The Accused”)

Argentino classe 1981, Gonzalo Tobal presenta a Venezia 75 “Acusada”, dopo l’esordio al Festival di Cannes con “Villages” (2012). Fortemente colpito dal dominio dei casi di cronaca nello storytelling televisivo e mediatico, dalla loro invadenza ma anche magnetica fascinazione, Tobal ha scritto e diretto la storia di Dolores (Lali Espósito), giovane di 22 anni coinvolta in un processo – è l’indiziata principale – per l’uccisione dell’amica di infanzia, ferita a morte al termine di una festa. Dolores continua a ripetere la sua innocenza, vigorosamente sostenuta dalla famiglia che fa di tutto pur di garantire l’assoluzione della ragazza; il caso però finisce al centro dell’attenzione dei media – qui c’è il cammeo dell’attore Gael García Bernal nei panni di un conduttore assetato di scoop –, spingendo la vita di Dolores e deli suoi cari in un turbinio mediatico angosciante.
“Il regista delinea un quadro minuzioso della società argentina odierna” – dichiara Massimo Giraldi, presidente della Cnvf e giurato del premio Signis al Festival – “ritratto forte fatto di eccessi, superficialità e violenza gratuita. Il copione mette in campo lo stato di salute dei rapporti familiari, di stampo borghese, di un sistema mediatico-giudiziario che non esita a usare i casi di cronaca e farne oggetto di morbosità spettacolare”.
“A livello stilistico” – aggiunge Sergio Perugini, segretario della Cnvf e giurato Signis a Venezia – “Tobal sembra guardare molto al modello narrativo anglo-americano, con un meccanismo di racconto serrato e macchinoso, dalla suspense compatta e credibile. Il regista punta il dito contro il modo in cui i media cannibalizzano gli imputati nei casi di cronaca e suggestionano il pubblico. Un film che funziona certamente per soggetto e costruzione, ma nell’insieme forse non trova quel passo giusto per un pieno coinvolgimento”.

Dal punto di vista pastorale, il film “Acusada” si rivela complesso e problematico, per dibattiti.

“Vox Lux”

Nel 2015 Brady Corbet (1988) ha partecipato nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia con “The Childhood of a Leader” vincendo il premio per la miglior regia e il Leone del futuro. Ora l’autore statunitense presenta il suo secondo film rivolgendo l’attenzione sugli Stati Uniti degli ultimi due decenni, attraverso la crescista e l’ascesa della cantante Celeste. Conosciamo Celeste bambina a cavallo tra gli anni Novanta-Duemila, sopravvissuta a una delle tante tragiche stragi nelle scuole americane (il pensiero va al massacro della Columbine High School nel 1999). Celeste è il simbolo del riscatto per tutti; e lei canta il suo smarrimento, ma anche la sua voglia di andare avanti. Ben presto però si trasformerà in una precoce “teen star”. Il film ci porta poi avanti nel tempo, sino al 2017, con una Celeste (Natalie Portman) ormai nel firmamento dell’industria musicale, gratificata e prigioniera dei suoi eccessi.
“Le scorie del passato di Celeste” – afferma Massimo Giraldi – “le rimangono attaccate e diventano un peso caratteriale che le procura instabilità e nervosismo. Con il supporto di una intensa e coinvolgente Natalie Portman, Corbet compone il ritratto di un’America del terzo millennio in preda a incertezze e grandi paure. La protagonista è il prototipo di un’adolescente americana allo stesso tempo indifesa e precoce, con una malsana fame di successo al punto da utilizzare a proprio tornaconto la tragedia cui è scampata”.
“Con una partenza a livello stilistico e narrativo molto forte e indovinata, richiamando il cinema di Gus Van Sant” – indica Sergio Perugini – “il film poi si snoda con un andamento ondivago, tra sequenze coinvolgenti e altre blande, di frettoloso raccordo. Spazio rilevante viene concesso alla Celeste adulta con il volto marcato e stanco della Portman (soffierà il premio a Olivia Colman del film ‘La favorita’?), simbolo di uno sfibramento personale e sociale. Temi validi e urgenti, per un’opera non ben calibrata e compatta”.

Anche questo film dal punto di vista pastorale può essere considerato complesso e problematico, adatto per dibattiti.

Altri articoli in Italia

Italia