Galantino a “Mezz’ora in più” su Raitre: “La Chiesa non ha mai fatto muro contro muro con nessuno”

Pubblichiamo la trascrizione integrale dell’intervista a mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ospite ieri della trasmissione di Raitre “Mezz’ora in più”, condotta da Lucia Annunziata: "La Chiesa ha il dovere, e per certi versi anche il diritto, di evitare facili dichiarazioni di sovrapposizione di programmi. In quella circostanza sembrava che si volesse andare verso questo tipo di nuovo collateralismo. Cosa che non è assolutamente vera, non è prevista, non esistono le condizioni"

Pubblichiamo la trascrizione integrale dell’intervista a mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ospite ieri della trasmissione di Raitre “Mezz’ora in più”, condotta da Lucia Annunziata.

La situazione politica è molto importante anche per la Chiesa, in questo momento. Sappiamo due cose. La Chiesa non ha mai fatto muro contro le forze politiche che entravano in scena, prima, durante e dopo le elezioni. In particolare, il rapporto tra la Chiesa e i 5 Stelle è cresciuto. Ricordiamo l’anno scorso l’intervista a Grillo su Avvenire. I 5 Stelle hanno dato sempre grandi riconoscimenti al Papa per l’attenzione ai poveri e agli svantaggiati. Dopo le elezioni è cominciato il rapporto con la Lega. Che giudizio si è fatto della politica italiana negli ultimi 83 giorni?
Anzitutto, mi permetto di fare una descrizione non proprio così irenica, come quella che lei ha fatto, di questi dialoghi continui, di queste accoglienze reciproche. È vero che c’è stata un’intervista a Grillo pubblicata su Avvenire, ma è vero che il giorno dopo c’è stata un’intervista al segretario generale della Cei che ero io, che ha messo paletti molto chiari. È bello che la Chiesa non ha mai fatto muro contro muro con nessuno, perché non siamo chiamati a metterci in competizioni politiche. Non dobbiamo fare questo lavoro. Però, è anche vero che la Chiesa ha il dovere, e per certi versi anche il diritto, di evitare facili dichiarazioni di sovrapposizione di programmi. In quella circostanza sembrava che si volesse andare verso questo tipo di nuovo collateralismo. Cosa che non è assolutamente vera, non è prevista, non esistono le condizioni.

Questo non è proprio il Papa da collateralismo…
Spero non siano neppure i cristiani da collateralismi. Questo non per prendere le distanze, mettersi sull’Aventino o andare da qualche altra parte. Ma perché penso che, in queste circostanze, in cui c’è questa difficoltà di orientamento e confusione, la Chiesa non aiuta schierandosi, creando muri, mettendosi a braccetto con qualcuno. La Chiesa, in questo momento, secondo me, per la caratteristica che ha di essere diffusa sul territorio, di essere al contatto con le cose belle e con le grandi attese della gente è quella che non dà giudizi e valutazioni ma mette a disposizione di chi è chiamato a governare, quest’attenzione e questa sensibilità.

Mons. Nunzio Galantino, non il segretario generale della Cei, quando la sera si ritira nella sua stanzetta e vede la televisione, cosa pensa della politica italiana? Che idea si è fatto in questi 83 confusissimi giorni?
Come tutti quanti gli italiani ho fatto fatica a distinguere il dialetto pre-elettorale, che ci sta tutto, dalla grammatica semplice ma impegnativa della Carta costituzionale italiana. Ho visto troppe volte confondere l’una con l’altra, attribuirsi prerogative che la Carta costituzionale non prevede, non descrive. Io posso anche non essere d’accordo con questa realtà, ma la Costituzione prevede anche i canali attraverso cui io posso dire ‘tu non mi basti, voglio cambiare’. La fatica che ho fatto io, Nunzio Galantino, in questo momento è stata quella di essere attento a capire fin dove si possono dire certe frasi e dare certi diktat e fino a che punto invece bisogna dare il buon esempio se si vuole governare l’Italia.

Mi dia un esempio di un diktat che è stato fuori dalle righe istituzionali?
Io penso che non sia stato un solo elemento, per cui uno potrebbe dire l’imposizione di un ministro o l’avere annunziato un dato provvedimento. Ad esempio, su quello del professor Savona, ci si mette d’accordo e si risolve il problema. Quello che a me preoccupa è il clima. Quando si perde la voglia e il desiderio di confrontarsi ragionevolmente e realisticamente su quello che oggi è necessario in questo tipo di Europa, che bisogna far diventare un’altra Europa, purtroppo noi rischiamo di mettere l’Italia in una situazione difficile da riprendere.

Lei teme che possa essere un disastro, teme l’arrivo al governo di forze sovraniste che vogliono una contestazione radicale dell’Europa al punto da voler mettere sul tavolo un “piano b” di uscita dall’Ue?
Io sono un ottimista tragico, l’espressione è di Mounier. Nel senso che temo solo le persone, e spero che non ce ne siano, che si rifiutano di ragionare, di confrontarsi con la realtà, quella della gente, delle nostre famiglie, dei giovani. È quella che interpella di più.

Voi, come Chiesa, avete fatto tante affermazioni a favore dell’accoglienza senza se e senza ma. Noi adesso ci troviamo di fronte alla possibilità che un leader politico come Salvini diventi ministro degli interni. E chiede una politica diversa rispetto all’immigrazione. Questo secondo lei procurerà dei problemi alla Chiesa e al Paese oppure no?
Voglio correggere questa idea. Nessuno ha mai parlato dell’accoglienza senza se e senza ma. Io più volte ho detto che la legalità è il primo passo verso una politica intelligente della mobilità umana. Alla Chiesa non spetta decidere chi deve entrare, chi deve uscire. A quali condizioni si entra e a quali condizioni si esce. Questo è un compito della politica e ha tutto il diritto di farlo. Il compito della Chiesa è un altro. Quando mi ritrovo dietro la porta di casa mia o della mia chiesa uno che bussa alla mia porta perché ha necessità, io ho una sola regola che è quella dettata dal Vangelo: “Ero forestiero e mi avete accolto”. La politica ha le sue regole, i suoi tempi e i suoi motivi. Io per parlare a favore dell’immigrazione non ho mai messo in moto ragionamenti anche sacrosanti, che sono quelli dei vantaggi che l’economia riceve dagli immigranti. Io questo ragionamento non lo faccio, perché non è mio, non è della Chiesa. È di chi amministra, di chi governa.

Lei ha problemi ad avere un ministro degli Interni come Salvini, schierato per una politica dura sull’immigrazione?
Non hanno chiesto a me chi devono essere i ministri. Lo chiedono a Conte e al presidente della Repubblica. Il problema per me è un altro. Chiunque vada al governo, sia come premier e sia come ministri, di fronte alla realtà si renda conto che alcuni proclami vanno ridimensionati. La realtà anche sul tema dell’immigrazione aiuterà tutti. Ci aiuterà a guardare con attenzione a questo tema. Ci porterà a incrociare i nostri occhi con gli occhi delle persone, le nostre storie con le storie delle persone.

Nonostante tutte le incertezza, le tensioni e le esagerazioni, la Chiesa a 83 giorni dopo il voto conferma di non alzare muri e di non porre condizioni a queste nuove forze politiche che vanno al governo?
Assolutamente. Se la Chiesa lo facesse, secondo me, sbaglierebbe, perché il dialogo che noi invochiamo dagli altri tra di loro non possiamo poi negarlo noi nei confronti degli altri.

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