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Yassine Lafram, il volto giovane dell’Islam in Italia. “Insieme costruiamo una società migliore”

Un appello ai cattolici e ai musulmani del nostro Paese: “Vorrei dire loro di superare preconcetti e distanze. Tutti li abbiamo maturati in questi anni dentro di noi. Ma oggi abbiamo un compito importante ed è un compito che le nostre comunità condividono: rendere la società italiana migliore di quella che è”. Parla al Sir Yassine Lafram, 32 anni, eletto nei giorni scorsi nuovo presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche italiane (Ucoii). Tra le priorità del nuovo direttivo: la mappatura dei luoghi di culto, la lotta alla radicalizzazione nelle carceri, l’educazione e la formazione dei giovani

Italiani, giovani, schietti, determinati a vivere nel nostro Paese da cittadini a pieno titolo. Cambia il volto dell’Islam italiano. E a rappresentarlo è stato chiamato un giovane di Bologna: Yassine Lafram, 32 anni, eletto nei giorni scorsi nuovo presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche italiane (Ucoii). Lo affianca come vicepresidente una donna, Nadia Bouzekri, di anni 25, ex presidente dell’associazione Giovani musulmani d’Italia. E uno “staff” conosciuto da tempo in ambito di dialogo interreligioso tra cui emergono i nomi di Nader Akkad, imam di Trieste, e Kamel Layachi, imam e formatore di gruppi giovanili e familiari. Primo atto del nuovo direttivo è stata una conferenza stampa di presentazione organizzata alla Camera dei Deputati, segno evidente di un Islam che nei locali del Parlamento italiano si sente a casa e di un popolo musulmano che vive con convinzione i valori sanciti dalla Costituzione. “Sono innanzitutto cittadino italiano, di fede musulmana”, precisa subito al Sir Lafram, spiegando come sia obiettivo prioritario per questa generazione di musulmani 2.0 riuscire a stringere con il nuovo governo un’Intesa, che possa “riconoscere anche per noi il diritto sancito dalla Costituzione di poter liberamente vivere e praticare la nostra religione”.

L’Intesa. Arriverebbe dopo un cammino di profonda evoluzione dell’organizzazione portata avanti negli anni scorsi dall’ex presidente Izzedine Elzir. Cammino che parte da lontano (erano gli anni Novanta), non è stato privo di polemiche e sospetti ma ha portato nel 2017 alla firma al Viminale di un “Patto per l’Islam italiano”. Nel Patto, le diverse sigle islamiche si impegnavano a proseguire nell’azione di contrasto dei fenomeni di radicalismo religioso; a promuovere la formazione di imam e guide religiose; ad assicurare massima trasparenza nella gestione e documentazione dei finanziamenti, ricevuti, dall’Italia o dall’estero. “È un impegno che intendo onorare”, dice Lanfram, assicurando che tutte le comunità islamiche che aderiscono all’Ucoii sono pronte a farlo. In tal senso, fa notare il presidente Ucoii, cade del tutto la teoria della “frammentarietà delle sigle” secondo la quale lo Stato italiano non riesce a stipulare un’Intesa con l’Islam italiano perché non trova in esso un unico interlocutore di riferimento. “Come è stato per i buddisti che hanno stipulato due Intese per le loro due sigle rappresentative, così lo Stato può stipulare un’Intesa con noi. Siamo pronti”.

 

“Le priorità” del nuovo direttivo Ucoii sono in linea con quanto sottoscritto nel Patto. All’inizio di quest’anno, l’Ucoii ha presentato una mappatura di tutti i 1.251 luoghi di culto che gestisce. Solo cinque sono propriamente moschee, mentre gli altri sono capannoni e strutture provvisorie, che fanno emergere in Italia un problema di precarietà. E la precarietà può essere un rischio per la trasparenza. Lotta alla radicalizzazione dell’Islam nelle carceri, educazione e formazione dei giovani, accompagnamento delle famiglie, linee guida per moschee e imam: sono questi gli ambiti in cui l’Ucoii vuole continuare a lavorare, perché – dice il suo neo presidente –

“la sicurezza è anche una nostra priorità e una nostra esigenza”.

Sono due milioni i musulmani presenti nel nostro Paese. La maggior parte sono famiglie; un milione è rappresentato da nuovi italiani. Lafram si dice preoccupato per il clima di islamofobia che si respira in Italia. La chiama “ondata di paura e sospetto, espressioni di odio verso l’altro e verso la diversità”. E aggiunge di condividere quanto ha espresso la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, Noemi Di Segni, che in un intervento dedicato all’80° anniversario dalla pubblicazione del Manifesto della Razza, ha parlato del “crescente manifestarsi di atti di intolleranza razziale, odio e pericolosa radicalizzazione, purtroppo alimentati e legittimati anche da esponenti delle istituzioni”.

“Dialogo”. È questo l’antidoto in grado di guarire le ferite delle divisioni. Dialogo con le istituzioni per cui il direttivo Ucoii ha chiesto un incontro con il ministro dell’Interno Salvini. E dialogo con le comunità di fede presenti in Italia nella speranza di avere presto un incontro con Papa Francesco perché – spiega Lafram – “cammina lungo la linea del dialogo con le fedi religiose, aprendo un percorso di incontro che rende possibile la conoscenza e, quindi, l’abbattimento di muri e barriere”. Dialogo che in Italia chiama in causa particolarmente la Cei e le diocesi italiane. Vuole lanciare un appello ai cattolici? “Veramente – risponde Lafram – vorrei lanciarlo sia ai cattolici sia ai musulmani. Vorrei dire loro di superare preconcetti e distanze. Tutti li abbiamo maturati in questi anni dentro di noi. Ma oggi abbiamo un compito importante ed è un compito che le nostre comunità condividono: rendere la società italiana migliore di quella che è”.

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