I “nuovi italiani”: Abdoulaye, primo avvocato di origine africana del foro di Milano, e il sogno di Luna

Volti e storie dei “nuovi italiani” sotto i riflettori del Meeting di Rimini propongono un altro aspetto del fenomeno migratorio: quello delle nuove generazioni, “speranza per l’Italia”. Perché italiani lo sono a tutti gli effetti, nonostante siano nati nella Repubblica Democratica del Congo, in Marocco e in Mali. La loro pronuncia della lingua sfida i docenti di dizione, i loro documenti lo confermano

Il cognome di Dialla, nato in Mali, oggi è italianissimo: Zaia. Abdoulaye, arrivato a 5 anni nella provincia di Bergamo, oggi è il primo avvocato di origine africana del foro di Milano. Luna, nata in Marocco e giunta in Italia quando aveva 6 mesi, non sa cucinare il cous cous, ma i tortelli di erbette sono la sua specialità. Volti e storie dei “nuovi italiani” sotto i riflettori del Meeting di Rimini propongono un altro aspetto del fenomeno migratorio: quello delle nuove generazioni, “speranza per l’Italia”. Perché italiani lo sono a tutti gli effetti, nonostante siano nati nella Repubblica Democratica del Congo, in Marocco e in Mali. La loro pronuncia della lingua sfida i docenti di dizione, i loro documenti lo confermano. Qualcuno ha trovato una nuova famiglia e nella fede cattolica risposte che faticava a individuare prima. Qualcun altro, con la sua stessa famiglia, ha messo radici in un Paese che oggi sente come il proprio.

Dal Mali all’Italia, dall’Islam alla fede cattolica. Nel deserto dell’Africa e nelle acque del Mediterraneo ha visto morire i suoi fratelli. Sulle coste italiane ha visto rinascere in sé quella vita che anch’egli avrebbe preferito perdere. Dialla Zaia Diarra è arrivato da tre anni in Italia, oggi ne ha 18. Profugo dal Mali, oggi studia in una scuola superiore di Messina. La sua vita è rinata nello sguardo e nell’abbraccio di una donna, Annamaria, che, andata in una scuola in cerca di giovani testimoni del percorso migratorio, ha trovato il ragazzo che poi avrebbe accolto in casa, preso in affido e adottato. Tanto da diventare suo figlio al pari degli altri due che ha partorito. “Nei primi due anni in Italia ho vissuto momenti di scoraggiamento e solitudine – racconta il giovane -.

Ogni tanto mi chiedevo perché Dio mi avesse lasciato vivere, a differenza dei miei fratelli.

Uno sguardo d’amore mi ha cambiato la vita”. Nel tempo Dialla ha ritrovato la sua dimensione di fede. Lui, musulmano, incoraggiato dalla sua nuova famiglia, aveva ripreso a frequentare la moschea ed era tornato a pregare. “Annamaria, cattolica, mi accompagnava – ricorda -. Dopo mesi ho cominciato a interessarmi della fede cristiana e ho cominciato ad andare a messa, attratto dal modo di vivere la fede della mia nuova famiglia. Siccome mi sentivo più ricco interiormente quando uscivo dalla chiesa, ho abbracciato liberamente la fede cristiana”. Poi, il desiderio di restituire il bene che ha ricevuto. “Per gratitudine di quello che mi era accaduto ho cominciato a insegnare italiano ad altri migranti, conoscendo anche inglese e francese. Adesso possono dire che è valsa la pena di affrontare quel viaggio”.

I tortelli di Luna. “Quando una signora mi chiese come si fa il cous cous risposi che avrei dovuto chiamare mia madre per farle sapere”. Eppure Luna El Maataoui, 21 anni, è nata in Marocco, patria del cous cous. All’età di sei mesi, con la sua famiglia, è giunta in Italia. Così è cresciuta nella provincia di Parma. E

i tortelli di erbette sono la sua specialità.

Tanto da passare in rassegna con le dita gli ingredienti. Oggi studia Scienze Giuridiche, a Milano, e il suo sogno è diventare avvocato. Intanto, ha portato la sua storia di “nuova italiana” nelle scuole per “riscoprirmi attraverso le domande dei ragazzi”.

Il primo avvocato africano del foro di Milano. Era il 1991 quando il papà di Abdoulaye Mbodj vendeva accendini nella galleria Vittorio Emanuele, a Milano. Grazie a una sanatoria, una sorta di ricongiungimento familiare di allora, riuscì a far arrivare in Italia tutta la sua famiglia dal Senegal. Abdoulaye aveva poco più di 5 anni e molti centimetri in meno dei suoi due metri di altezza di oggi. Guardando “Un giorno in pretura”, ha cominciato a sognare di diventare avvocato. Oggi è il primo avvocato di origine africana nel Tribunale di Milano, dopo essersi laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Non si occupa di immigrazione, ma di responsabilità medica nelle case di riposo e negli ospedali. Al fenomeno migratorio sa, però, che “non si può rispondere con battute da bar dello sport”. La sua fede è quella musulmana, ma cita il cardinale Martini e Papa Francesco: “Il suo pontificato è caratterizzato dalla parola ponti. Quando si costruiscono ponti è fondamentale l’attività di progettazione. E la si fa con la formazione”.

Altri articoli in Italia

Italia