Festival di Cannes: bilancio della 71ª edizione. Dalla Palma d’oro al giapponese Kore-eda ai riconoscimenti a Rohrwacher e Garrone

Un Festival che conferma un forte protagonismo mediatico, avendo riunito la stampa mondiale per dieci giorni. Tanti i temi protagonisti nelle opere in Concorso e non, tra cui una chiara attenzione alla dimensione sociale così come alle periferie sofferenti dell’umano, soprattutto ai più indifesi

Calato il sipario sulla 71ª edizione del Festival di Cannes, è tempo di bilanci guardando ai premi consegnati e ai film pronti a uscire nelle sale italiane. Un Festival che conferma un forte protagonismo mediatico, avendo riunito la stampa mondiale per dieci giorni. Tanti i temi protagonisti nelle opere in Concorso e non, tra cui una chiara attenzione alla dimensione sociale così come alle periferie sofferenti dell’umano, soprattutto ai più indifesi. Il Sir traccia un bilancio della manifestazione cinematografica francese insieme alla Commissione nazionale valutazione film della Cei.

Palma d’oro a Kore-eda, una scelta di merito e compromesso

È il giapponese Hirokazu Kore-eda il trionfatore della Croisette, che ha vinto la Palma d’oro di Cannes 71 con il film “Une affaire de famille”. Il regista si è imposto all’attenzione del mondo occidentale ormai da molti anni, soprattutto in Francia, raccontando con linguaggio universale sentimenti e sfide etiche della famiglia nella società giapponese contemporanea. Dopo i convincenti “Father and Son” (2013), “Little Sister” (2015) e “Ritratto di famiglia con tempesta” (2017), ecco dunque “Une affaire de famille” che inquadra nuovamente i legami genitori-figli, allargando lo sguardo alle difficoltà dello sbarcare il lunario. Una Palma d’oro che viene letta come meritata per la carriera complessiva di Hirokazu Kore-eda, ma che suona forse come una scelta ragionata nella logica dell’equa distribuzione del Palmarès.

Un Palmarès equamente distribuito

Guardando infatti agli altri riconoscimenti, possiamo notare come i grandi autori amati dal Festival siano stati quasi tutti ricompensati. La Giuria internazionale presieduta dall’attrice hollywoodiana Cate Blanchett – e composta dai registi Denis Villeneuve, Robert Guédiguian, Ava DuVernay e Andreï Zviaguintsev, così come dagli attori Chang Chen, Kristen Stewart e Léa Seydoux, nonché dalla cantante Khadja Nin – ha chiesto anzitutto al Festival di poter omaggiare il decano del cinema francese Jean-Luc Godard in Concorso con “Le livre d’image”; al grande autore è stata tributata una “Palm d’or spécial”.
Sono stati poi ben accolti anche il regista americano Spike Lee e l’autore polacco Pawel Pawlikowski: il primo ha ottenuto il Gran Prix della Giuria con “BlacKkKlansman”, il secondo ha vinto il premio per la miglior regia con “Cold War”.
Il cinema al femminile è stato giustamente valorizzato, assegnando alla regista libanese Nadine Labaki il Premio della Giuria per il suo “Cafarnao” (“Capharnaüm”) e all’italiana Alice Rohrwacher la miglior sceneggiatura con il suo “Lazzaro felice” – il premio in realtà è condiviso in ex aequo con l’iraniano Jafar Panahi, autore di “Trois Visages”. C’è da dire però che ancora una volta la Palma d’oro non è andata a una donna e rimane, a oggi, solo Jane Campion con il suo “Lezione di piano” (1993) la sola ad averla conquistata.
Da ultimo, migliori interpreti sono Samal Yeslyamova, protagonista del film kazako “Ayka” di Sergei Dvortsevoy, e l’italiano Marcello Fonte, interprete di “Dogman” firmato Matteo Garrone, che emozionato ha dichiarato: “Mi sento a casa, mi sento a mio agio qui. La mia famiglia è il cinema. Anche un solo granello di sabbia di Cannes è importante. Ringrazio tutti, Rai Cinema, Cannes, Matteo”.

L’Italia protagonista del Palmarès

Non è sfuggito come nel Palmarès del 71ª Festival di Cannes l’Italia sia l’unico Paese ad aver ricevuto due riconoscimenti. Una soddisfazione per il nostro cinema, data anche l’assenza in Concorso negli ultimi due anni. I due autori premiati, Alice Rohrwacher e Matteo Garrone, partivano anzitutto da una condizione favorevole in termini di riconoscibilità internazionale, entrambi vincitori a Cannes del Grand Prix Speciale della Giuria – Garrone con “Gomorra” (2008) e “Reality” (2012), la Rohrwacher con “Le meraviglie” (2014) –, inoltre le loro opere si sono dimostrate innovative e poetiche insieme. Ora la parola passa agli spettatori nei cinema italiani: “Dogman” è nelle sale dalla scorsa settimana, mentre “Lazzaro felice” uscirà a fine maggio. Da registrare poi, nella cerimonia di premiazione degli interventi sul palco, nella consegna dei riconoscimenti, sia di Roberto Benigni, lontano da Cannes dai tempi de “La vita è bella” nel 1998, sia delle interpreti Chiara Mastroianni ed Asia Argento.

Il verdetto della Giuria ecumenica

Come di consueto, è stato assegnato al Festival di Cannes il premio della Giuria Ecumenica, composta dai delegati delle Organizzazioni internazionali per le comunicazioni Signis, cattolica, e Interfilm, protestante. Giudicando la sezione Concorso, la giuria ha attribuito il premio a “Cafarnao” di Nadine Labaki, un’opera dedicata ai bambini senza speranza, dimenticati o violati; mentre a Spike Lee e al suo “BlacKkKlansman” è andata la menzione speciale.

L’eredità di Cannes 71

L’appuntamento a Cannes rimane sempre centrale il cinema, dal punto di vista artistico, mediatico nonché per l’industria e il mercato dell’audiovisivo con il Marché du film. Guardando in particolare agli autori in Concorso, si può riconoscere lo sforzo di una selezione coraggiosa e di forte attualità, con attenzione alla cronaca e ai conflitti internazionali. Da ricordare ad esempio “En guerre” di Stéphane Brizé con il sempre bravo Vincent Lindon, racconto del mondo del lavoro che va perdendo sicurezze e diritti, e gli sguardi sulle periferie abbandonate con i bambini dispersi di Nadine Labaki in “Cafarnao” oppure con l’umanità disgraziata mostrata in “Dogman” di Matteo Garrone: uomini senza domani, che arrancano senza guardare il cielo in cerca di un appiglio.

(*) Commissione nazionale valutazione film Cei

Altri articoli in Italia

Italia