Via Crucis a Norcia: mons. Boccardo “non siamo soli, ma la ricostruzione dipende anche dalla nostra buona volontà”

Il racconto della Via Crucis tra le "casette" e le imprese di Norcia. Tanta voglia di ripartire, di rinascere anche se le difficoltà sono tante e pesanti come le macerie. "Ma non c'è abisso da cui  non sia possibile percepire la misericordia di Dio. Non subire la Croce ma abbracciarla". Le parole dell'arcivescovo Boccardo: "non siamo soli"

foto SIR/Marco Calvarese

(Dall’inviato Sir a Norcia) “Vivere con serietà le proprie responsabilità personali a livello personale, familiare, sociale, nella comunità parrocchiale affinché il messaggio della Pasqua porti quei di frutti di riconciliazione, di perdono, di giustizia e di solidarietà che sentiamo necessari in questo momento particolare della ri-costruzione post-sisma che tarda a realizzarsi ma che può dipendere anche dalla nostra buona volontà e dal nostro impegno”. È l’esortazione che l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo ha rivolto ai fedeli che ieri sera hanno partecipato, a Norcia, alla Via Crucis promossa dal Vicariato dei Sibillini. Il rito si è svolto negli insediamenti “Sae” (soluzioni abitative provvisorie) della zona industriale della cittadina umbra dove vivono attualmente circa 240 famiglie terremotate.

Guidati dalla Croce i partecipanti, circa un centinaio, hanno ripercorso il Calvario di Cristo attraversando le “casette” e costeggiando i cancelli di tante imprese che con fatica provano a ripartire sul piano economico e occupazionale. Sulle facciate qualcuna porta ancora visibili i segni tragici della lunga scia di terremoti del 2016. Ma sembrano di più quelli che sono stati riparati e risistemati. La voglia di ripartire è tanta.

“Ripartire” è un verbo che si incontra spesso camminando per Norcia

dove sono sorti punti di delocalizzazione delle attività commerciali del centro storico fortemente danneggiate dal sisma. Messa in ginocchio dal terremoto Norcia e i suoi dintorni sono determinati a ripartire. Ma le difficoltà restano tante, pesanti come le macerie.

Portare la Croce. A scandire le stazioni le riflessioni del cardinale Carlo Maria Martini. Inevitabile, per i fedeli, unire la preghiera alla loro condizione di terremotati:

“sentiamo una gran voglia di fuggire, di darci per vinti…”

è stato letto nella prima stazione “Gesù nell’orto degli ulivi”, poi la richiesta di “un canto del gallo che ci faccia riflettere, perché se ti abbiamo tradito – come Pietro (IV stazione) – possiamo avere il perdono dei nostri peccati”. “Dacci di saperti lodare anche in queste situazioni, fa che sopportiamo con pazienza anche le sofferenze ingiuste, di considerare come perfetta letizia il nostro subire ogni sorta di prova” hanno pregato i fedeli alla VI Stazione, la flagellazione. “Fa’ che ciascuno di noi porti la sua croce con pazienza e con amore, in comunione con il tuo faticoso carico verso il Calvario” (VII, Gesù caricato della Croce), e ancora “Tu ci inviti a prendere la nostra Croce e a seguirti. Talvolta essa ci viene imposta come al Cireneo. Subiamo la croce piuttosto che abbracciarla” le parole dell’VIII stazione (Gesù aiutato dal Cireneo). E ancora, “non cancelli le altre cose e nemmeno le allontani da noi, piuttosto ci fai comprendere ciascuna di esse in modo nuovo” (IX stazione, Gesù incontra le donne di Gerusalemme). Il Calvario si avvicina sempre più (X stazione, Gesù è crocifisso) “Fa’ che siamo pronti a fare spazio agli altri e offrire loro quanto ci hai regalato con la tua Croce” e con esso anche la promessa del Regno di Dio (XI Gesù e il buon ladrone)

“Non c’è abisso da cui non sia possibile invocare Dio e percepire la sua misericordia”.

La croce come “soglia attraverso cui passano senza sosta i messaggi di amore di Cristo” (XIII Gesù muore sulla Croce). Resta l’attesa della Resurrezione, della rinascita, della ricostruzione.

“Non ci possiamo fermare alla Croce e neppure alla tomba. Cristo conduce alla Pasqua”.

“Non siamo soli”. “Ogni tappa – ha detto mons. Boccardo prima della benedizione finale – ci ha dipinto un gruppo di persone, o qualche personaggio che entrava in relazione con Gesù che saliva al Calvario. Non ci è difficile riconoscerci in qualcuno di questi personaggi o nella folla che lo seguiva. Chiediamo che la grazia del Signore compia i nostri propositi e i nostri desideri. In questa sofferenza non siamo soli, Cristo ci accompagna. La sua benedizione conforti e consoli che ancora porta le ferite di questo terremoto.

La ricostruzione, che tarda, passa anche per la nostra buona volontà.

E chiediamo, infine, che tutto il bene che abbiamo ricevuto, la solidarietà di tante persone, nell’arco di questi mesi, possa portare frutto anche fra di noi e possa insegnarci a farci carico del bene gli uni degli altri.

Lasciamoci avvolgere dalla tenerezza, dalla misericordia e dal perdono di Dio. Così sarà una Buona Pasqua!”.

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