Educa 2018: sì alla tecnologia ma non togliere spazio alle relazioni

La pervasività della tecnologia è una delle caratteristiche della contemporaneità. In questa nostra epoca di grandi cambiamenti demografici, climatici, economici, politici e sociali siamo abituati a vedere le tecnologie come strumenti mediante cui interagiamo con il mondo e tra di noi. Fin dai primi anni di età. Se ne è discusso a Rovereto durante l’incontro “Famiglie digitali”, promosso nell’ambito di Educa, festival dell’educazione, che quest’anno ha dedicato il suo focus al tema “Algoritmi educativi”

Oltre il 30% dei bambini tra zero e 12 mesi usa lo smartphone che i genitori gli mettono a disposizione, dato che sale a quasi il 77% nei bambini tra 3 e 5 anni. Percentuali di poco inferiori riguardano l’uso dei tablet e di altri strumenti tecnologici. Dati che emergono da una indagine condotta dal Centro per la salute del bambino di Trieste, svolta insieme all’associazione culturale pediatri. La ricerca è stata presentata dalla ricercatrice Valeria Balbinot a Rovereto, durante i lavori della 9ª edizione di Educa, festival dell’educazione, che quest’anno ha dedicato il suo focus al tema “Algoritmi educativi”.
La maggior parte dei genitori intervistati ha dichiarato che preferisce far giocare i bambini anche con altro, ma in tanti pensano che sia un bene familiarizzare precocemente con questi strumenti perché temono che in futuro i propri figli non riescano ad essere abili come gli altri nel loro uso.

La tecnologia fa ormai parte della quotidianità. Certo è – come ha sottolineato la neuropsichiatra Silvia Gregory, che vi sono delle interferenze che la tecnologia impone alle relazioni: la tecnologia fa ormai parte della vita, ma quando fa perdere l’importanza del guardarsi reciprocamente e del dialogare fra genitori e figli, allontana invece di avvicinare. È il rischio di togliere a bambini tanto piccoli la capacità di esplorare la realtà, di scoprire il mondo attraverso la fantasia e in definitiva di esprimere se stessi essendo accompagnati nel percorso di crescita.

Oggi i bambini imparano prima ad usare le app che ad allacciarsi le scarpe. È stato messo in evidenza come oggi i bambini imparino prima ad usare le app che ad allacciarsi le scarpe. In sostanza

acquisire nuove abilità tecnologiche pone a rischio il fatto di perderne altre di uso quotidiano.

Un fatto questo che si registra non solo nei bambini in tenera età, ma che incontriamo, ad esempio, in giovani adolescenti, capaci di programmare e guidare piccoli robot, che però entrano in crisi di fronte ad un bollitore d’acqua per fare il the.

L’esempio dei genitori gioca un ruolo fondamentale. In questo campo a giocare un ruolo fondamentale sono i genitori: le regole e le abitudini di chi segue il bambino – è stato ricordato – creano le basi formative di quello che il bambino stesso diventerà.
Anche i social media giocano, in questo caso, un ruolo importante. Lo ha ricordato il giornalista Simone Cosimi, che ha parlato della presenza dei più piccoli sui social media: alcune statistiche americane hanno rivelato che

entro i 5 anni di vita i piccoli hanno fino a mille contenuti pubblicati che li riguardano.

In sostanza insieme agli adulti condividono il rischio di affidare a queste piattaforme contenuti e immagini personali, cedendo di fatto a delle società tutta la propria vita.

Come integrare tradizione e nuove tecnologie? Questioni attuali, quelle discusse a “Educa”, di fronte alle quali ci si chiede: come integrare la tradizione con le nuove tecnologie?
Tradizione e nuove tecnologie non sono in contrapposizione tra loro. Anzi, insieme, possono essere occasione per accrescere il bagaglio di conoscenze dei bambini, fin dalla prima infanzia. È necessario utilizzare giochi e applicazioni di qualità – è stato sottolineato nel corso del 9. Festival dell’educazione di Rovereto – ad esempio quelle che creano uno stimolo a leggere o a giocare in modo tradizionale, limitare i tempi di utilizzo e suscitare nei bambini curiosità verso altre attività, come ad esempio passeggiare o fare altre cose insieme a mamma e papà.

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