In sala le avventure giovanili di Han Solo. Spin-off firmato Ron Howard e targato Disney che punta dritto alla testa del botteghino

Al centro del racconto troviamo sempre il duello, la polarizzazione bene-male, dinanzi alla quale il personaggio di Han, così come tutti gli altri, è chiamato a prendere posizione. La figura di Han Solo è resa in maniera sfaccettata e contraddittoria: è impulsivo, spaccone, non sempre incline alla scelta migliore; spesso cerca di sottrarsi a responsabilità o di percorrere la via più breve con furbizia o illegalità

Una delle proiezioni speciali più attese al 71° Festival di Cannes, insieme al film con papa Francesco firmato Wim Wenders, “Pope Francis. A Man of His Word”, è stata senza dubbio quella di “Solo. A Star Wars Story”, episodio dedicato alla giovinezza di Han Solo, mitico personaggio della saga “Star Wars”, pronto a sbarcare nelle sale italiane dal 23 maggio. Il film è diretto da Ron Howard, il Richie Cunningham della serie “Happy Days”, divenuto importante regista hollywoodiano, di cui si ricordano “Apollo 13”, “A Beautiful Mind” e “Frost/Nixon”. La sua nuova sfida, “Solo”, progetto in cui è entrato in corsa per condurre in porto il film – dopo il passo indietro di Phil Lord e Christopher Miller –, è un’operazione targata Disney, che è ormai da diversi anni alla guida di tutto l’universo “Star Wars”. Il Sir, insieme alla Commissione nazionale valutazione film della Cei, ha visto in anteprima il film.

Alle origini di Han Solo. La storia, firmata da Lawrence e Jon Kasdan, approfondisce il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di Han Solo, dai 18 ai 24 anni, avventuriero spaziale che nei capitoli centrali di “Star Wars” – episodi IV, V e VI, ovvero “Guerre stellari”, “L’Impero colpisce ancora” e “Il ritorno dello Jedi”– si aggira tra le galassie a bordo della nave Millennium Falcon, finendo per sposare riluttante la lotta dei ribelli accanto alla principessa Leia e suo fratello Jedi Luke Skywalker. In “Solo” di Leia e Luke ovviamente non c’è traccia, ma conosciamo Han (Alden Ehrenreich) all’età di 18 anni, invaghito della giovane Qi’ra (Emilia Clark, la star di “Game of Thrones”), una storia d’amore forzatamente interrotta. Qualche anno dopo Han ritrova la giovane, in una situazione più complicata; accanto a tutto questo, c’è un susseguirsi di inseguimenti, avventure spaziali incalzanti e conflitti rocamboleschi.
Al centro del racconto troviamo sempre il duello, la polarizzazione bene-male, dinanzi alla quale il personaggio di Han, così come tutti gli altri, è chiamato a prendere posizione. La figura di Han Solo è resa in maniera sfaccettata e contraddittoria: è impulsivo, spaccone, non sempre incline alla scelta migliore; spesso cerca di sottrarsi a responsabilità o di percorrere la via più breve con furbizia o illegalità. Nel complesso, la sua azione nel film è tutta orientata a riconquistare la bella Qi’ra, a costo di superare ogni ostacolo. Il lieto fine è tenuto alquanto in punta di penna, accostato ma non detto.

Un film che funziona senza troppi clamori. Fughiamo ogni dubbio: il film funziona, sorretto dalla mano salda del regista Ron Howard, ma non segna un risultato ottimale. È una narrazione dal consueto taglio adrenalinico e action, cercando di mantenere sempre in parallelo un approfondimento, attraverso i personaggi, del dilemma etico-morale, ovvero fare la scelta giusta.
Nella sceneggiatura trova posto in più momenti la guerra, con forte prepotenza e incalzante decisionismo. Una guerra ancora una volta proposta come inevitabile e non di meno affidata a un frenetico caleidoscopio di vittime, tra le quali va annoverato anche un robot che, colpito, muore, lasciando dolore e commozione nel suo “uomo di riferimento”’, Lando.
Nell’insieme, sono evidenti nella narrazione i segni di un’idea più volte rimaneggiata, che ha subito una revisione in corsa per approdare in sala. Nonostante qualche debolezza e lungaggine, il film riesce a stare in piedi bene, assicurando allo spettatore– appassionato o nuovo – uno spettacolo godibile e facilmente fruibile.

Tra sequel e spin-off, la Disney fa bottino con “Star Wars”. La Disney ha acquisito per circa 4miliardi di dollari la Lucasfilm nel 2012, con un piano di produzione ben preciso: rilanciare il fenomeno “Star Wars”, tra sequel e spin-off. Un’operazione che ha permesso alla casa di Topolino di espandere i propri orizzonti commerciali, affiancando all’universo narrativo e di merchandising dei supereroi Marvel, anche le avventure intergalattiche ideate da George Lucas.
Guardando infatti agli incassi della saga “Star Wars”, dopo la cura Disney si può dire che il bilancio sia ricco e di successo. Sono entrati già nella storia del cinema gli incassi al box office tanto dell’episodio VI “Star Wars: Il risveglio della Forza” (2015), firmato J.J. Abrams, che ha ottenuto oltre 2miliardi di dollari, quanto dell’episodio VIII, “Star Wars: Gli ultimi Jedi” diretto da Rian Johnson, che ha guadagnato “worldwide” oltre 1miliardo di dollari.
Il primo spin-off del nuovo corso, poi, “Rogue One. A Star Wars Story” (2016) firmato Gareth Edwards, ha fatto centro al botteghino con la cifra di 1miliardo di dollari. Si ipotizza che il nuovo capitolo “Solo. A Star War Story” possa fare anche meglio, trattando di un personaggio così caro al pubblico, Han Solo, cui ha prestato il volto in maniera indimenticabile Harrison Ford.
Tutto questo senza menzionare i tanti prodotti collaterali che prendono le mosse da ogni episodio di Star Wars, dai videogame ai libri, dal merchandising (ad esempio i Lego dedicati) alle operazioni di co-marketing sui veri prodotti. Basti pensare che al momento dell’acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney, nel 2012, l’indotto extra-cinematografico della saga era valutato di circa 20miliardi di dollari.

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