Migranti: i giovani di Caritas Mondovì a Saluzzo per il campo estivo con i lavoratori stagionali

Un gruppo di giovani della Caritas di Mondovì (Cuneo) ha vissuto una esperienza di "vacanze solidali" con i lavoratori migranti stagionali nei servizi messi a disposizione dalla vicina Caritas di Saluzzo. Qui da maggio a novembre arrivano centinaia e centinaia di lavoratori, quasi tutti africani sub-sahariani, per la raccolta della frutta. Non sempre e non tutti riescono a vivere in condizioni dignitose.

I giovani volontari di Caritas Mondovì

Una esperienza di volontariato rivolta ai giovani, per comprendere le ragioni che spingono tanti coetanei africani a migrare. E a dover vivere in condizioni di grande disagio pur di lavorare in Italia. I lavori faticosi della terra che gli italiani non vogliono più fare. Saluzzo, provincia di Cuneo. Come ogni anno da queste parti, da maggio a novembre, arrivano centinaia e centinaia di lavoratori stagionali per la raccolta della frutta: mirtilli, pesche, mele. Quasi tutti africani sub-sahariani, soprattutto da Mali, Costa D’Avorio e Senegal, tra i 25 e i 30 anni. Si spostano in bicicletta dalle aziende agricole dove lavorano ai luoghi in cui dormono. 400 hanno la fortuna di un alloggio nella ex caserma messa a disposizione dal Comune di Saluzzo. Altri 114 posti sono in accoglienza diffusa, grazie ai Comuni di Revello, Verzuolo, Lagnasco e Costigliole e alla Caritas. Tutti gli altri sono costretti a dormire nei viali del Foro Boario o in un magazzino occupato a Saluzzo. In totale, ad avere una situazione abitativa dignitosa o precaria sono circa 800, ma i lavoratori migranti sono molti di più. Guadagnano “qualche euro in più” di quanto li pagano nelle regioni meridionali, dove si spostano negli altri periodi dell’anno. Il più delle volte hanno un contratto di lavoro. Anche se questo non implica che non ci siano condizioni di sfruttamento. Per questo la Caritas di Saluzzo ha deciso dal 2008 di avviare il progetto “Saluzzo Migrante“, all’interno del progetto nazionale “Presidio” di Caritas italiana, per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori stagionali impiegati nel settore agricolo. Al momento i migranti possono accedere ad un Infopoint per l’orientamento legale e sindacale. Ad un ambulatorio medico, all’accoglienza in dormitori e case e alla “Boutique du monde”, dove due volte a settimane ricevono scarpe, coperte, abbigliamento, zaini, valigie, cibo, è la possibilità di avere biciclette su cauzione. In questa realtà tanti giovani provenienti da parrocchie o associazioni da tre anni hanno l’opportunità di vivere una vacanza solidale. Qui sperimentano l’integrazione e l’incontro con l’altro.

Da Mondovì a Saluzzo, volontariato dai “vicini di casa”. Come la decina di giovani tra i 18 e i 35 anni della Caritas di Mondovì, sempre in provincia di Cuneo, che la scorsa settimana hanno partecipato al campo estivo di volontariato “Mondovì@SaluzzoMigrante”, all’interno del progetto “Approdi” finanziato dall’8 per mille della Cei.  “Abbiamo visto una situazione difficile, disperata, al limite della sopravvivenza – racconta Yassine, uno dei volontari -. Ragazzi che erano disposti a fare una lunga fila di ore e ore per un pacco di riso e qualche scatoletta di pomodoro/ceci. Abbiamo ritrovato un’umanità nei volti, nei gesti e nel lavoro dei volontari e operatori della Caritas. Umanità che fatico a trovare nella vita quotidiana, dove spesso odio e razzismo trionfano. Ho incontrato ragazzi che ci hanno accolto nei loro spazi come se fossimo vecchi amici, che hanno condiviso con noi il loro cibo e le precarie condizioni di vita, che non si sono mai lamentati nonostante tutto”. Yassine consiglia ai propri coetanei “di fare una esperienza simile, in modo da

avere gli strumenti per reagire alle innumerevoli falsità che ogni giorno colpiscono ragazzi che hanno la ‘colpa’ di avere la pelle scura”.

Anche Paola descrive giornate “intense, piene di emozioni contrastanti, per aprire gli occhi sull’altro e sul mondo che ci circonda”: “Una situazione veramente drammatica, con persone che per continuare a vivere in un Paese che spesso li respinge si accontentano di vivere per strada, per l’intera stagione estiva, nella speranza che qualche agricoltore della zona li contatti per raccogliere la frutta. Si spostano in bici anche nelle ore più buie della giornata, mettendo quindi a rischio la loro vita, perché è il solo mezzo di trasporto che hanno a disposizione”. Paola dice di aver compreso “quanto siamo fortunati e quanto è arricchente mettersi al servizio dell’altro e cooperare per costruire un’umanità diversa, in cui il pregiudizio soccombe e l’accoglienza trionfa, indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione o dall’origine di ognuno di noi”.

Foto: Caritas Mondovì

Il progetto “Saluzzo Migrante”. Quest’estate, prima dei giovani di Mondovì, anche scout di Treviso, giovani di una parrocchia di Milano, hanno vissuto una esperienza simile nell’ambito del progetto “Saluzzo Migrante”:

627 le persone migranti transitate nel 2017, 121 curriculum preparati e 82 biciclette su cauzione fornite.

“I numeri sono significativi – commenta Serena Langhetti, referente area giovani della Caritas di Mondovì -, ma a fare la differenza è il contatto con le persone. Quando si impara a dare un nome e non puramente a generalizzare cambia moltissimo la percezione delle cose. Si fugge dalla guerra ma non solo; a volte c’è la povertà estrema, altre il semplice desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita, come accade ai tanti giovani che lasciano l’Italia. Ma

è un diritto sancito dalla Dichiarazione universale quello alla libertà di movimento e sarebbe ipocrita rivendicarlo per sé e al contempo negarlo ad altri.

Attraverso esperienze di questo tipo i giovani comprendono che la vera realtà non è fatta di proclami ma di vita ed esperienza autentica”. E’ da tre anni che la Caritas di Saluzzo propone vacanze solidali ai giovani italiani nei mesi di luglio e agosto. “Ogni anno accogliamo 80/100 giovani – aggiunge Alessandro Armando, referente del progetto “Presidio” di Caritas Saluzzo -. E’ una esperienza molto positiva e forte per i ragazzi: è il segno importante della presenza della Caritas e della Chiesa in questi contesti difficili”.

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