Giovani e lavoro a Torino: “We can!”

Il terzo appuntamento nazionale di formazione all’impegno sociale rivolto ai giovani, organizzato con la collaborazione di don Mimmo Roma, appassionato educatore sui temi della pastorale sociale, si è svolto dal 20 al 24 aprile. Ha visto la felice partecipazione di seminaristi, giovani del Progetto Policoro e altri giovani interessati

Il Sermig di Torino, l’arsenale della Pace che parla di volontariato, di gratuità e di servizio agli ultimi, si è rivelato il teatro ideale per l’iniziativa dell’Ufficio Cei di Pastorale sociale e del lavoro “Campi Aperti”. Il terzo appuntamento nazionale di formazione all’impegno sociale rivolto ai giovani, organizzato con la collaborazione di don Mimmo Roma, appassionato educatore sui temi della pastorale sociale, si è svolto dal 20 al 24 aprile. Ha visto la felice partecipazione di seminaristi, giovani del Progetto Policoro e altri giovani interessati. Al centro il tema del lavoro, in continuità con la recente Settimana Sociale di Cagliari.

“Innovare il lavoro a partire dalle buone pratiche” non è difficile in una città come Torino, così ricca di esperienze da conoscere e condividere.

Dal Sermig agli Artigianelli, dai Salesiani alla Piazza dei Mestieri: c’è solo l’imbarazzo della scelta! L’incontro con testimonianze, racconti e storie di vita ha aiutato tutti a stare sul pezzo. Creare lavoro si può! E’ possibile a partire dall’investimento in formazione, ma soprattutto dall’incontro con i volti delle persone.
Le giornate sono scandite dalla preghiera con la fraternità del Sermig e dagli interventi di ospiti qualificati. Tra gli altri, la riflessione teologica di don Pier Davide Guenzi, che ha aperto la mente su una rinnovata teologia del lavoro alla luce di Laudato si’. Il magistero di papa Francesco indirizza su due feconde strade: la prima vede nel lavoro la possibilità umana di prendersi cura del creato, mentre la seconda, più profetica, intende evitare che si finisca per scambiare le persone fuori dal lavoro come scarti della società. La creazione non è il racconto degli inizi, ma di qualcosa che inizia e che è destinato ad arrivare a compimento. Il culmine del lavoro di Dio è il sabato, giorno della contemplazione.
L’importanza del lavoro per la Chiesa e nella vita dell’uomo è stato evidenziato da padre Paulo Cesar Barajas Garcìa, al servizio del dicastero vaticano dello Sviluppo Umano Integrale e da Eleonora di Leo, giovane presidente nazionale della Gioc. Un concreto contributo è venuto anche dal dott. Angelo Colombini, della segreteria confederale Cisl, e dall’Ing. Roberto Moncalvo, presidente nazionale Coldiretti. La legalità non solo salvaguarda le persone che lavorano, ma è segno di sviluppo e garantisce un lavoro capace di tenere insieme legalità e giustizia.

La domanda è: ciò che è legale, è anche giusto?

Emblematico è il caso del riso importato in Italia dalla Birmania. Il commercio legale è però avvenuto in un contesto di land grabbing, con sfruttamento ed esclusione sociale dei Rohingya. Oltre tutto si tratta di riso prodotto grazie a un utilizzo elevato di pesticidi. Il consumo di quel riso, economicamente più conveniente, in realtà uccide quattro volte: sfrutta il lavoro, calpesta un popolo, danneggia la salute, inquina i terreni. E quante di queste situazioni si consumano nel mondo…
L’ultima tappa del percorso torinese ha riconsegnato a tutti il valore del lavoro come fondamento di comunità: l’intera società, a partire dalla famiglia, cresce con la qualità del lavoro che è per tutti. Mons. Marco Arnolfo, vescovo di Vercelli, ha sottolineato che attraverso la propria attività non solo l’uomo collabora con Dio Creatore, ma partecipa anche all’opera della redenzione di Gesù Cristo. Uniti in Lui l’uomo vive l’offerta della propria vita e del proprio impegno quotidiano. Su questa lunghezza d’onda l’intervento di don Bruno Bignami, vicedirettore dell’Ufficio Cei, ha segnalato come oggi si debba considerare il lavoro non solo come ciò che costruisce la comunità civile, ma anche la Chiesa stessa.

Il Progetto Policoro si situa nel solco dei progetti coraggiosi che, oltre a essere buone pratiche per la società, rinnovano il tessuto ecclesiale a partire dal lavoro.

La conclusione del Convegno è affidata a mons. Fabiano Longoni, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro. Ha proposto di abbandonare ogni paura di fronte alle novità in corso nel mondo sociale. Il nuovo è sfida che deve aprirsi ad alleanze feconde con tutti coloro che hanno a cuore il bene dell’umanità.
La città di Torino, con le sue buone pratiche, ha fatto il resto, a coronamento delle parole. Ha immerso giovani nella concretezza di una fantasia che diviene carità, impegno, accompagnamento e dedizione. C’è molto da imparare a fianco di chi prova tutti i giorni a rigenerare il lavoro nonostante le fatiche e i rischi sul campo. E’ possibile creare le condizioni per un lavoro degno? Nella città di don Bosco più di una realtà sa rispondere con coraggio: “Yes, we can!”.

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