Xylella in Puglia: un dispositivo rileva rapidamente la malattia

Una rivista specializzata ("Scientific Reports" del gruppo "Nature") ha pubblicato in questi giorni i risultati di un lavoro di un gruppo di ricerca congiunto tra Università del Salento e CNR Nanotec di Lecce. Si tratta di un dispositivo diagnostico prototipale basato su micro sensori capaci di rilevare da piante di olivo di Xylella fastidiosa, il batterio che vive e si riproduce all'interno dei vasi xilematici degli ulivi e non solo. Il dispositivo sarebbe in grado di individuare la presenza del patogeno che colpisce gli alberi del territorio salentino e pugliese, con tempi rapidi di analisi. L’invenzione potrebbe rappresentare un primo importante passo in avanti verso la diagnostica in-situ, uno strumento prezioso per le analisi sul campo

Si acutizza lo scontro istituzionale sull’attuazione del Decreto Martina, ormai legge dello Stato, in materia di Xylella, il batterio che sta sterminando gli uliveti pugliesi e sta trasformando, compromettendole, le peculiarità ambientali e produttive del territorio. La Regione Puglia è scesa in campo contro i sindaci che hanno emanato ordinanze che vietano l’utilizzo dei pesticidi imposti dal citato decreto e ha promesso di valutare forme di contrasto alle iniziative dei primi cittadini di Nardò e Gallipoli, che a tempo di record si sono ufficialmente messi di traverso rispetto al provvedimento di legge. “Chi non ottempera – ha spiegato nei giorni scorsi l’assessore regionale all’agricoltura, Leonardo Di Gioia – incappa nelle sanzioni. Questo deve essere chiaro: l’Osservatorio fitosanitario regionale deve declinare le prescrizioni per il territorio colpito dalla batteriosi della Xylella affinché si proceda con i due trattamenti fitosanitari obbligatori”. “Con le parti interessate – ha concluso Di Gioia – abbiamo stabilito che

non si può derogare alle prescrizioni scientifiche

contenute all’interno del provvedimento nazionale e che esiste una validazione fatta dal Ministero della Sanità su una serie di prodotti cui faremo riferimento affinché si possano utilizzare nell’ottemperare alle prescrizioni dei due trattamenti obbligatori”.

Ma non sono bastate le “minacce” dell’assessore a placare gli animi. In provincia di Lecce, altri sindaci “disobbedienti” (quelli di Martano, Sternatia, Zollino, Soleto, Galatina e altri ancora, si stanno allineando e si dichiarano sulla stessa lunghezza d’onda dei colleghi Mellone (Nardò) e Minerva (Gallipoli). Il cortocircuito è evidente anche se su un altro fronte, la Regione continua la sua “storica battaglia” con l’Unione europea.

È di questi giorni, infatti, l’annuncio del governatore Michele Emiliano che ha “bussato” all’Europa. “Abbiamo ricordato – ha detto Emiliano parlando qualche giorno fa con i giornalisti al termine di un incontro con i tecnici del Comitato fitosanitario dell’Unione europea, in Puglia per monitorare lo stato di avanzamento del batterio killer – che

la Regione Puglia è danneggiata dalla Xylella, perché l’Unione europea non ha ben controllato alcune specie di piante che venivano dal Sud America e queste piante sono arrivate nei nostri vivai.

Quindi abbiamo titolo per chiedere un risarcimento”.

Ora, mentre si combatte contro il tempo, sia a livello istituzionale che scientifico, per individuare cure e rimedi, una buona notizia giunge proprio da Lecce e riguarda la fase diagnostica della Xylella e dei suoi vettori. Una rivista specializzata (“Scientific Reports” del gruppo “Nature”) ha pubblicato in questi giorni i risultati di un lavoro di un gruppo di ricerca congiunto tra Università del Salento e CNR Nanotec di Lecce. Si tratta di

un dispositivo diagnostico prototipale basato su micro sensori capaci di rilevare da piante di olivo di Xylella fastidiosa, il batterio che vive e si riproduce all’interno dei vasi xilematici degli ulivi e non solo.

Il dispositivo sarebbe in grado di individuare la presenza del patogeno che colpisce gli alberi del territorio salentino e pugliese, con tempi rapidi di analisi. L’invenzione potrebbe rappresentare un primo importante passo in avanti verso la diagnostica in-situ, uno strumento prezioso per le analisi sul campo.

“I due metodi tradizionali – ha spiegato Serena Chiriaco, ricercatrice del CNR Nanotec di Lecce e coautrice della pubblicazione insieme con Andrea Luvisi, ricercatore dell’Università del Salento – sono stati confrontati con il nuovo test elaborato su biochip elettrochimici, ottenendo risultati sovrapponibili a quelli dei test tradizionali, ma con vantaggi significativi in termini di costi e di tempo impiegato per l’analisi”. “Lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche – ha aggiunto Luvisi – rappresenta un’utile risorsa per le azioni di monitoraggio, attività imprescindibile per il contenimento dell’epidemia”.

Se – come si spera – il prototipo verrà messo in produzione diverrà un imprescindibile contributo made in Salento, suo malgrado terra di ulivi e di Xylella, utile per attuare uno screening su larga scala.

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