Anci e Ance sulla riforma del codice degli appalti per “facilitare la realizzazione di opere pubbliche”

Un'inedita alleanza all'insegna dello slogan: far ripartire i cantieri per far ripartire l'Italia. Il codice degli appalti, varato nel 2016, ha rappresentato una novità importantissima per il nostro Paese, anche sul fronte della lotta alla corruzione. Ma nel tempo su 66 provvedimenti attuativi ne sono stati adottati meno della metà e nel complesso si è determinata una situazione normativa così complessa da rendere problematico spendere le importanti risorse che pure già esistono, con molti amministratori locali paralizzati dal timore di sbagliare e di incorrere in sanzioni penali e civili

Un “contributo costruttivo nel processo finalizzato a facilitare la realizzazione di opere pubbliche, attraverso semplificazioni, incentivi alla digitalizzazione e misure di trasparenza per il contrasto all’illegalità”. L’associazione dei Comuni italiani (Anci) e quella dei costruttori (Ance) hanno presentato un documento congiunto in dieci punti che guarda alla riforma del codice degli appalti, di cui si sta discutendo in queste settimane anche a livello politico-parlamentare. Un’inedita alleanza all’insegna dello slogan: far ripartire i cantieri per far ripartire l’Italia. Il codice degli appalti, varato nel 2016, ha rappresentato una novità importantissima per il nostro Paese, anche sul fronte della lotta alla corruzione. Ma nel tempo su 66 provvedimenti attuativi ne sono stati adottati meno della metà e nel complesso si è determinata una situazione normativa così complessa da rendere problematico spendere le importanti risorse che pure già esistono, con molti amministratori locali paralizzati dal timore di sbagliare e di incorrere in sanzioni penali e civili.

Dei dieci punti del documento, il primo è proprio quello della semplificazione.

Secondo Ance e Anci, occorre “prevedere un’unica fonte regolamentare per l’attuazione degli appalti, abrogando tutti i provvedimenti attuativi”, al fine di “dare certezza normativa”. “La semplificazione delle procedure – sottolinea Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza e delegato Anci per l’urbanistica e i lavori pubblici – non è in contrasto con la trasparenza, anzi, è vero esattamente il contrario”. “Non vogliamo la politica della mani libere – affermano a loro volta i vertici dell’Ance – perché senza regole vincono solo i più forti, ma c’è bisogno di poche norme chiare e che non cambiano continuamente”. A questo proposito, nel documento si legge che “resta ferma la funzione di vigilanza, controllo e deflazione dell’Anac”, l’autorità nazionale anticorruzione. La materia è estremamente delicata. Dell’Anac, per esempio, non viene nominato quel “potere regolatorio” (cioè di emanare atti e linee-guida a carattere generale) che pure era stato salutato come un salto di qualità nella lotta alla corruzione. Allo stesso tempo il documento chiede di “potenziare il potere dell’Anac in sede di pre-contenzioso, prevedendo misure per l’utilizzo del parere vincolante”.

Anche altri punti del documento sono ovviamente discutibili, trattandosi di un contributo al dibattito.

Resta il fatto che il problema di “sbloccare i cantieri”, per usare la formula adottata dall’Ance, è estremamente reale e, pur con tutte le cautele per evitare il rischio di ritorni al passato, esige di essere affrontato con tempestività.

Insieme ai Comuni e ai costruttori, lo chiedono anche i sindacati. Pochi giorni fa è stato firmato il nuovo contratto dell’edilizia, un settore che in dieci anni di crisi ha perso 600 mila addetti e 120 mila imprese. Ebbene, in quella sede il presidente dei costruttori, Gabriele Buia, e i segretari generali di categoria Alessandro Genovesi (Fillea Cgil), Franco Turri (Finca Cisl) e Vito Panzarella (Feneal Uil), hanno chiesto congiuntamente di “riscrivere il codice degli appalti semplificando le procedure” e di far “partire le opere utili al Paese a cominciare dalla manutenzione e dalla messa in sicurezza del territorio”.

Una dichiarazione significativa per almeno due motivi. Dal punto di vista dei soggetti individua una convergenza tra imprese e sindacati a cui si è aggiunta, come si è visto, quella tra imprese e Comuni espressa dal documento sul codice degli appalti.

In un momento di profonde lacerazioni come quello che sta attraversando il Paese, il protagonismo di questi soggetti collettivi che fanno sistema appare come un segnale positivo. Dal punto di vista dei contenuti, inoltre, indica una direzione di marcia da privilegiare che non è quella di un nuovo, massiccio consumo del territorio, ma quella della sua manutenzione e messa in sicurezza. Non è un caso che tra le 270 segnalazioni raccolte in tre mesi dal sito sbloccacantieri.it, attivato dall’Ance, la netta maggioranza delle situazioni ferme o incompiute riguardi la sicurezza degli edifici scolastici e la gestione delle acque. Nella stessa linea si colloca anche la priorità della “riqualificazione urbana”, sottolineata con forza dall’Anci in occasione della presentazione del documento elaborato con l’Ance. “Oggi anche i costruttori hanno capiscono quanto sia importante”, ha detto esplicitamente Occhiuto nel suo intervento.

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