Aldo Moro, quarant’anni dopo. “Tempi nuovi si annunciano”

Il 9 maggio 1978 veniva ritrovato in via Caetani, a Roma, il corpo di Aldo Moro, rapito il 16 marzo precedente dalle Brigate Rosse, con l’uccisione dei cinque uomini della scorta, e tenuto prigioniero per 55 giorni. Moro, nato a Maglie nel 1916, formatosi nell’associazionismo cattolico, giurista, sposato con Eleonora Chiavarelli e padre di quattro figli, fu costituente, parlamentare, più volte ministro e presidente del Consiglio, segretario e presidente della Democrazia cristiana. Lo ricordiamo, a 40 anni di distanza, pubblicando il brano di un suo noto discorso – che ne mette in evidenza la lucidità nell’interpretare le trasformazioni sociali e culturali che interrogano la politica – pronunciato al Consiglio nazionale Dc del 22 novembre 1968

Tempi nuovi si annunciano ed avanzano in fretta come non mai. Il vorticoso succedersi delle rivendicazioni, la sensazione che storture, ingiustizie, zone d’ombra, condizioni d’insufficiente dignità e d’insufficiente potere non siano oltre tollerabili, l’ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze all’intera umanità, la visione del diritto degli altri, anche dei più lontani, da tutelare non meno del proprio, il fatto che i giovani, sentendosi ad un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e la mettano in crisi, sono tutti segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità. […] Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della storia. Di contro a sconcertanti e, forse, transitorie esperienze c’è quello che solo vale ed al quale bisogna inchinarsi, un modo nuovo di essere nella condizione umana. […]
Il nostro dovere è oggi dunque estremamente complesso e difficile; perché siamo davvero ad una svolta della storia e sappiamo che le cose sono irreversibilmente cambiate, non saranno ormai più le stesse. Vuol dire questo che siamo per essere travolti dagli avvenimenti? Vuol dire questo che non vi siano binari da apprestare, leggi giuste da offrire alla società italiana, istituzioni capaci di garantire il moto della storia, incanalandolo perché non approdi all’anarchia, alla dispersione, alla delusione? Certamente no.
Noi dobbiamo governare e cioè scegliere, graduare, garantire, ordinare, commisurare razione ai rischi che sono tuttora nella vita interna ed internazionale, ma sapendo che il mondo cambia per collocarsi ad un più alto livello. Certo noi opereremo nei dati reali della situazione, difendendo, contro il disordine, la libertà, l’ordine e la pace. Ma dovremo farlo, e questo è il fatto nuovo e difficile della nostra condizione, con l’animo di chi, consapevole delle strette politiche e delle ragioni del realismo e della prudenza, crede profondamente che una nuova umanità è in cammino, accetta questa prospettiva, la vuole intensamente, è proteso a rendere possibile ed accelerare un nuovo ordine nel mondo.

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