Venezia75. Il punto sui film del secondo giorno. Tra storia e attualità: “La favorita” di Lanthimos e “Roma” di Cuarón

Presentati in concorso alla stampa questa mattina due titoli molto forti firmati da due autori contemporanei dallo sguardo personale e riconoscibile. Parliamo di “The Favourite” (“La Favorita”) del regista greco Yorgos Lanthimos e di “Roma” del messicano Alfonso Cuarón. Ecco il punto sulle proiezioni direttamente dal Lido di Venezia con il Sir e la Cnvf

Dopo la giornata inaugurale della 75a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, oggi la gara per il Leone d’oro prende già forma. Presentati in concorso alla stampa questa mattina due titoli molto forti firmati da due autori contemporanei dallo sguardo personale e riconoscibile. Parliamo di “The Favourite” (“La Favorita”) del regista greco Yorgos Lanthimos, ambientato nell’Inghilterra di inizio Settecento, e di “Roma” del messicano Alfonso Cuarón, che torna a girare nel Messico dopo l’Oscar per “Gravity”. Ecco il punto sulle proiezioni direttamente dal Lido di Venezia con il Sir e la Commissione nazionale valutazione film (Cnvf) della Cei.

“La Favorita”

Dopo due titoli enigmatici e disturbanti come “The Lobster” (2015) e “Il sacrificio del cervo sacro” (2017), il regista greco Yorgos Lanthimos sempre più presente nelle dinamiche produttive hollywoodiane si confronta con una pagina di storia europea, la monarchia inglese del XVIII secolo sotto la corona di Anna Stuart, offrendo però una personale e attuale rilettura dei fatti. Un film centrato su tre ruoli femminili di primo piano: la regina Anna (una Olivia Colman incisiva e convincente, al punto da candidarsi già alla Coppa Volpi), dal temperamento instabile e dalla salute precaria, la sua dama di compagnia Lady Sarah Marlborough (Rachel Weisz), che finisce per guidare il Regno manovrando la sovrana, e la giovane cugina di quest’ultima Abigail (Emma Stone), caduta in miseria e pronta a ogni stratagemma pur di risalire la scala sociale.

“Scordiamoci l’immagine patinata e solenne utilizzata in tanti film per raccontare la storia inglese e la sua corona”, dichiara Massimo Giraldi, presidente Cnvf e giurato Signis al Festival: “Lanthimos rivisita il passato con una carica narrativa e stilistica fortemente attuale. Lavorando su una materia spigolosa e problematica, segnata dai vezzi della sovrana e dalla corruzione di corte, il regista mette in scena un thriller del potere dove si può anche sorridere ma con molta amarezza”.

“Un fotogramma dal passato che esplode in maniera incandescente nella società occidentale contemporanea”, aggiunge Sergio Perugini, segretario Cnvf e membro della giuria Signis:“Lanthimos sovverte lo sguardo canonico sulla monarchia, marcando eccessi, manipolazioni, corruzione e uso del corpo come passepartout di ascesa sociale. Le tre bravissime protagoniste imprimono forza e dinamismo a un racconto non facile, ma solido”. Il film dal punto di vista pastorale è senza dubbio complesso e problematico.

“Roma”

Si è fatto conoscere a livello internazionale con “Y Tu Mamá También” (2001), passando poi abilmente alla regia del terzo Harry Potter cinematografico (“Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”, 2004) e imponendosi a livello mondiale con il visionario “Gravity” (2013), 7 premi Oscar. Alfonso Cuarón torna alla Mostra del Cinema di Venezia con un film sorprendente, “Roma”, un racconto drammatico con pennellate autobiografiche sul Messico d’inizio anni Settanta. Un film impreziosito da una fotografia in bianco e nero molto espressiva e dalle dinamiche produttive attuali, la collaborazione con Netflix.

La storia in breve: la narrazione segue le vicende della domestica Cleo (Yalitza Aparicio), a servizio di una famiglia borghese del quartiere di Roma, a Città del Messico. Cleo è una presenza premurosa e costante nelle dinamiche familiari, della coppia di coniugi e dei quattro figli, tra cui si scorge lo sguardo dell’allora giovanissimo Cuarón.

“La figura di Cleo – dichiara Giraldi – si rivela determinante nel mantenere saldo l’equilibrio familiare, scosso nel corso della narrazione dall’abbandono della figura paterna. Cleo diventa inoltre l’immagine della vita che si riscatta, che si rigenera nonostante le difficoltà (si veda il salvataggio in mare). Va ricordato poi il riferimento del regista alle tensioni sociali del Messico del periodo”.

Non da ultimo, rilancia Perugini, “va sottolineata la ricercatezza di sguardo del regista Cuarón, sempre così originale e mai ripetitivo. Nel suo film apparentemente lineare, troviamo un forte simbolismo, come la presenza dell’acqua (da quella utilizzata per pulire il pavimento in apertura di film, alla rottura delle acque di Cleo incinta o alle onde del mare alla fine) o i continui richiami-citazioni alla storia del cinema (mostrando ‘Abbandonati nello spazio’ del 1970 ci parla del suo ‘Gravity’)”. Dal punto di vista pastorale, il film è da segnalare come consigliabile, poetico e adatto per dibattiti sui temi della famiglia.

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