La dichiarazione dei redditi: un termometro del rapporto fra i cittadini e il loro Stato

Con un maggior numero di precompilate disponibili, pagamenti elettronici e meno incombenze, cui si aggiunge l'aiuto pratico dei Caf, dei professionisti e dei sostituti di imposta, l'amministrazione pubblica prova a ridurre le distanze. E a lenire quel mal di pancia preventivo che pesa nell'opinione generale dei cittadini italiani sul loro Stato. I lavori sono in corso

Dichiarare e pagare le tasse è un buon momento – anche se non fra i più divertenti – per trovare un corretto rapporto con lo Stato, cioè la collettività di cui siamo parte. Lo stesso vale per gli enti locali. “Pagare le tasse è un atto dovuto per sentirsi cittadini” aveva detto Papa Francesco nell’ottobre scorso. Dieci anni prima, l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, pur sapendo di finire nel tritacarne delle polemiche e delle ironie, aveva definito le tasse “una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute”.

Per tante ragioni (uno Stato relativamente giovane e vissuto come “nemico”, la cultura dei pagamenti in contante, una percezione di impunità) l’evasione fiscale è altissima: comprendendo i grandi numeri delle imprese è stimata in circa 110 -130 miliardi di euro. Non disponibili per servizi e investimenti pubblici e per abbassare le stesse tasse. È l’economia “non osservabile” e al suo interno si trova di tutto, non necessariamente solo illegalità.

Si può leggere quindi qualcosa di più, quasi un termometro di fiducia reciproca, nella scadenza di preparazione e consegna delle dichiarazioni dei redditi conseguiti nel 2017. Nelle intenzioni, la macchina fiscale si propone più amica; il contribuente – che troppo spesso ha visto premiata dai condoni la guerriglia dei ricorsi da parte di concittadini – apparentemente più pronto a collaborare se sgravato dalle burocrazie.

Se ci si ferma al modello 730, che è il documento base per lavoratori dipendenti e pensionati, sono oltre 20 milioni i contribuenti interessati alla verifica, integrazione e consegna entro il termine massimo del 23 luglio compreso (9 luglio per chi lo presenta al proprio sostituto d’imposta, tipicamente il datore di lavoro). Altri 9,8 milioni sono chiamati alla dichiarazione come Redditi Persone Fisiche. Meglio consegnare presto e in caso di errore si può sfruttare la possibilità – unica – di annullare entro il 20 giugno e riproporre la dichiarazione corretta. Da poco sono disponibili i modelli precompilati personali (comunque da controllare, verificare, integrare) che sono un banco di prova per una relazione più matura fra amministrazione centrale e contribuente. Nei primi quattro giorni sono stati oltre un milione gli accessi, oltre il 60% rispetto allo scorso anno. Il precompilato – giunto al quarto anno – si completa di dati che giungono da fonti verificate. In teoria i giustificativi cartacei dovrebbero diminuire.

Direttamente, o indirettamente attraverso un Caf (centro di assistenza fiscale) o un professionista, il cittadino può ottenere il precompilato utilizzando il codice Pin per i servizi telematici, le credenziali dispositive dell’Inps o lo Spid del sistema pubblico dell’identità digitale. Se non ci sono modifiche sugli introiti e sulle spese documentate la partita si chiude facilmente e l’agenzia delle Entrate riconosce una via preferenziale. Non sono previste verifiche perché è ancora il documento base, le deduzioni e le integrazioni sono fornite da soggetti terzi riconosciuti. Vengono valutate le eventuali integrazioni.

Per chi invece preferisce o ha bisogno dell’aiuto esterno, per modifiche o per il semplice controllo, scatta (oltre a una collaborazione professionale utile per superare piccoli e grandi ostacoli) un parziale sgravio di responsabilità. Cade sull’intermediario, che ha seguito la pratica quei compiti di correttezza formale e sostanziale che precedono il visto di conformità, ogni eventuale sanzione. Sempre che il contribuente abbia fedelmente riportato la sua posizione. Gli errori hanno riguardato circa 100mila documenti su un totale di 17 milioni di dichiarazioni precompilate lavorate dagli intermediari nel 2015.

Con un maggior numero di precompilate disponibili, pagamenti elettronici e meno incombenze, cui si aggiunge l’aiuto pratico dei Caf, dei professionisti e dei sostituti di imposta, l’amministrazione pubblica prova a ridurre le distanze. E a lenire quel mal di pancia preventivo che pesa nell’opinione generale dei cittadini italiani sul loro Stato. I lavori sono in corso.

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