Cala il sipario su “Don Matteo 11” con quasi 7milioni di spettatori. Il sacerdote televisivo si conferma nel cuore degli italiani

Tanti sono indubbiamente i punti di forza della serie “Don Matteo 11”, come dimostrano gli ascolti eccellenti non solo dell’ultima puntata ma del complesso della stagione, con una media tra spettatori e share quasi granitica (circa il 27% di share, oscillando tra 25%-30%), segno di una forte fidelizzazione spettatoriale ma anche dell’arrivo di nuovi fruitori. Riuscire a dare smalto alla serie, dopo così tante stagioni, era complicato, per non dire difficile

Finale di stagione, l’undicesima, assolutamente vincente per “Don Matteo”: 6.777.000 telespettatori e 30,19% di share per la puntata del 19 aprile su Rai Uno. La fiction targata Lux Vide si conferma ancora una volta prodotto di punta nel palinsesto televisivo di Rai Uno, insieme all’altro gioiello da record “Il commissario Montalbano”. In quasi vent’anni di produzione e undici serie realizzate, “Don Matteo” sembra pronto a una nuova sfida, varare la dodicesima stagione. In attesa di conferme, lecco un bilancio sulle puntate appena concluse con una lettura critica del fenomeno.

“Don Matteo 11”, punti di forza e debolezza. Tanti sono indubbiamente i punti di forza della serie “Don Matteo 11”, come dimostrano gli ascolti eccellenti non solo dell’ultima puntata ma del complesso della stagione, con una media tra spettatori e share quasi granitica (circa il 27% di share, oscillando tra 25%-30%), segno di una forte fidelizzazione spettatoriale ma anche dell’arrivo di nuovi fruitori. Riuscire a dare smalto alla serie, dopo così tante stagioni, era complicato, per non dire difficile. Ma la squadra della Lux Vide con Rai Fiction è riuscita nell’impresa, convincendo anche un pubblico giovane e non solo adulto-anziano, target principale della narrazione.
Vediamo dunque quali le novità. Anzitutto il cambiamento di buona parte del cast. I punti fermi rimangono don Matteo (un sempre misurato e trascinante Terence Hill), i fedeli familiari della canonica come Pippo e Natalina (i bravi e briosi Francesco Scali e Nathalie Guettá), ma anche l’amico di scacchi e indagini Nino Cecchini (un irresistibile Nino Frassica), Maresciallo dei Carabinieri. Le novità riguardano i co-protagonisti più giovani, cui viene affidata la linea romance, educational e investigativa: parliamo del nuovo Capitano dei Carabinieri Anna Olivieri (Maria Chiara Giannetta) e il nuovo PM Marco Nardi (Maurizio Lastrico), così come i giovanissimi Sofia (Maria Sole Pollio) e Seba (Federico Russo), nonché il bambino Cosimo (Federico Ielapi). Un rinnovamento di volti e dinamiche narrative che poteva sembrare un azzardo nel meccanismo rassicurante della serie, fatto di elementi prevedibili. Un azzardo però riuscito, che ha impresso vitalità al racconto, permettendo anche di esplorare tematiche inedite.
Altro punto di forza rimane la coralità della serie, per gli attori ma anche per il registro stilistico-narrativo, che si gioca tra linea educational, gialla-investigativa, comica, ma anche sentimentale e spirituale. Il dosaggio è sempre attento e curato, permettendo a ogni tipo di spettatore di trovare il proprio specifico quanto a interesse, rimanendo comunque in un’offerta da generalista. È cambiata poi la sigla in “Don Matteo 11”, dopo un cambio di location – ma questo ormai da diverse stagioni –, passando da Gubbio a Spoleto. Tutti elementi che nel complesso dimostrano uno sforzo produttivo, stilistico narrativo importante. Rintracciare punti di debolezza non è facile. Eppure qualche crepa si nota: in particolare, forse una certa stanchezza narrativa si percepisce nel tenere viva l’attenzione lungo il corso dei 25 episodi. L’impianto generale della serie è molto buono e dinamico, ma il dosaggio di elementi lungo le tante (troppe?) puntate probabilmente toglie mordente e compattezza al racconto. Detto questo, rimane una serie di grande impatto, molto amata dal pubblico.

L’importanza dei temi: il filo rosso del perdono. Di “Don Matteo 11” piacciono i temi sociali, educativi e religiosi mostrati. La cronaca e i disagi sociali-familiari spesso fanno da spunto: la dispersione scolastica, l’abitare i media in maniera sbagliata o persino nociva, l’abbandono degli affetti, la fuga dalla genitorialità, dalle responsabilità, ecc. Pieghe problematiche trattate con massima attenzione e rispetto. Elemento centrale rimangono le sfide valoriali. Un filo rosso che interseca tutte le puntate del racconto è stato nello specifico il tema del perdono: è il perdono di una figlia rifiutata dalla propria madre; il perdono di un padre privato della propria figlia per un atto di viltà; il perdono di sé, del proprio passato, per schiudersi alla bellezza della vita, all’incontro con l’altro. Nell’ultimo episodio “Il bambino di Natale”, ad esempio, attraverso un narrazione che si carica di un respiro di favola sociale, troviamo il bellissimo ritratto del Maresciallo Cecchini che per amore di un bambino malato e indifeso, Cosimo, mette in dubbio il proprio convinto risentimento per chi gli ha portato via la figlia prematuramente, sforzandosi di tornare sui passi della riconciliazione e della misericordia. Di più, Cecchini si adopera per regalare al piccolo Cosimo la magia del Natale, un tempo non fatto solo di balocchi e atmosfere avvolgenti, bensì della grazia dell’amore familiare e della speranza per il domani. Un agire generoso e misericordioso che contagia la comunità tutta, ricordando che è possibile un Natale di speranza ogni giorno grazie all’incontro con il Vangelo.

Don Matteo, un pastore “con l’odore delle pecore”. Non possiamo non chiudere la nostra riflessione con lui, don Matteo, interpretato, vissuto letteralmente da Terence Hill, che stagione dopo stagione, anno dopo anno, aggiunge elementi di profondità ed evoluzione. Don Matteo è un volto familiare per gli spettatori televisivi, sembra il sacerdote ideale della parrocchia di quartiere, pronto all’ascolto, all’incontro, a intervenire nello smarrimento dinanzi a dubbi e dolori, ma anche a fornire gustosi momenti di ironia e spensieratezza. Don Matteo porta la sua talare logora, in stile francescano, pedalando come una furia sulla sua vecchia bicicletta, cercando velocità e libertà, ma anche di arrivare sempre dove c’è bisogno. Negli anni don Matteo ha saputo riposizionare la figura del sacerdote nell’immaginario televisivo, allontanandosi da stereotipi narrativi persino macchiettistici, per ricordarci il senso del pastore in mezzo alla comunità.
Don Matteo, usando l’oramai ben nota espressione di papa Francesco, è un pastore con l’odore delle pecore, un sacerdote di una Chiesa in uscita. Di più, il “miracolo televisivo”, lo fa quando porta la narrazione anche in chiesa, ricordando alla comunità dei telespettatori i momenti belli della liturgia e della vita del credente. Negli anni infatti ha parlato di battesimo, matrimonio, comunione, confessione, riconciliazione e vocazione; ancora, ha mostrato momenti di catechismo oppure di insegnamento della religione cattolica a scuola. Tutto questo senza enfasi o approccio didascalico, ma con desiderio di condivisione e partecipazione. Don Matteo è entrato nelle nostre case, diventato uno di noi, uno di famiglia.

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